Graham Greene, la Repubblica 11/8/2007, 11 agosto 2007
GRAHAM GREENE, DIARIO
31 gennaio 1959
Tutto quello che so della storia a cui sto pensando è che a un certo punto "arriva" un uomo, e per questa sola ragione mi trovo su un aereo tra Bruxelles e Léopoldville. La ricerca del personaggio non può finire là: X deve conoscere Léopoldville, deve venire da quelle parti, però il luogo in cui si presenta alla mia mente è un lebbrosario, molte centinaia di chilometri più a nord lungo il fiume Congo. Forse lo Yonda, forse uno dei ricoveri più piccoli a quattro giorni di viaggio. Di lui, per il momento, non so niente di più di coloro che per caso si trovano a ospitarlo. Non riesco nemmeno a raffigurarmi la scena, altrimenti perché sarei qua? un uomo facoltoso; forse arriva in automobile, forse in piroscafo, forse persino in canoa. Si butta anima e corpo nella vita del lebbrosario - è davvero possibile? - ma delle sue motivazioni interiori non ne so più dei preti e dei medici del ricovero. Il romanzo è un uomo sconosciuto, e io devo trovarlo; una situazione che ancora non riesco a visualizzare nemmeno vagamente; un ambiente estraneo per me quanto lo fu per lui la prima volta in cui vi mise piede.
1° febbraio, domenica,
Léopoldville
Trovo subito molti sconosciuti pronti a occuparsi di me, ma non sono quelli da cui mi avevano messo in guardia. Città nuova di zecca con grattacieli in miniatura - ho pranzato al quattordicesimo piano. Solo fuori dall´aeroporto c´era odore d´Africa - quello che ho sentito per la prima volta a Dakar, mentre ero in viaggio verso la Liberia nel 1934, e poi sempre ritrovato non solo nelle regioni occidentali ma anche al campo d´aviazione di Casablanca e sulla strada oltre Nairobi. Il caldo? La terra? La vegetazione? L´odore della pelle africana? Dopo pranzo, sdraiato nudo nell´albergo della Sabena, vengo svegliato quasi subito da qualcuno che bussa alla porta. Mi infilo un impermeabile, apro e mi trovo faccia a faccia con una donna tanto balbuziente che ci metto parecchio a capire che cosa voglia. Uscita lei, si presenta a più riprese la stampa.
A Léopoldville le vie fuori dal centro sono pattugliate da carrarmati, autocarri e truppe indigene in fila indiana che mi ricordano la guerra in Indocina.
Cena con un uomo d´affari. Inevitabilmente ha finito con il parlare di donne e inevitabilmente io l´ho incoraggiato. Sembra che qui il "metodo" consista nel girare in macchina per la città indigena finché si adocchia la ragazza giusta, e a quel punto si manda l´autista con un´offerta in denaro. Se è sposata non lo seguirà mai senza il consenso del marito. Per i tipi di passaggio come me, un tassista andrà a prendere una dopo l´altra diverse ragazze, ma è necessario fornire descrizioni particolareggiate. Ci sono alcune donne "libere" che ricevono uomini in casa. Secondo le statistiche, incidenza molto bassa di malattie veneree. La donna nera è più attenta dell´europea all´igiene delle parti intime. molto più pudique ma anche meno complessa, e in una relazione non dirà mai di no al suo uomo.
Lo stesso tipo che mi ha offerto la cena, al mattino mi aveva portato a fare un giro in macchina. Nella città indigena (ma qui bisognerebbe parlare di due città, Léo uno e Léo due, la vecchia e la nuova) ha detto all´autista di togliersi il berretto per essere meno appariscente. Avanti fino alla nuova università, Lovanium; grande senso di vuoto: la finiranno mai? Poi giro attorno al monumento a Stanley, un´orrenda, mastodontica statua nel punto in cui l´esploratore allestì l´accampamento con visuale sul fiume Congo e sul lago che lì vi si forma, chiamato Pool. In lontananza, grattacieli e condomini nuovi.
«E anche questo» ha detto Marlow d´un tratto «è stato uno dei luoghi tenebrosi della terra.»
