Varie, 10 agosto 2007
PELIZZO Lorenzo
PELIZZO Lorenzo Cividale del Friuli (Udine) 6 agosto 1938. Banchiere • «C’è un signore in Friuli che è diventato presidente di una banca prima che l’uomo sbarcasse sulla Luna. E nessuno l’ha più schiodato. [...] Mao tse-tung dominava la Cina, i Beatles si esibivano per l’ultima volta, nascevano Michael Schumacher e Paperinik, De Gaulle usciva di scena mentre a Cividale del Friuli spuntava l’astro del presidente più longevo dell’Italia bancaria. La Dc era quella, lacerata in correnti, di Flaminio Piccoli, Fanfani e Moro; capo del governo, Rumor. Il 30 maggio 1969 Lorenzo Pelizzo, 31 anni, un futuro da farmacista, diventa presidente della Banca Popolare di Cividale. [...] ”Sono stato quasi costretto ad assumere la carica contro la volontà di mio padre che diceva ”tu sei farmacista di quella roba lì non ne capisci niente’”, racconta Pelizzo, nominato alla guida della banca quando ancora erano sconosciute le Brigate Rosse, non si sapeva chi fosse Karol Wojtyla (eletto Papa nove anni dopo) e mentre si preparava il Festival di Woodstock. Il papà, che vedeva quel ragazzo aspirare alla banca più che alla farmacia, era il più potente e stimato notabile locale: senatore democristiano (per 25 anni), sottosegretario alla Difesa in vari governi e per lungo tempo sindaco di Cividale. ”Ci tengo a dirlo: mio padre non mi ha messo su quella poltrona”, rimarca Pelizzo. Passano gli anni e il giovane presidente invecchia con la sua Popolare difendendone l’autonomia e ricevendo il consueto applauso alla solita assemblea annuale. Intanto il mondo cambia: la premier Margaret Thatcher ”rivolta” la Gran Bretagna, crolla il comunismo insieme al Muro di Berlino, arriva Craxi, il Banco Ambrosiano è un buco nero di perdite e misteri, s’ammazza Calvi e l’Italia diventa Mundial in Spagna. ”Ho sempre detto - dice Pelizzo ammettendo onestamente ”un po’ di vergogna’ nel citare la ”trentina’ d’anni del suo regno - che qualora i soci lo ritenessero io mi farei da parte ”. Finora non l’hanno ritenuto. E forse dipende dal fatto che siamo in una banca Popolare, dove il meccanismo del voto capitario può essere uno strumento facilmente manovrabile da chi governa l’azienda e i dipendenti. Lo statuto non pone limiti ai mandati, la ”spontanea volontà” non è codificata. La banca di Cividale è una Popolare non quotata, gelosa della sua autonomia, con diecimila soci e una sessantina di sportelli tra Friuli e Veneto. Per la precisione, e così è scritto sui documenti ufficiali, bisognerebbe parlare di gruppo. Anche se è un po’ anomalo un ”gruppo” composto, di fatto, da due aziende: la Popolare che ha funzioni di holding e la Banca di Cividale spa che è la vera e propria banca. Lo sdoppiamento servì per far entrare nuovi soci, prima Deutsche Bank (uscita) e ora il Credito Valtellinese (25%). Due banche, due poltrone. Se Lorenzo Pelizzo è presidente [...] della holding, chi è stato nominato alla medesima carica nella controllata Banca di Cividale spa? Ma è ovvio, sempre lui, Lorenzo Pelizzo, l’ex farmacista che disubbidì al padre» (Mario Gerevini, ”Corriere della Sera” 10/8/2007).