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 2007  agosto 10 Venerdì calendario

Vogliamo provare a mettere da parte la questione politica (destra contro e sinistra a favore) e ragionare liberamente sull’idea di vendere una parte delle riserve in oro di Bankitalia? Prodi sembra interessato almeno a discuterne, del resto la faccenda è nel Dpef, cioè nel documento di programmazione economica e finanziaria del Governo

Vogliamo provare a mettere da parte la questione politica (destra contro e sinistra a favore) e ragionare liberamente sull’idea di vendere una parte delle riserve in oro di Bankitalia? Prodi sembra interessato almeno a discuterne, del resto la faccenda è nel Dpef, cioè nel documento di programmazione economica e finanziaria del Governo. Ma di cosa si tratta nella realtà e quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi? Bankitalia custodisce 59,7 miliardi di euro in oro e valute estere, mentre il debito dello Stato italiano, uno dei più grandi del mondo, ammonta ad oltre 1.600 miliardi. Ha senso vendere una parte di queste riserve per abbassare il debito e per finanziare le spese pubbliche, evitando i tagli e i risparmi veri? Rispondo alla prima parte della domanda: il prezzo dei lingotti d’oro è al massimo storico, in due anni è cresciuto di oltre il 50%, quindi le riserve italiane in oro valgono molto di più di quanto non valessero 24 mesi fa. Oltretutto l’oro non dà nessuna rendita, e costa custodirlo. Quindi venderlo adesso porta relativamente un guadagno, per questo il Governo ci sta pensando. Ma ecco l’altra faccia della medaglia: vendere queste riserve significa indebolire la forza di Bankitalia e perdere eventuali, possibili, ulteriori aumenti di valore dell’oro. C’è di più: 60 miliardi di euro sono meno del 4% del nostro debito pubblico, più o meno gli interessi che paghiamo in un anno. come se una famiglia che ha speso troppo per anni, sperasse di cavarsela vendendo l’ultimo gioiello rimasto in casa. E continuando a spendere come o più di prima.