Pranzo con l´addetto alle Informazioni nel suo appartamento al quattordicesimo piano. Parla dei kimbanghisti, che credono nella divinità di Kimbangu, un uomo morto in prigione a Elizabethville negli anni Quaranta. I guai di oggi dipendono da loro, secondo alcuni. Un tipo da BBC con moglie e figlio a Bruxelles, fanaticamente, nevroticamente appassionato del suo lavoro.
Dopo l´intrusione della stampa, visita a casa di un´esponente della giovane e ricca aristocrazia di Léo. Una donna bella e giovane - lunghe cosce accavallate in blue jeans aderenti, moglie di un uomo di mezza età in tenuta da equitazione, molto ricco, tipicamente self-made, che fabbrica frantumasassi stradali e tuttavia ha un volto intelligente e bizzarro.
2 febbraio, Coquilhatville
Prelevato dal dottor Lechat all´aeroporto e accompagnato allo Yonda. Una città giardino con 800 pazienti. Di sera si raccolgono a gruppetti attorno a fuochi accesi fuori dalle case. Il dottore esamina le cartelle, tocca la pelle, si lava le mani con l´alcol: qui sono tutti casi contagiosi. Una volta intaccate le terminazioni nervose, le dita delle mani o dei piedi sono perdute, anche se a quel punto la malattia può essere tenuta sotto controllo.
Stanco per il caldo e per i troppi estranei. Allo Yonda è arrivato il vescovo per celebrare il giubileo di ordinazione di una suora - mi sono sentito depresso. La mia stanza mi è sembrata esageratamente vuota, con niente per appendere gli abiti e cinque grossi scarafaggi nella doccia comune. Perché ero lì? La sera sono passati per un drink il governatore e la moglie - una signora materna che vuole che traduca i suoi libri. Ne ha scritto uno che ha pubblicato a proprie spese. Calato il buio, ecco le zanzare cattive.
Storia del vecchio negoziante greco che sorprese il suo commesso a letto con la moglie congolese. Non disse nulla, uscì e spese tutti i soldi che aveva messo da parte per comprare una vecchia automobile, così vecchia che per farla partire bisognava spingerla. Nessuno riusciva a capire perché la volesse, ma lui rispose che desiderava guidare almeno una volta prima di morire, così lo spinsero finché il motore si avviò. Procedette fino alla sua piazza, a Coq, e suonò il clacson per richiamare l´attenzione dei commessi. Non poteva fermare l´auto perché non sarebbe più ripartita. Disse al commesso di aspettarlo, fece il giro della piazza, sterzò e lo investì sulla porta di ingresso. Il commesso sopravvisse, ma con le gambe maciullate e il bacino rotto. Il vecchio lasciò la macchina dov´era e aspettò la polizia. Era il primo caso del nuovo, giovane commissario. «Che cosa ha fatto?» chiese. «Il punto non è che cosa ho fatto, ma che cosa farò» rispose l´uomo, e si sparò in testa.
3 febbraio, Yonda
Tutto cambia improvvisamente. Svegliato che era ancora buio da voci in preghiera nella piccola cappella di fianco alla mia stanza, mi riaddormento fino alle sette. Sole splendente e aria ancora fresca. Nessuno scarafaggio nella doccia. Il prete tremendamente stanco - alto e slavato, con lunghe mani eleganti, insegna presso un seminario di neri - solo un altro uomo bianco, maestri a parte, in tutta la regione; il prete dalla barba rossa, con un eterno mozzicone di sigaro in bocca; il tozzo, riservato fratello laico che era stato in un campo di prigionia giapponese - ha un aspetto ostile ma nella mia storia prende vita nel finale come il personaggio che inaspettatamente parla in difesa di X, il protagonista. Per quanto riguarda il prete esausto, chissà che vita deve fare per pensare di riposarsi in un lebbrosario.
Ho riorganizzato la stanza, con un appendiabiti che fa da guardaroba. Comincia a sembrare una casa. Passeggiata sul fiume Congo. Grandi alberi con radici che sembrano costole di navi. Con le loro cime rossicce, dall´aereo risaltavano sul tappeto verde della giungla come cavolfiori. I tronchi si incurvano e fanno pensare a forme di vita rettile. Aironi bianchi come chiazze di neve artica in mezzo al bestiame di piccola taglia, color del caffè. Il Congo, enorme, travolgente come il traffico dell´ora di punta sui grandi ponti newyorkesi. Non è cambiato dai tempi di Conrad. «Un fiume vuoto, un grande silenzio, una foresta impenetrabile.» A perdita d´occhio, piccole isole d´erba scorrono verso un mare che non raggiungeranno mai - alcune minuscole e tonde come fondi di secchio, altre grosse come tavoli da pranzo. Da lontano, sbucando dall´Africa, sembrano famiglie di anatre. Due barche di metallo arrugginito. Ninfee azzurre. Una famiglia in pirogue: la madre vestita di giallo sgargiante, la ragazzina con un neonato in grembo che sorride come un pianoforte aperto.
