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 2007  agosto 11 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 13 AGOSTO 2007

Il 3 agosto Valentino Rossi ha ricevuto una contestazione fiscale con la quale gli viene chiesto il pagamento di 112 milioni di euro: 43,7 per le tasse non pagate nel periodo 2000-2004 più sanzioni e interessi. [1] Paolo Ianieri: «Una denuncia che farebbe di Valentino Rossi il più grande evasore di sempre del nostro Paese». [2] Maurizio Crosetti: «Valentino Rossi evasore fiscale è come Batman con la pancetta e la forfora». [3] Secondo l’ufficio di Pesaro dell’Agenzia delle Entrate in questi anni il campione marchigiano avrebbe sì presentato le dichiarazioni tributarie in Gran Bretagna, ma per cifre irrisorie, attestando di essere residente ma non cittadino. Giorgio Specchia: «Una situazione che gli ha permesso di usufruire del regime dei ”resident but not domicilied” che consente al contribuente di dichiarare solo i redditi prodotti in Gran Bretagna» (evitando così di pagare le tasse sui milioni incassati per ingaggi, sponsorizzazioni ecc.). [4]

L’accusa comincia con un’inchiesta condotta tra il 1999 e il 2000 dalla guardia di finanza. Marco Mensurati: «Dopo un blitz all’Aprilia - al tempo scuderia del campione - i finanzieri riscontrarono alcune anomalie di bilancio relative alla posizione di Rossi che non risultava avere alcun contratto con l’Aprilia ma essere invece dipendente (con uno stipendio ridicolo) di una società Svizzera la quale lo amministrava in tutto e per tutto. La scoperta portò all’iscrizione del campione nel registro degli indagati, con l’accusa di frode fiscale. Ma l’indagine non entrò mai nel vivo, e dopo un po’ venne archiviata. Le carte dell’indagine, però, vennero mandate all’Agenzia delle entrate perché valutasse l’opportunità di eventuali provvedimenti amministrativi. Nel frattempo Rossi aveva sciolto i suoi legami con la società svizzera e ne aveva stretti con varie altre società, con sede principalmente a Londra e a Dublino o in altre nazioni con regimi fiscali vantaggiosi». [5]

In tre anni di pedinamenti, l’Agenzia delle Entrate di Pesaro avrebbe scoperto che Rossi passava più tempo in Italia che in Inghilterra. Una prova? Pagava l’Ici come se quella italiana fosse la ”prima casa”. Un’altra? Avrebbe accettato di far da testimonial di Telecom chiedendo oltre ai soliti milioni la banda larga per tutta Tavullia. Maurizio Bruscolini: «In pratica, non aveva scelto la capitale inglese per diventare cittadino del mondo, ma per pagare meno tasse». [6] In Gran Bretagna, Rossi avrebbe dichiarato nel 2001 un reddito pari a 825mila sterline. Vladimiro Polchi: «Nell’anno fiscale 2002, un reddito di un milione e 22mila sterline, con profitti imponibili per 837mila sterline e nel 2003, un reddito da lavoro dipendente per la società di diritto inglese Footy Limited per 650mila sterline. E in Italia? Solo redditi da fabbricati per importi irrisori» (500 euro). [7]

In Italia Rossi avrebbe presentato fino al 2002 condono fiscale automatico (100 euro). Polchi: «Ma i compensi contestati non rientrerebbero nel condono: in quanto prodotti all’estero, dovevano essere condonati versando una somma più alta e dopo aver usufruito dello scudo fiscale per il rientro dei capitali». Tra i compensi contestati dal Fisco nel 2000 (oltre 6 milioni di euro), il cachet più alto arriverebbe dalla sponsorizzazione della Birra Peroni (un milione 587mila euro). Nel 2001 compensi per 7 milioni e 262mila euro (oltre 2 milioni dalla Peroni). Nel 2002 12,7 milioni di euro (5,95 milioni dalla Honda). Nel 2003 12 milioni (6 dalla Honda). Nel 2004 20 milioni e 800mila euro (la metà dalla Yamaha). [7]

