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 2007  agosto 10 Venerdì calendario

MILANO

Un paio di stagioni fa la Svizzera fu tappezzata di manifesti: salvate i nostri sciatori dall’estinzione. Servì a choccare una nazione e a trovare buoni soldi per evitare che atleti amati facessero la fine della tigre del Caspio. Oggi quei cartelli rischiamo di doverli usare noi italiani. A giorni la Fisi, che sta per Federazione sport invernali, sedici discipline partendo dallo sci alpino e dal fondo, comincerà a elaborare il piano finanziario che entro fine mese dovrà presentare al Coni per ottenere un anticipo sulle competenze future. Questi soldi serviranno a garantire la trasferta sudamericana degli sciatori, a pagare stipendi, a dare un minimo di ossigeno in senso lato. Ma sarà un polmone limitato, perché, parafrasando la nota battuta dell’avanspettacolo, in verità bisognerebbe dire: bambole, non c’è una lira. «L’aspetto sgradevole di quanto stiamo vivendo è l’incertezza che ti ammazza» dice oggi chi ne aveva già viste di ogni e non si aspettava che il peggio dovesse ancora arrivare.
CRISI – La crisi della «casa» degli sport invernali scoppia a fine 2006; anzi, un po’ prima, quando la Fisi incassa il parere negativo dei revisori sul bilancio preventivo e si ritrova di nuovo senza soldi. Il presidente dell’epoca, Gaetano Coppi, dà la colpa ai costi dei Giochi di Torino (l’Italia ha dovuto competere in tutte discipline, anche quelle nelle quali non aveva tradizione) e promette una svolta. A dicembre, quando è di nuovo punzecchiato, annuncia l’avvento di due sponsor importanti e prende cappello: dimissioni. Poi si rimette in sella, ma in breve si ridimette. I contratti annunciati non si vedono mai e la stagione termina con un commissariamento che prepara le elezioni, nelle quali viene eletto il candidato unico, Giovanni Morzenti. Prima dell’insediamento del nuovo presidente, il Coni riceve dai d.t. dello sci alpino e del fondo, Roda e Albarello, un programma fino ai Giochi 2010, mentre il commissario fissa tre punti cardinali: ripianare un buco da 2,8 milioni di euro; contenere i costi; sviluppare il marketing.
ANTICIPO – Morzenti, che in campagna elettorale aveva assicurato di avere partner pronti a sostenere la Fisi e che aveva chiamato come consulente Romy Gai (ex Juventus), silura Albarello e destina ad altri incarichi Roda (i latini dicevano: promoveatur ut amoveatur). Poi esordisce pubblicamente con una «grezza», alla festa della Finanza: parla di Fisi abbandonata al suo destino. E mentre avvia una battaglia del grano con le stazioni invernali che ospitano la Coppa del mondo (per certi versi ha ragione, ma non piacciono i toni e i modi), mette nel mirino pure il Coni. Il risultato è che viene convocato a Roma e, anche se strappa il famoso anticipo, di fatto è invitato a dimostrare entro breve tempo di avere un progetto accettabile. I potenziali «ultimi giorni di Pompei» hanno anche una data: fine ottobre, quando i quattrini termineranno.
SOLDI – La realtà di oggi dice che di sponsor non c’è traccia: il consulente per ora non ha trovato nulla, in compenso si è romanzato (con esagerazioni ingiuste) sul suo contratto, che lieve comunque non è. Ad ogni modo: la Vodafone si è ritirata, il Banco San Paolo è uscito, di un contatto con Bancoposta non si hanno più notizie, con la Ferrero (che nel passato aveva già salvato lo sci) per ora ci sono giusto trattative. Sicuri sono solo i soldi della Fila (1,5 milioni di euro fino a Vancouver 2010, più altrettanto in materiale), quelli della seconda tranche con la Audi (650 mila euro, più 40 auto circa) e un accordo non primario con la San Carlo. A fine agosto, in compenso, scadranno i contratti con i tecnici, rinnovati ad aprile solo per quattro mesi, non essendoci copertura oltre quel periodo: qui potrebbero arrivare pesanti dolori.
RITARDI – Quanto agli atleti, i guai sono già cominciati. I migliori, a cominciare da Svindal, vincitore dell’ultima Coppa, hanno già 45-50 giorni di allenamento all’attivo; i nostri, autorizzati a ricominciare con grave ritardo, solo 7 (pure rovinati, in parte, dal maltempo). E in Sudamerica si andrà solo a fine mese, quando il rischio di precipitazioni è massimo. C’è poi chi si arrangia da solo (gli sciatori ma anche gli slittinisti, che hanno finanziamenti diretti in Alto Adige), chi si aggrega a squadre straniere (però non si può dire), chi si paga le piste, oppure chi – ci risulta sia Max Blardone – non ha nemmeno lo skiman e si prepara gli sci da solo. L’umore è insomma pessimo, si spiffera anche dell’inopportunità di aver aggiunto un terzo gruppo di lavoro che drena almeno 300 mila euro di risorse al cosiddetto «top team». Il vantaggio, l’unico, è che le ristrettezze non sono più una novità: l’anno scorso, alle squadre giovanili, veniva chiesto di portare un solo paio di attacchi e di trasferirli dagli sci da gigante a quelli da slalom, così si sarebbe risparmiato sull’«overweight» dei bagagli. «Il pericolo più serio è che a questo andazzo ci si abitui e che la rassegnazione subentri alla reazione» dicono varie voci. La nuova gestione, se è davvero all’altezza, non ha altro da fare se non cambiare tempi e modi dei verbi. I «futuri» (troveremo, arriveranno) e i «gerundi» (stiamo trattando), dovranno diventare dei «passati»: abbiamo trovato, sono arrivati.