Un medico danese ha scavato in un vecchio cimitero e ha trovato degli scheletri senza dita: era un antico cimitero per lebbrosi del XIV secolo. Con l´aiuto dei raggi X ha fatto alcune scoperte sulle ossa, specialmente nella regione nasale, prima sconosciute. Adesso è uno specialista della lebbra e porta il suo teschio ai congressi di tutto il mondo. Chiuso nel suo bagaglio ha passato molte douanes.
Dopo la siesta è arrivato un uomo, un fiammingo con la faccia da topo che insegna presso la scuola protestante. Ha scritto un romanzo in inglese e cerca un agente. Esisterà mai un luogo al mondo, un angolino remoto in cui un autore conosciuto possa evitare di imbattersi in un aspirante scrittore? Ai medici accade forse di incontrare uomini di mezza età che ancora aspirano a diventar dottori?
A cena con i padri: il piccolo bersaglio per le freccette, lo scambio di battute tra il prete stanco e l´ex prigioniero che comincia a rilassarsi. Acqua, minestra, uova strapazzate, ananas.
Proverbio indigeno: «La zanzara non ha pietà dell´uomo magro».
4 febbraio, Yonda
Notte pessima. Impossibile trovare una posizione comoda sul materasso duro; principio di reumatismi da sudore; zanzare ronzanti fuori dalla reticella con cui mi riparo. Sveglia alle sei e quaranta sotto un cielo coperto di nubi. Scrivo a mia madre, scendo sul Congo con il diario di Julian Green e per leggere trovo un angolino libero dalle formiche sulla barca arrugginita. Sempre stupito dalla processione di zolle erbose che sbucano incessanti dal cuore dell´Africa e si rincorrono alla velocità approssimativa di sei chilometri l´ora senza che mai una, nemmeno piccolissima, raggiunga l´altra.
Un prete è incaricato delle costruzioni, un altro dell´istruzione (il problema universale di che cosa fare dei ragazzi finite le elementari), l´ex prigioniero, credo, dell´elettricità. possibile che X (che certamente non è un´Olga Deterding per come se l´immagina la gente) sia un architetto? I progetti del passato che tiene nascosti. Forse quando è arrivato si illudeva di poter lavorare in ospedale. Torna in Europa, gli dicono, fai un corso di sei mesi di fisioterapia e massaggio e poi potrai esserci utile. Ma lui ha paura di tornare. Si chiedono, ma senza darsi troppa pena, se in patria sia forse ricercato dalla polizia. Si esprime malissimo in francese e pertanto, inevitabilmente, fa amicizia con l´unico prete che parla inglese.
Leggendo Julian Green viene da chiedersi se per un omosessuale sia più facile vivere in castità - se così vuole - a causa del marchio di infamia impresso sul suo desiderio. più facile per lui che per uno come X rifuggire - per motivi religiosi - l´occasione di un´avventura?
Atlante giapponese sulla lebbra: alcune tavole assomigliano ai caldi paesaggi di Van Gogh.
Attraverso quali occhi racconterò la mia storia? Non attraverso gli occhi di X, anche se ho già in mente alcune lettere scritte da donne, lettere accusatorie che forse mostrerà al prete durante una delle sue sfuriate. Non credo nemmeno di poterla raccontare attraverso gli occhi del prete: non conoscerei abbastanza né l´uomo né la sua routine quotidiana. Diffido dei punti di vista molteplici, a meno che non emergano da elementi "contenuti" nella storia, come le lettere e i dialoghi. Resta l´"io" narrante, ma non dovrebbe penetrare nei pensieri di nessun personaggio - quelli devono riflettersi solo nelle azioni e nei dialoghi. Questo per sostenere l´atmosfera di mistero che inseguo. Titolo? Forse "Il dossier incompleto". Se il prete tiene un dossier su X, questo ci consentirà di scavare un poco nella sua mente. X, lui è l´unico che non deve mai dire nulla di se stesso.
