???, la Repubblica 11/8/2007, 11 agosto 2007
Lei non l´ha mai chiamato Dudù, e forse da qui si potrebbe cominciare. «Dudulacapria, all´inizio pensavo fosse un unico cognome», dice Ilaria Occhini, signora della scena ancora splendida
Lei non l´ha mai chiamato Dudù, e forse da qui si potrebbe cominciare. «Dudulacapria, all´inizio pensavo fosse un unico cognome», dice Ilaria Occhini, signora della scena ancora splendida. «Solo per lei sono rimasto Raffaele», chiosa lo scrittore, orgoglioso di quel codice privato. Stanno insieme da quasi mezzo secolo, litigano come due fidanzati. «Fui travolto dal suo fulgore. Ilaria era una donna bellissima, e bella lo è tuttora», l´ammira lui. «Umh, tira aria da mausoleo: la mummia che si conserva bene», glissa lei. Il romanziere laureato e l´attrice di teatro, il gentiluomo di Posillipo e la jeune fille toscana, cresciuta tra i libri del nonno Giovanni Papini ed educata al gusto raffinato dal padre critico d´arte. Immerso nella scrittura lui, autore di pagine fondamentali in "poetico litigio" con la sua città, Napoli. Creatura teatrale lei, duttile e inquieta interprete di Ibsen e Cechov. «Ilaria non ricorda i miei libri». «Raffaele odia il teatro». Lui adora il mare, lei predilige la campagna: un delicato equilibrio tra affinità e distanza, fin da quel primo antichissimo incontro a Positano, lui non ancora quarantenne e già noto nel mondo delle lettere, lei ventottenne diva della Tv, famosa per gli sceneggiati di Jane Eyre e la Graziella di Lamartine. Una vicina lontananza che li unisce tuttora in segreta complicità. «Forse non ci siamo conosciuti fino in fondo», dice lo scrittore. Lei sorride: «Conoscersi fino in fondo: sarebbe tremendo!». Scene da un matrimonio su un attico di piazza Grazioli, tra le architetture barocche e il palazzo di Berlusconi. La Capria - Ilaria frequentava l´ambiente teatrale - Giuseppe Patroni Griffi, Nora Ricci, Giorgio De Lullo, Franca Valeri - un giro che conoscevo anch´io, ma per una serie di circostanze tardammo a incrociarci. Fino a quella gita a Positano, nel 1961. Io stavo lavorando con Vittorio Caprioli a Leoni al sole, un film sui ragazzi della borghesia che frequentano i circoli nautici e le spiagge alla moda: in sostanza quel mondo che contestavo in Ferito a morte... Fu un incontro favoloso! In quel periodo Ilaria recitava nella compagnia di Vittorio Gassman, e in qualche modo mi sentii rivale del mattatore. Un duello impari. Rimontai con la seduzione napoletana di simpatia e allegria. Occhini - Era uno scrittore già conosciuto, ma non fu certo quello a impressionarmi. Provenivo da una famiglia di letterati, mio padre Barna era critico d´arte, mio nonno Giovanni Papini era stato protagonista della cultura italiana. Raffaele mi colpì per la sua intelligente umanità. E poi dormiva sempre, ovunque. Indagai sulle ragioni del torpore e mi dissero che era in crisi coniugale. Nel sonno rimuoveva la sua angoscia. Mi riproposi di svegliarlo. La Capria - Mi svegliò... Fu come una sferzata di energia, in un momento molto difficile. Era stata dolorosa la separazione da mia figlia Roberta, a cui sono rimasto molto legato. Pativo il fallimento del mio matrimonio. Poi però arrivò Ilaria, e con lei il premio Strega per il romanzo Ferito a morte. Anni esaltanti, che vivevo con solare noncuranza. In ogni vita ci sono i momenti culminanti, ma in genere si capisce solo dopo quali sono, quando sono passati. Se penso che me ne andavo verso il mare su una spider grigia, con accanto quella ragazza bellissima e famosa che tutta l´Italia amava e - guarda un po´ - amava proprio me. Occhini - Ero nota per gli sceneggiati televisivi, ovunque incrociavamo fotografi. Il premio Strega in qualche modo consacrò il nostro amore: per la prima volta ci mostravamo insieme nell´arena pubblica. Era un´Italia ancora bigotta e provinciale, sideralmente lontana dal divorzio. Nostra figlia Alessandra nacque a Londra: solo all´estero Raffaele poté darle il suo cognome. La Capria - Quando la conobbi, Ilaria mangiava pochissimo, quasi niente. Un giorno la provocai: questa inappetenza è segno di mancanza d´affetto! Lei comprese che volevo dargliene io... Era molto riservata, anche timida. Io ruppi questa solitudine. Occhini - Come "moglie di scrittore" mi considero una frana. Non ho mai fatto niente per promuoverlo o dargli lustro, scompaio rispetto all´operosità di Mimise Guttuso o Mimy Piovene. Ho sempre vissuto per il teatro, ma lui questo non lo capisce. La Capria - Sostiene che lo detesto… Occhini - Sì, ne sei geloso. Il mio lavoro di attrice per te ha significato soprattutto lontananza, distacco, prolungate assenze... La Capria - Ha però tenuto acceso il desiderio. Tra le qualità