Che fine hanno fatto questi soldi? Gianluca Paolucci: «Si perdono in giro per il mondo. Prima Londra o Dublino, poi Panama e Nassau, Bahamas. Nella rete di società che incassano, primeggia la Valentino Rossi limited, società alla quale ha pagato ad esempio Telecom Italia, 2,8 milioni nel 2004. Ha sede a Dublino, ma i suoi azionisti stanno a Nassau. Sono la Aderlea ventures e la Quartis enterprises. Singolarmente ma non troppo, la Aderlea figura anche tra gli azionisti della Footy, quella che a Vale paga lo stipendio. A Londra c’è invece la Hickside, che solo nel 2004 ha riscosso per conto di Rossi una parte dei compensi versati da Dainese e Agv, sponsor per tute e caschi. La Hickside non lavora solo per Rossi, ma su alcuni contratti, una fetta consistente degli utili finisce all’11° piano del Vallarino building, a Panama». [8]

Rossi (sette titoli mondiali) è uno dei più grandi motociclisti di tutti i tempi. Ianieri: «Dalla 125, dove ha esordito con l’Aprilia nel 1996, passando per la classe 250, sempre con la Casa di Noale, fino all’approdo in 500 con la Honda nel 2000 e poi alla MotoGP prima con la Casa di Tokio e quindi con la Yamaha, Valentino ha sempre vinto. Anzi, dominato. Le cifre, del resto, non mentono: 87 vittorie, 133 podi, 49 pole position e 71 giri veloci. Per anni nessuno è sembrato in grado di contrastare il suo strapotere, micidiale in pista ma anche fuori, capace di ”ammazzare” psicologicamente i rivali di turno con la sua forza mentale. Un dominio che ha iniziato a incrinarsi lo scorso anno: un paio di cadute, rotture tecniche, qualche gara sfortunata, e il Mondiale 2006 che all’ultima gara è andato a Nicky Hayden». [2]

Per Rossi questo è il momento più difficile di tutta la carriera. Ianieri: «Al Mondiale sfuggito all’ultima gara la scorsa stagione, sta facendo seguito quello di quest’anno, sempre più incanalato in direzione di Casey Stoner e della Ducati. Quindi la crisi sentimentale con la fidanzata Arianna Matteuzzi, scoppiata all’improvviso al Mugello dopo la scoperta di alcuni sms scambiati con l’ex velina Elisabetta Canalis». [2] Crosetti: «Beccato dai paparazzi come un Bobo Vieri qualunque». [3] Giulia Zonca: «Non lo infastidisce il fatto che lo avvistino insieme all’ex velina in Sardegna, quando invece è a chilometri di distanza, ma che chiunque sia pronto a ritenere la ragazza una possibile distrazione. Come sarebbe? Rossi è uno dei latin lover più quotati, uno sciupafemmine allenato e ora si farebbe stravolgere da una bruna della televisione?». [9]

«Quando si tratta di fare a pezzi un mito gli argini cedono in fretta» (Elio Pirari). Un ex tifoso su un blog: «L’Aprilia 250 m’è costata 51 euro in più tra bollo e assicurazione e questo stronzo tarocca lo stipendio ed evade milioni». Un altro: «Faccio un lavoro di merda, se evado una lira mi fanno un mazzo così. Rossi? In miniera!». [10] Giampiero Mughini: «Se è vero che ha dichiarato 500 euro al fisco, per me è come se fosse uscito dall’umanità...». [11] Vittorio Feltri: «Mi stupisco che davanti agli indizi fin qui emersi e divulgati sia ancora a piede libero». [12] Gian Paolo Ormezzano: « un furbetto tipico, ha persino avuto in regalo una laurea furbetta come tante honoris causa». [13]