Barbarossa non smette mai di fumare, a parte quando mangia: è lì fermo in piedi, o passa in bicicletta, o cammina nei dintorni: è lui il vero sovrintendente.
Per il prete in convalescenza il breviario è un po´ come una sigaretta, qualcosa con cui tenere occupate le mani.
Visita al dispensario del dottor Lechat.
Ciclo della lebbra: si distinguono forme contagiose e non contagiose, ma le forme non contagiose possono evolvere in contagiose. Se applicata in una precisa fase della malattia, la cura è più efficace sui casi gravi che non su quelli non contagiosi, ma se l´intervento non è tempestivo la situazione si fa assai critica.
Le reazioni alla terapia possono essere terribilmente dolorose e gravi: cecità, mutilazioni e altre conseguenze dei troppi medicinali. I noduli - sulle orecchie, sulla schiena, eccetera - sono segni tipici della lebbra contagiosa. L´uomo senza dita (guarito) che fa maglioni. Cortisone per le reazioni allergiche e pastiglie di DDS tutti i giorni per bocca è la terapia ordinaria al costo di pochi scellini l´anno. La ragazza civettuola, operata alle braccia per recidere i nervi e ora affetta da una leggera paralisi. Le sue unghie dipinte.
I bacilli devono essere coltivati; non si possono trasmettere agli animali. Risvolto sociale del problema: i mariti sono poco inclini a seguire le mogli al lebbrosario, meno di quanto lo siano le mogli a seguire i mariti. Il marito mette su casa al villaggio con un´altra donna, ma se la moglie trova un amante disposto a prendersi cura di lei all´interno del ricovero, si presenta a chiedere giustizia e la restituzione dei doni di nozze. Le missioni protestanti lo tollerano, i padri cattolici liquidano questi mariti senza complimenti. Qui la gente se ne sta in pace e nessuno esprime giudizi morali. Due mariti se ne sono andati, guariti, e ora le due mogli vivono sotto la protezione dello stesso uomo.
Un esempio di casetta: camera con due brandine, molto pulite e corredate da copriletti; soggiorno con radio, bicicletta, foto del re Baldovino, i due "papi", un calendario pubblicitario (ragazza che reclamizza macchine da cucire Singer), immaginette sacre.
strano che nemmeno gli africani siano abituati all´umidità e al caldo. Oggi che il tempo è insolitamente brutto al dispensario ci sono pochi pazienti svogliati, mentre in altre condizioni climatiche si accalcherebbero a centinaia reclamando attenzione.
Letto uno strano e spaventoso opuscolo, The Social Stigma of Leprosy, del dottor Eugene Kellers-bergen.
Storia dell´anziano e colto gentiluomo di Parigi - amico di Gide - che quasi buttò fuori di casa un medico quando seppe che stava lavorando a dei casi di lebbra. «Avrebbe dovuto dirmelo. Mi sento responsabile per coloro che vivono sotto questo tetto. Quanto mi ci vorrà per sapere se ho contratto la lebbra?» Aveva settantaquattro anni. «Dieci anni.» «Vuol dire che dovrò vivere per dieci anni con questo dubbio?»
Non sono ancora stati scoperti bacilli nella lebbra non contagiosa. (?)
Questione dei leprofili: molti volontari ma anche molte vittime. Il caso di un europeo che contrasse la lebbra in forma molto lieve, ma lo raccontò e fu trasferito. Gli intimarono di tenere la bocca chiusa, questa volta, ma di nuovo lo disse in giro e venne rispedito in Europa. Il vanto di essere speciali, persino nella malattia. Dovremmo classificare padre Damien tra i leprofili? Difficoltà del contagio, come risulta dal caso delle 114 persone sane che un medico tedesco (il precursore dei medici di Belsen) cercò senza successo di infettare su loro richiesta (furono espulsi dall´isola di Damien).
Stranezze del contagio: i due soldati texani della stessa compagnia che improvvisamente, senza mai aver avuto contatti con lebbrosi, contrassero la malattia. Si erano fatti tatuare dallo stesso uomo alle Hawaii (?), che aveva appena usato gli aghi su un lebbroso.
