Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 10 Venerdì calendario

ROMA – «Ma insomma, non possono pensare a mantenere intatte per sempre le loro posizioni di rendita»

ROMA – «Ma insomma, non possono pensare a mantenere intatte per sempre le loro posizioni di rendita». Parole che sembrano pronunciate ieri e che invece risalgono al 1999, quando Umberto Carpi viene già considerato il «terrore» dei petrolieri. Da anni martella con precisione chirurgica sempre sugli stessi tasti, i prezzi «inauditi» dei carburanti, l’inefficienza della filiera, le improvvise bolle speculative. Parrebbe quasi un’ossessione, la sua, se non fosse che è invece il prodotto di uno studio costante, della passione di un uomo dalle molte vite, già comunista filosovietico cossuttiano, poi diesse, docente e preside della facoltà di Lettere della Normale e ora appassionato di due universi piuttosto incomunicabi-li, Dante e il petrolio. Carpi, già sottosegretario all’Industria, è il consulente di Pierluigi Bersani e in questa veste ha collaborato alla prima «lenzuolata» di liberalizzazioni. Oggi siederà al ministero, per cercare di convincere i suoi interlocutori che il differenziale di prezzi con l’Europa deve essere ridotto: «Per carità, non me li faccia arrabbiare i petrolieri – scherza ”, con loro c’è un rapporto di cordiale polemica e ci sono anche dei gentiluomini. Però conoscono bene le storture del mercato». Nei giorni scorsi c’è stata una corsa ai ribassi, grazie anche alla «moral suasion» del governo, e i listini sono stati limati. Ma ancora non basta. Anche perché bisogna affrontare problemi complessi: «Ci sono cause strutturali alla base di questa situazione» spiega Carpi. Il presidente dell’Unione petrolifera, Pasquale De Vita, ha accusato di pigrizia gli italiani. Carpi conferma solo in parte: « vero che gli italiani non scendono neanche dall’auto per fare benzina, ma non bisogna cadere nello psicologismo. Piuttosto, ricordiamo che ci sono pochi impianti self service e che per mettere i segnalini con il raffronto dei prezzi abbiamo affrontato mille difficoltà». Non c’entra nulla, o poco, poi il fisco: «In questo Paese la colpa è sempre del fisco e di Visco. Ormai è un esercizio nazionale». E il fatto che tra le accise ce ne sia una che risale all’Abissinia? «Ma sì, magari è pittoresco, ma non ha alcun rilievo come si è formata nel tempo l’accisa». Bolzanese di nascita, ma pisano d’adozione, Carpi si iscrive al Pci a 15 anni, nel ’56. Il ’68 lo vede protagonista, «ma non dalla parte dello spontaneismo». In quel periodo conosce bene Adriano Sofri, «eravamo matricole insieme», e un giovanissimo Massimo D’Alema. Convintamente filosovietico e cossuttiano, spedisce uno dei suoi figli a studiare a Mosca: «Non sono pentito di nulla. Ho commesso molti errori di valutazione nel passato, ma l’importante è ripensarli criticamente. Quanto a mio figlio, ho fatto benissimo: ora è uno dei più noti slavisti italiani». Nel ’94 viene eletto senatore per Rifondazione comunista e subito abbandona il posto all’università, rinunciando alla doppia pensione in omaggio a quel rigore morale che anni fa andava di moda a sinistra e che ora pare un ricordo lontano. Poi gli anni passano, le certezze crollano e durante il governo Dini, abbandona Bertinotti. Nel ’96 è sottosegretario all’Industria, proprio con Bersani, che ritrova oggi al ministero. «È un amico, interprete di quella tradizione riformista emiliana, prampoliniana. Peccato che non sia potuto scendere in campo per il Partito democratico». La sua carriera politica va di pari passo con quella di studioso. Carpi diventa docente di letteratura italiana e poi preside della Facoltà di Lettere della Normale. Scrive diversi saggi sul rapporto tra letteratura e politica, tra cui uno su Montale e il fascismo. Anche quando abbandona l’università per la politica, non molla mai gli studi. La sua passione più recente è la storia e la letteratura del periodo giacobino. E il petrolio? Cosa c’entra con un letterato e «impenitente storicista » come lei? «Guardi che uno apparentemente estraneo alla materia le cose le vede più lucidamente: la migliore riforma fatta finora, quella del mercato elettrico, ha visto tra i protagonisti, oltre a me, Bersani, laureato in Filosofia del cristianesimo, Franco Tatò, laureato con una tesi su Weber e Chicco Testa, laureato con una tesi su Hegel».