Eugenia Tognotti, La Stampa 11/8/2007, 11 agosto 2007
Anche i baby boomers invecchiano. E la malefica presbiopia, ovvero la ben nota difficoltà nel mettere a fuoco oggetti e testi vicini, tipica delle persone che hanno superato i quarant’anni, non risparmia di certo le generazioni dei nati tra il 1946 e il 1960
Anche i baby boomers invecchiano. E la malefica presbiopia, ovvero la ben nota difficoltà nel mettere a fuoco oggetti e testi vicini, tipica delle persone che hanno superato i quarant’anni, non risparmia di certo le generazioni dei nati tra il 1946 e il 1960. Uomini e donne - senza preferenze per l’uno e l’altro sesso, per una volta - sperimentano, con sgomento, l’affronto quotidiano di un mondo sempre più sfocato, dove è difficile leggere i cartelli stradali, gli elenchi telefonici, i cellulari, concepiti per ventenni beatamente normovedenti; e, ancora, le istruzioni dei medicinali, le indispensabili indicazioni di lavaggio dei vestiti, le informazioni sui contenuti nutrizionali degli alimenti , i menu di ristoranti, appena rischiarati, per lo più, da romantiche candele, la cui fioca e incerta luce è desolatamente inadeguata alla necessità di leggere. Cosa che costringe i commensali ad imbarazzanti manovre, alla ricerca di occhiali adatti o di fonti di luce adeguate. Il problema assai sentito, negli Usa - ma non solo, naturalmente - è finito questi giorni sui grandi giornali ed è ora dibattuto da esperti, organizzazioni dei consumatori, associazioni varie. Una cosa è certa. Contrariamente ai loro rassegnati genitori e nonni, la generazione che ha vissuto l’esperienza della guerra del Vietnam, le grandi lotte per i diritti civili, il movimento hippie, la rivoluzione sessuale e quella femminista, non è minimamente disposta a darla vinta a quell’ineluttabile segno dell’età che avanza , la presbiopia, che già nel nome - derivante dal greco présbys, vecchio - annuncia, indisponente, un acciacco dell’età, la perdita progressiva di elasticità del cristallino. L’attacco è già partito e chiama in causa - con l’ausilio di associazioni di consumatori con difetti di vista- le aziende produttrici di cellulari Motorola, LG, Sanyo e Sprint, Samsung. Anche se questa rappresenta una lodevole eccezione perché - dicono i critici- ha sul mercato parecchi modelli con una serie completa di caratteri variabili e un ampio ventaglio di colori tra cui scegliere. Ma, intanto, la tecnologia del futuro si sta attrezzando, anche nella realistica considerazione del crescente peso specifico delle classi d’età difetto visivi: presbiopia, miopia, astigmatismo e ipermetropia. Così Microsoft ha cominciato a fornire agli utenti l’utile opzione di ingrandimento dei caratteri. E un programma di ingrandimento nel sistema operativo del Vista - la nuova versione del popolare browser Web - permette all’utente di scegliere i livelli di ingrandimento da due a ben sedici volte il formato originale. Da parte sua, senza aspettare la rivoluzione tecnologica, la catena di ristoranti italiani Romano’s Macaroni Grill, fornisce menu stampati a caratteri grandi a prova di invecchiamento di visione. E, per chi ne fa richiesta, anche i vecchi, classici occhiali che correggono quel difetto, il primo ad essere individuato nel lontanissimo Medioevo e a dare una spinta alla messa a punto delle lenti convesse, le prime della storia. Ma a fronte di questi esempi virtuosi, troppi caratteri 4.5 continuano ad imperversare e - sostengono alcuni esperti in un articolo sull’«International Herald Tribune», non è pensabile aspettarsi un cambiamento dall’oggi al domani. Ma la battaglia è partita. Ai presbiti di tutto il mondo non resta che unirsi. Dopo tutto c’è da guadagnare un mondo più «chiaro».