Probabilità di rilevare una presenza pur modesta del bacillo in persone sane che hanno trascorso lunghi periodi in certe zone del mondo.
La signora che contrasse una lieve forma di lebbra. Impossibile mettere in dubbio la sua moralità. Forse le bastò maneggiare una palla o un altro oggetto toccato da un lebbroso.
Ricordarsi di chiedere al dottor L. della predisposizione individuale alla malattia.
Di sera l´aria è così umida che di tanto in tanto si ha l´impressione che sgoccioli sulla pelle. Sceso il buio scoppiano dei temporali nei dintorni e piove, ma non molto. Noi ne restiamo fuori. L. dice che in sei anni i giorni così caldi e umidi non sono stati più di una ventina. Sono tallonato dal maestro di scuola, che adesso mette in atto una sorta di ricatto spirituale. Io rispondo che non sono competente in materia di fede: che si rivolga a un sacerdote.
Atmosfera più rilassata durante la cena con i padri, forse perché sono meno intimidito e comincio a capire meglio l´accento belga.
5 febbraio, Yonda
Cielo molto coperto. Senza il monito del sole, molte persone finiscono per arrivare tardi al lavoro.
Mentre mi faccio la barba passa un operaio che porta un paio di sandali tagliati per adattarsi meglio ai suoi piedi senza dita: già non mi fa più effetto, e gli dedico poca più attenzione che al canto del lebbroso che sta dipingendo l´esterno della mia porta. L´uomo senza dita pesta pesantemente i piedi sul terreno come se lo stesse spianando con dei mazzapicchi di ferro.
sempre deprimente il primo giorno in un luogo estraneo, sapendo che passeranno settimane prima di tornare alla normalità; dopo alcuni giorni, però (basta resistere e aspettare che siano passati), ecco che ci si è costruiti una normalità nel bel mezzo di quel luogo estraneo. Alle abitudini ci si abbandona, come al piacere: la barba dopo colazione, poi scrivere una lettera, aggiornare il diario, scendere sul Congo per leggere un libro sulla vecchia barca di latta, tornare, poi un´altra lettera, un altro libro, magari come ieri una visita al dispensario - è quasi ora di pranzare dal dottore - dopodiché una siesta, ancora una passeggiata fino al Congo, il bicchiere di whisky della sera, la cena con i padri, il letto, e un´altra giornata è rapidamente trascorsa. Mi dà persino un certo fastidio che oggi questa routine debba essere alterata: la regola dei pasti invertita (pranzo con i padri), visita a Coq per una piqûre e per programmare il mio viaggio nella foresta, aperitivo con il governatore.
Il riso degli africani: dove mai in Europa si sentirebbe ridere quanto tra questi lavoratori lebbrosi? Ma è vero anche il contrario: il profondo senso di disperazione che trasmettono quando soffrono o sono malati. (Lo ricordo tra i miei portatori in Liberia come tra i boys della Sierra Leone.) La vita è un attimo. Questa è la loro forma di eternità.
La scena di ieri al dispensario, quando c´era troppo chiasso a causa dei bambini che piangevano e il medico ha chiamato l´assistente. «Attaccate i bambini al seno» ha ordinato quello. Dice che lo fanno spesso anche durante la messa. Di sicuro c´è che tutt´a un tratto è calato il silenzio.
Cielo abbastanza coperto per passeggiare. Meta, il dispensario principale e il nuovo laboratorio in costruzione. L. mi ha mostrato un complicato macchinario per misurare le reazioni nervose al ventimillesimo di secondo. Quello di cui più si compiace, però, è un apparecchio relativamente semplice che rileva la temperatura della pelle in venti punti diversi simultaneamente. Sembra che le chiazze abbiano una temperatura più alta, e la sua speranza è che sia possibile prevenirne la formazione nei bambini e cominciare la cura prima che si manifestino. Allo stesso modo, spera di poter prevedere e prevenire le mutilazioni delle dita.
L´uomo affetto da elefantiasi al dispensario: ha i piedi e la parte inferiore delle gambe contorti e nodosi come un antico tronco d´albero intagliato all´estremità a forma di enormi dita dei piedi.
