Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 10 Venerdì calendario

A una settimana dal blitz russo sui fondali del Polo Nord la risposta arriva dal Canada, il cui premier Stephen Harper sta per intraprendere una missione di tre giorni nella regione dell’Artico parlandi di «viaggio della sovranità»

A una settimana dal blitz russo sui fondali del Polo Nord la risposta arriva dal Canada, il cui premier Stephen Harper sta per intraprendere una missione di tre giorni nella regione dell’Artico parlandi di «viaggio della sovranità». Ottawa non ha nascosto l’irritazione per la mossa di Mosca tesa a rivendicare gran parte della calotta artica e Harper risponde adesso con un programma che il portavoce Dimitri Soudas definisce «aggressivo». Ecco di cosa si tratta: il premier sosterà per 72 ore nei Territori del Nord-Ovest, identificherà il luogo dove sorgerà una nuova base militare e si appresta a varare la costruzione di sei rompighiaccio progettati per pattugliare le acque dei Passaggi a Nord-Ovest, fra gli oceani Pacifico e Atlantico. «Il Canada ha tre priorità nell’Artico, sviluppo economico, protezione dell’ambiente e sovranità nazionale» fa sapere il premier e a conferma del valore strategico dell’iniziativa il suo ministro degli Esteri, Peter MacKay, rinnova le critiche a Mosca: «Non si può andare in giro per il mondo, piantare bandiere e dire "questo territoro è roba nostra", cose del genere avvenivano nel XV secolo, oggi vi sono le regole della comunità internazionale». In effetti lo status del Polo Nord è governato da una convenzione Onu che stabilisce il limite di 200 miglia per le acque territoriali dei Paesi che vi si affacciano: Usa, Russia, Canada, Norvegia e Danimarca (per la Groenlandia). Dietro le mosse del premier di Ottawa c’è Washington, dove un portavoce del Dipartimento di Stato ha liquidato il blitz russo a 4200 metri di profondità come «una bandiera di gomma piantata su un fondale» mentre un alto funzionario dell’amministrazione Bush, chiedendo l’anonimato, ha affondato i colpi: «L’azione russa si richiama al nazionalismo anni Trenta e al colonialismo anni Quaranta, Putin non perde l’occasione per compiere gesti provocatori verso la comunità internazionale». E’ questa lettura degli eventi che ha portato Washington a condividere la richiesta di Tbilisi di convocare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere del missile aria-terra lanciato da un jet russo contro il territorio della Georgia. Ma le contromosse di Ottawa e Washington non sembrano impressionare Mosca più di tanto, come dimostra il fatto che due bombardieri a lungo raggio Tupolev-95 e Tupolev-160 hanno sorvolato a sorpresa l’isola di Guam nell’Oceano Pacifico, sede di un’importante base militare Usa, facendo scattare le contromisure che l’Us Air Force non usava dai tempi della Guerra Fredda. Gli aerei Usa si sono levati in volo, hanno affiancato i bombardieri russi e i piloti dei due Paesi si sono «guardati negli occhi», come ha raccontato il generale russo Pavel Androsov spiegando che si è trattato «solo di un’esercitazione sui cieli dell’Estremo Oriente durata 13 ore, rispolverando una tradizione del passato». Ma al Pentagono la reazione è stata differente: i due Tupolev sono in grado di lanciare missili nucleari e volteggiare sui cieli di una base militare americana non è proprio un gesto pacifico.