che mi colpirono di Ilaria fu il tratto elegante, sofisticatamente educato, in un ambiente - diciamo così - un po´ volgare. Occhini - Il teatro non ha nulla di volgare, oggi ne sento la mancanza. Da quando Raffaele sta meno bene, cerco di allontanarmi il meno possibile. Accetto solo spettacoli vicini, come questo recente al teatro di Massenzio, dove ho interpretato la madre di Tiberio. Mi manca quell´immersione quasi ossessiva nel personaggio, la sua costruzione sul piano del senso e del linguaggio. In questo Raffaele non mi ha fatto mai mancare il suo sostegno. Quante serate a discutere degli Spettri di Ibsen o del Pasticciaccio di Gadda portato in scena da Ronconi! La Capria - Io invece quando scrivo preferisco starmene in pace. A Ilaria faccio leggere il libro finito. lei la mia prima lettrice, la critica più impietosa… Occhini - Ma che dici? La Capria - Non è un´intellettuale, ma ha un gusto innato per la scrittura. Forse per l´ambiente in cui è cresciuta, ha una straordinaria sensibilità nel cogliere la parola impropria o stonata. Quando poi non le piace un mio romanzo, non esita a dirmelo. Occhini - Sì, ma tu fai come ti pare. Ricordi Amore e Psiche? La Capria - l´unico libro che vorrei non aver scritto. Occhini - Un libro falso. La Capria - Sì, intellettualistico. Occhini - Ma hai voluto pubblicarlo a tutti i costi. La Capria - Si potrà sbagliare un libro su sessanta, o no? Occhini - Invece ho molto amato Ferito a morte, L´estro quotidiano, L´amorosa inchiesta…. La Capria - … non ricorda neppure i libri che ho scritto. Occhini - Ma sei matto? La Capria - Non è certo una moglie adorante, Ilaria. Per questo mi è di stimolo. Non sopporterei una consorte soccorrevole e incensante. E poi lei è così: anche nel suo ambiente ha mantenuto un tratto di orgogliosa autonomia. Occhini - Questo è vero, non ci siamo mai promossi. Raffaele s´è affidato ai suoi libri, io alle mie interpretazioni. La Capria - Anche la mia vita di scrittore è diversa da altre biografie illustri. La letteratura incide, ma non pesantemente. Non sono lo sgobbone letterario che costruisce il proprio monumentino giorno e notte come Pasolini o Calvino. Io scrivo per esprimere le mie idee e i miei sentimenti, non per erigere l´altare a La Capria. Occhini - Siano due autonomie, col tempo però accade che si pensino le stesse cose, si condividano gli stessi gusti: su quel che leggiamo o vediamo, sulle persone intorno a noi. L´approdo è lo stesso, ma il percorso per arrivarci è stato diverso. La Capria - La diversità è stata evidente fin dal principio, anche nella formazione famigliare e culturale. Io mi consideravo di sinistra e con qualche disagio mi accostai a suo padre, il grande Barna Occhini, un nobiluomo di vastissime letture che nel dopoguerra ebbe dei guai per essere stato fascista. Occhini - Non ricadere nel solito manicheismo. Io non sentivo affatto d´appartenere a una famiglia di destra. Mio padre era un intellettuale che discuteva con affetto e civiltà le idee di Raffaele. La Capria - La storia d´Italia è una ferita ancora aperta, memorie lacerate che sono per me - più che un fatto politico - un affare di famiglia. La mia prima moglie - Fiore Pucci - è nipote di Ernesto Rossi, uno dei più noti rappresentanti dell´antifascismo. Abitavamo nello stesso palazzo. Con Ilaria sono entrato in un´altra famiglia e in un´altra Italia. Occhini - Dove sei stato accolto con molto rispetto. La Capria - Ripensando ai miei primi incontri con Barna, non posso nascondermi che tra i due ero io quello più diffidente. Me ne è rimasto un senso di colpa che ha avuto l´effetto - però dopo la sua morte - di attenuare la mia intransigenza. Occhini - Non è però questo l´umore dominante oggi in Italia. La Capria - Solo trovandomi in mezzo a due identità opposte e inconciliabili - Ernesto Rossi e Barna Occhini - ho capito che è necessario mettere in campo i sentimenti, non sempre in sintonia con le idee, che pure sono necessarie. Sinjavskij lo chiamava "turbamento teorico del cuore". Occhini - Anche mio nonno Papini ha scontato questo livore ideologico: prima osannato dalla critica, dopo la sua morte liquidato come scrittore fascista. La Capria - Papini era innamorato di Ilaria, d´altra parte era una bambina incantevole. Una sola donna era più bella di te, Ilaria: tua madre! Occhini - Raffaele, ancora? Basta con questa storia della bellezza… La Capria - Sì, siamo due autonomie. Sia lei per me, sia io per lei, c´è ancora una parte di mistero, come un residuo di ignoto. Occhini - Conoscersi fino in fondo, sarebbe tremendo… La Capria - Una simbiosi fisica ed emotiva, che orrore! bello mantenere un po´ di distanza. Abbiamo una vita davanti per conoscerci, vero Ilaria?