Se X è stato un architetto di successo, non potrebbe avere esaurito la propria vocazione? L´amore per la sua arte si è consumato, come l´amore per le donne: una sorta di sfinimento dei sensi ha sopraffatto anch´esso.
Dopo pranzo, a Coq con la famiglia di L., dove subisco la seconda e abbastanza dolorosa iniezione di T. e B. presso il centro sanitario pubblico. Mi raccontano di un uomo che di notte chiama di continuo la Sicurezza per dire che fuori dalla sua porta ci sono dei congolesi che vogliono uccidere lui e la moglie. Molta gente a Coq dorme con le armi al fianco - il peggior pericolo è quello di incidenti provocati dalla paura.
Dal vescovo. Un uomo anziano di bellezza davvero non comune, con modi da diciottesimo secolo o forse da boulevardier edoardiano. Cercherà di prestarmi il suo battello per il viaggio nella foresta.
Governatore e signora ci ricevono per l´aperitivo: una coppia semplice e gentile, del tutto immune ai vizi dei c o l o n s. Sceso il buio, passa per le strade un macchinario che spruzza DDT; e lo fa con tale abbondanza che in auto per qualche istante ci sentiamo persi come nello smog londinese: visibilità di pochi metri. Il vicegovernatore e la sua esperienza ventennale. La sua ammirazione per le donne africane. Parla con calore della dolcezza della vita nei villaggi, ma è convinto - io non lo sono - che occorra smantellare la struttura tribale e incentivare materialmente questo obiettivo. Questo non porterebbe direttamente al sistema consumista degli Stati Uniti? Parla della necessità di una mistica, ma oggi in America esiste forse una mistica, anche all´interno della Chiesa cattolica?
6 febbraio, Yonda
Dormito bene per un paio d´ore, poi sveglio nel letto con addosso una strana sensazione di disagio - colpa della piqûre? - e l´idea che le voci lontane del lebbrosario indichino pericolo. Lampi di luce: ho perso la torcia e giaccio tra visioni dense e sgradevoli come in una nube di DDT. Quando alla fine riprendo sonno, sogno per tutto il tempo una persona. Quale stranezza che per più di un secolo l´Africa sia stata raccomandata come la cura dei cuori malati.
Continue chiacchiere, spiritosaggini, risate degli operai. Il rumore mi darebbe fastidio se ci capissi qualcosa, ma nella mia incomprensione totale ha l´effetto di un sottofondo musicale cacofonico.
Un uomo che L. ha curato ha scritto una lettera alla sorella, ancora al lebbrosario, invocando la morte di L. e vantando le proprie imprese nelle rivolte di Léopoldville. La sorella si è spaventata, e non riuscendo a capire ha portato la lettera a scuola per farla vedere a un assistente. Adesso è arrivata un´altra lettera e L. è curioso di sapere che cosa dica.
Un altro uomo che ha guarito, e che pertanto ha dovuto lasciare il ricovero, ha minacciato di bruciargli la casa.
Oggi vengo sfiorato dall´ala della malinconia, forse perché qui non sto imparando nulla di nuovo, forse perché ho dormito male, forse per i sogni che ho fatto.
7 febbraio, Yonda
Buona nottata, grazie a una pillola, e solo un sogno. La piqûre va meglio e l´ala della malinconia è lontana.
Un opuscolo spiega come sia stata eradicata la lebbra in Europa. Ma si trattava di lebbra, ed è stata eradicata?
Hanno tardato a pulirmi le scarpe e quasi mi perdevo la mezzoretta mattutina sul Congo. Quando tutto attorno a noi è strano, le abitudini assumono facilmente un valore scaramantico. Da cosa ci proteggono? Dalla malinconia, forse, o dalla noia.
Sto leggendo l´ultimo volume del diario di Julian Green - Le Bel Aujourd´hui - con crescente irritazione. Mi sembra intriso non di un sentimento forte qual è l´orgoglio spirituale, bensì di vanità spirituale. Parla troppo di Dio e dei santi. In un passaggio discute della necessità di eliminare tutto ciò che non è gradito a Dio. Ma a Dio è gradita questa sequela di pie banalità sulla sua natura? Non le darebbe tutte in cambio di un solo verso blasfemo di Villon? Non posso fare a meno di immaginarmi il buon Dio che dà un´occhiata a questo libro e lo butta da parte, come farebbe un autore famoso con l´ennesima, scrupolosa e noiosissima tesi di laurea sulla sua opera.
