Vittorio Grevi, Corriere della Sera 10/8/2007, 10 agosto 2007
N ei giorni scorsi, proprio mentre la Giunta per le autorizzazioni della Camera deliberava di non (poter ancora) decidere sulla richiesta presentata dal gip di Milano circa la utilizzabilità di intercettazioni telefoniche «indirette» concernenti alcuni deputati, non indagati, nell’ambito dell’inchiesta per l’«affare Unipol-Bnl-Rcs», la corrispondente Giunta del Senato proponeva, all’unanimità, di negare alla Procura di Roma l’autorizzazione ad acquisire determinati tabulati di comunicazioni telefoniche relativi al sen
N ei giorni scorsi, proprio mentre la Giunta per le autorizzazioni della Camera deliberava di non (poter ancora) decidere sulla richiesta presentata dal gip di Milano circa la utilizzabilità di intercettazioni telefoniche «indirette» concernenti alcuni deputati, non indagati, nell’ambito dell’inchiesta per l’«affare Unipol-Bnl-Rcs», la corrispondente Giunta del Senato proponeva, all’unanimità, di negare alla Procura di Roma l’autorizzazione ad acquisire determinati tabulati di comunicazioni telefoniche relativi al sen. Giuseppe Valentino. Il quale, come ha già riferito su queste colonne Luigi Ferrarella, risulta indagato insieme all’avv. Michele Sinibaldi, non parlamentare, per favoreggiamento personale nei riguardi del banchiere Gianpiero Fiorani, cui attraverso il suddetto avvocato avrebbe fatto conoscere (all’epoca in cui era sottosegretario al ministero della Giustizia) l’esistenza di intercettazioni telefoniche in corso a suo carico. La notizia è sorprendente, non solo per la circostanza che una siffatta proposta sia stata approvata all’unanimità (evidente riflesso di un consenso trasversale di tutti i senatori della Giunta sulla conclusione così formu-lata), ma soprattutto per le ragioni che, a quanto pare, starebbero dietro ad un tale epilogo. Ragioni che si fonderebbero soprattutto sulla attestazione, da parte del sen. Valentino, di una sua quotidiana consuetudine di telefonate con l’avv. Sinibaldi, la quale basterebbe di per sé a dimostrare la irrilevanza, sotto il profilo indiziario, del «traffico telefonico» intercorso tra i due indagati, proprio nei giorni della supposta indebita rivelazione circa le intercettazioni riguardanti Fiorani. Di qui (sembra di capire) l’orientamento dei senatori della Giunta, nel senso di rifiutare l’autorizzazione richiesta dai magistrati romani, sulla premessa di un giudizio di sostanziale inutilità della acquisizione di quei tabulati, ritenuti invece dai medesimi magistrati necessari ai fini delle indagini. Se questa ricostruzione è esatta, se ne deve desumere che gli apprezzamenti della Giunta sono andati al di là dell’area delle sue competenze istituzionali, essendosi riferiti ad argomenti estranei alla sfera delle ragioni, sulla base delle quali soltanto al Parlamento è consentito, in ipotesi del genere, rifiutare l’autorizzazione richiesta dalla magistratura. Nel nostro caso alla Giunta per le immunità del Senato spettava soltanto di verificare se la acquisizione dei tabulati telefonici relativi alle conversazioni del senatore Valentino con l’avvocato Sinibaldi potesse configurarsi – nei confronti del suddetto senatore – come un atto «persecutorio», o comunque lesivo delle prerogative legate alla sua funzione parlamentare. E solo nel caso di esito positivo di una simile verifica, sarebbe stato legittimo opporre un diniego alla richiesta dell’autorità giudiziaria. Non spettava alla Giunta, invece, valutare quale fosse la consistenza degli indizi desumibili dai tabulati in questione a carico del senatore indagato, e nemmeno quale fosse la rilevanza degli stessi nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura romana, dal momento che simili valutazioni di merito competono unicamente ai magistrati procedenti, e come tali non possono influire sulla delibera parlamentare intorno alla autorizzazione da questi ultimi sollecitata. Se le cose sono andate davvero così, ci si augura che l’aula del Senato rifletta molto bene, alla ripresa autunnale, prima di avallare una soluzione che – alla luce di simili premesse – travalicherebbe i confini delle funzioni proprie del Parlamento in questa delicata materia. E ciò senza dire che un eventuale rifiuto della prevista autorizzazione riguarderebbe, questa volta, un atto (cioè, la acquisizione di certi tabulati telefonici, recanti soltanto i dati esterni delle corrispondenti comunicazioni) che, non essendo in alcun modo equiparabile alle intercettazioni telefoniche, solo attraverso una palese forzatura è stato dalla legge sottoposto alla ben nota procedura autorizzativa, pur in assenza di qualunque copertura costituzionale. Col che si aggiungerebbe irragionevolezza ad irragionevolezza, tenuto conto che un ipotetico rifiuto si estenderebbe – per effetto di un paradosso normativo mai abbastanza censurato – anche a favore dell’indagato non parlamentare.