Amedeo La Mattina, 10 agosto 2007
Nel nascente Pd non ci sono solo problemi di competizione tra candidati alla segreteria e di veleni tra correnti in via di costituzione
Nel nascente Pd non ci sono solo problemi di competizione tra candidati alla segreteria e di veleni tra correnti in via di costituzione. Quando si tratta di mettere insieme proprietà, soldi, sedi e giornali, allora la faccenda si ingarbuglia, se è possibile, ancora di più. E scattano i riflessi condizionati tipici di un matrimonio di convenienza tra due promessi sposi che non vogliono però abbandonare la casa nella quale hanno abitato da single. Più concretamente, i Ds non vogliono andare ad abitare a largo del Nazareno, dove c’è la sede della Margherita. E stanno accarezzando l’idea di ricomprarsi il Bottegone, lasciando il Botteghino di via Nazionale dove si sono sistemati negli ultimi anni di debiti. Lì, a via delle Botteghe Oscure, luogo storico per gli ex Pci, vorrebbero portare gli amici della Margherita e ridare a Veltroni (presumibile vincitore delle primarie) gli uffici che furono già suoi quando era segretario della Quercia. Lì mai e poi mai, rispondono i margheritini di tutti i campi e accampamenti. Figuriamoci poi che brividi per gli ex democristiani che per decenni sono stati ospiti affittuari a Piazza del Gesù, a pochi metri dal portone di Togliatti e Berlinguer. Semmai, dicono nel partito che fu di Rutelli, venite voi da noi, al Nazareno: abbiamo una bella sede, moderna, centralissima, c’è un primo piano libero che possiamo affittare e unirlo al secondo dove già stiamo noi. E poi che senso ha comprare, peggio ancora, ricomprare un palazzo quando è più conveniente affittarlo? Con quali soldi? Una cosa è andare a vivere tutti insieme in una sede non impegnativa per il nome, altra cosa è il Bottegone che farebbe apparire il Pd come la «Cosa 3», Ds più correnti sparse della Margherita. Di questo stanno discutendo, lontano dai riflettori, i protagonisti della vicenda. Soprattutto i due tesorieri, Ugo Sposetti e Luigi Lusi, che ogni tanto appaiono ai vertici dei leader politici per fare il punto del matrimonio. Ma quando escono i due si dileguano e liquidano taccuini e microfoni con un «tutto bene, filiamo d’amore e d’accordo». Ma non è proprio vero. Sposetti, un dalemiano che addolcisce la sua ruvidezza con battute fulminanti, sta pensando di chiudere nelle cassaforti il tesoretto ereditato dal Pci-Pds-Ds: fondazioni dove mettere immobili, archivi e quadri. Sì, anche i quadri, spiega in un’intervista a Panorama: «Chiaro che quelli di Togliatti o Berlinguer non adorneranno le pareti di alcuna sezione del Pd...». Lui di soldi non ne vuole scucire alla sposa Margherita. Dice che ha piuttosto debiti che ha avuto il merito di tagliare dall’iperbolica cifra di mille miliardi di lire a 110. Per fare cassa, Sposetti e Lusi (un rutelliano di ferro che invece vanta un bilancio senza un filo di debito) avevano proposto di far pagare 10 euro ad ogni votante alle primarie del 14 ottobre: 5 sarebbero rimasti alle organizzazioni territoriali e gli altri 5 sarebbero confluiti confluiti nelle casse nazionali del Pd. Ma la loro proposta è stata bocciata. Ora Lusi spiega come funzionerà il finanziamento: «All’inizio Margherita e Ds costituiranno un fondo comune, poi arriveranno i rimborsi elettorali alle prossime amministrative del 2008, poi quelli delle europee del 2009, infine le quelli delle Politiche del 2011». In ogni caso, precisa Lusi, i debiti dei Ds non verranno a pesare sul Pd perché esso non nasce da una fusione ma dalla costituzione di un terzo soggetto. Sposetti e Lusi poi sono d’accordo che il personale dei due partiti verrà assorbito per intero: posto di lavoro assicurato a tutti. Ma finisce qui l’accordo tra i due: su quale giornale dovrà essere l’organo del nuovo partito non c’è intesa, come per la sede. Sposetti vorrebbe che fosse «l’Unità». Lusi punta alla sopravvivenza anche di «Europa»: «Unità e Europa si rivolgono a due segmenti diversi di elettori. Il primo è più legato alla militanza diessina, il secondo ha lettori più misti, direi ”liberal”. Quando poi entrerà in vigore la riforma dell’editoria (per ottenere i contributi, un partito possa avere un solo giornale ndr) allora i due giornali verranno trasformati in cooperative». A meno che Veltroni e i dirigenti del Pd non vorranno fare un nuovo e unico quotidiano, mettendo insieme le due redazioni. Sempre che l’Unità non verrà venduta a Massimo Moratti. Intanto, alla fine di settembre, uscirà il numero zero della rivista bimestrale «P.D.» curata dal torinese Vittorio Bo e dal giornalista Andrea Bianchi.