Forse la questione prioritaria riguardo a X è se debba essere definito un leprofilo. Per il momento X è immobile nella mia mente: non ha fatto praticamente alcun progresso. So soltanto qualcosa di più sul suo ambiente. Forse si renderà necessario un nome - però sono ancora contrario a trovargli una nazionalità precisa. Forse, per evidenti ragioni di discrezione, dovrebbe rimanere un´iniziale. Purtroppo - me ne sono dovuto accorgere - se chiami il protagonista con la sola iniziale tutti cominciano a tirare in ballo Kafka.
Il bacillo della lebbra è molto simile a quello della tubercolosi. Il bacillo di Hansen, però, non può essere trasferito a un animale. Sintomi: (a) chiazze con perdita di sensibilità; (b) perdita di sensibilità agli arti in assenza di chiazze; (c) ispessimento della pelle del volto e delle orecchie e comparsa di noduli. Questi ultimi sono il marchio del contagioso.
La pulizia è importante per chi non è ammalato: non serve quasi a nulla per chi è ammalato.
Chi fa lunghi viaggi, viaggia anche nel tempo. Solo sette giorni fa ero a Bruxelles, ma è come se da allora fossero passate settimane anziché giorni. Nel 1957 ho percorso più di 70.000 chilometri. per questa ragione - ho cominciato a fare lunghi viaggi negli anni Trenta - che la mia vita mi sembra essere stata interminabilmente lunga?
C´è un sistema per utilizzare i sogni di X? Come ho imparato a mie spese ieri, i sogni possono condizionare pesantemente l´umore dell´intera giornata e restituire alla vita un´emozione morente.
Gli Aboko. Come ci ha detto il vescovo l´altro ieri, molti credevano che una certa polverina avesse il potere di distruggere i muri. Infilata la polverina sotto le unghie, sarebbe bastato battere le dita contro un muro per farlo crollare. Gli uomini primitivi, come i bambini, a volte sono incapaci di distinguere la realtà dalla fantasia. Questa confusione è ben illustrata nel ponderoso romanzo La Gana, che sto leggendo proprio in questi giorni.
I nuovi farmaci talvolta sono troppo costosi per essere di utilità pratica quando si devono trattare milioni di persone. Il DDS costa solo 3 scellini l´anno.
Protocollo coloniale. Mi hanno detto che nel corso di una qualsiasi riunione - anche informale e spontanea, per esempio al ristorante - nessuno può andarsene prima che l´abbiano fatto i suoi superiori. Come ebbi modo di apprendere in Sierra Leone, anche la mobilia riflette il grado gerarchico. L. sarà presto nella posizione di ottenere sei poltrone anziché quattro, e anche uno specchio a figura intera per la moglie. Triste storia dell´uomo che non poteva aspirare al secondo cabinet ardentemente desiderato dalla sua signora se non passando certi esami e acquisendo una promozione. Fallito il tentativo, si costruì a proprie spese il secondo cabinet in giardino, ma essendo il giardino di proprietà dello Stato, il governatore ne ordinò la distruzione.
Cerimonia rievocativa per recuperare dalla foresta una vecchia bara scolpita in forma umana come si usava un tempo. Presente un solo uomo con memoria diretta di quei giorni, cioè il figlio del vecchio artigiano che l´aveva realizzata. Tutta la faccenda è una farsa che coinvolge il villaggio. Bara di fattura molto grezza, appartenente a un maschio adulto. Braccia piegate all´altezza dei gomiti, capelli legati in due nodi funerari, volto dipinto di rosso. Un piccolo gruppo di c o l o n s, tra cui il borgomastro e la moglie, scatta fotografie seduto su alcune sedie metalliche prese dalla casa dello scultore. Abbiamo prelevato dalla sua missione un vecchio prete, padre -, profondo conoscitore degli indigènes, che tiene un breve discorso prima della cerimonia, fittizia e finalizzata unicamente all´acquisizione di una delle bare per il museo di Léo. Rullare di tamburi, danza delle anziane con le foglie, ma è inevitabile il confronto tra questo scenario - sedie di ferro e ronzio di cinepresa amatoriale - e i tamburi e riti autentici di Nicoboozu e Zigita, nell´entroterra intatto della Liberia.