Siamo tutti berlinesi, disse Kennedy di fronte al Muro. Ormezzano: «Nello sport dello show business siamo tutti di Montecarlo, del Liechtenstein, del Lussemburgo». [13] «Tutti sanno che per sette mesi all’anno giro il mondo per lavoro», s’è difeso Rossi: «Mi stupisco non poco di quale leggerezza venga utilizzata per affrontare argomenti così diversi fra loro. Ieri fantasma nudo che passeggia con la Canalis, oggi destinatario di accertamenti megagalattici, domani forse astronauta su Marte». [4] Un artigiano di Tavullia: «Scrivono che Valentino è stato visto nudo vicino ad Alghero con l’Elisabetta Canalis. Stanno facendo questo, stanno facendo quello. Ogni giorno una notizia. E invece Vale, proprio in questa settimana, è stato qui a Tavullia, l’abbiamo visto tutti, salutato e abbracciato. Come poteva essere ad Alghero? Vedrete, anche questa storia si sgonfierà». [14]

Anche nei blog non mancano le voci in difesa di Rossi (e contro «Comunisti e Ducatisti di merda»). Un Juda: «Io prima di regalare il 50% allo stato italiano me ne invento una di ogni colore». [10] Il tributarista Victor Uckmar: «Le tasse vanno pagate, ma se esiste una norma che consente di pagarne di meno perché non usufruirne? Nel nostro Paese c’è un’evidente ingiustizia tra la tassazione applicata ai redditi da capitale, pari al 12,5 per cento, e il carico fiscale a cui è soggetto uno come Rossi, che presumo pari al 50/52 per cento, rischiando peraltro pure la vita». [15] Oscar Giannino: «Valentino Rossi nella lotta contro il Fisco italiano sta dando a tutti non il cattivo esempio, ma al contrario ci indica una via luminosa: quella del diritto-dovere che ciascuno di noi ha, per diritto naturale pre esistente a quello di qualsivoglia ordinamento pubblico, di sottrarci in tutte le maniere legali possibili alle sue pretese, e quando esse diventano particolarmente esose e ingiustificabili - come quelle del fisco nel nostro Paese - anche magari per vie illegali». [16]

Su Rossi l’Italia si spaccherà una volta di più in due. Lo psicologo Alessandro Meluzzi: «Da una parte, il popolo delle partite Iva che applaudirà Valentino Rossi e, dall’altra, quelli a stipendio fisso che diranno di disprezzare il campione». [17] Mensurati: «Ha tre strade davanti a sé per regolare il contenzioso con lo Stato. La prima è la quiescenza: in questo caso, evitando l’impugnazione dell’avviso, farebbe decorrere i termini per presentare il ricorso, 60 giorni a partire dal 16 settembre. Oppure potrebbe impugnare la contestazione davanti alla Commissione tributaria provinciale, la cui sentenza può essere a sua volta impugnata davanti alla Commissione regionale e, in ultima istanza, in Cassazione. E come ultima ipotesi, il pilota potrebbe accettare un accertamento con adesione, o conciliazione, ”procedura partecipativa” che di fatto è un concordato con il fisco». [1]

Come si svolge il patteggiamento? Feltri: «All’incirca succede questo. Mi devi 112 milioni di euro più spese e interessi. Non esageriamo. Facciamo cinque. Cinque? Sei matto. Propongo cinquanta. Non scherziamo. Possiamo salire a dieci, ultima offerta. Chiediamo uno sforzo maggiore. Va be’, dodici milioni e non se ne parli più. Ok, aggiudicato. Evitiamo di trascinare la pratica per parecchi anni ancora. Una bella firma, un bellissimo assegno. E il centauro, nel frattempo baby-pensionato, tornerà ad essere sereno, candido e puro come un’ostia, e potrà godersi i 100 milioni risparmiati». [12] Non è escluso che il campione non debba pagare nulla. Uckmar: «La residenza non è stata presa in un paradiso fiscale ma in uno stato dell’Unione Europea. probabile quindi che il caso scateni una questione di carattere internazionale, con l’intervento dei politici, perché si decida se la convenzione stipulata tra l’Italia e il Regno Unito sia applicabile o meno». [15]