Sheryl Gay Stolberg, la Repubblica 10/8/2007, 10 agosto 2007
Ci sono momenti nella vita di George Herbert Walker Bush, 41esimo presidente degli Stati Uniti e padre del 43esimo, in cui dei perfetti sconosciuti lo avvicinano e gli dicono cose dure da mandare giù, parole che anziché consolarlo finiscono per arrecargli solo dolore
Ci sono momenti nella vita di George Herbert Walker Bush, 41esimo presidente degli Stati Uniti e padre del 43esimo, in cui dei perfetti sconosciuti lo avvicinano e gli dicono cose dure da mandare giù, parole che anziché consolarlo finiscono per arrecargli solo dolore. Commenti del tipo: «Le voglio bene, ma suo figlio sta prendendo una cantonata». A raccontarlo è Ron Kaufman, da molto tempo consigliere di Bush senior, che ha assistito a numerosi incontri del genere. Per il patriarca della famiglia Bush (il secondo presidente nella storia americana, dopo John Adams, a vedere il proprio figlio alla Casa Bianca), all´età di 83 anni, è dura assistere alle critiche che vengono lanciate ogni giorno a suo figlio. Ufficialmente, "41" (Bush senior, ndr) offre consigli a "43" (Bush junior, ndr) solo quando gli vengono richiesti. Ma le interviste rilasciate ad un´ampia varietà di personaggi vicini a entrambi - compresa Doro Koch la figlia maggiore di Bush padre - fanno pensare che la dinamica tra padre e figlio sia ben più complicata, e che l´ex presidente non mantenga le distanze come la Casa Bianca vorrebbe far pensare. I due parlano al telefono quasi ogni mattina, e Bush padre evita con cura di sollevare critiche nei confronti del figlio. In privato però ha manifestato irritazione nei confronti di alcuni collaboratori dell´attuale presidente, a volte ha esortato i funzionari della Casa Bianca a ricorrere al consiglio di personaggi esterni e ha espresso le proprie opinioni in fatto di politica estera. L´ex presidente mantiene contatti con i leader mondiali - l´anno scorso, ad esempio, invitò il presidente afgano Hamid Karzai a trascorrere una notte a Kennebunkport - ma con discrezione. Una volta, durante una cena privata con il re del Marocco, chiamò la Casa Bianca e si fece passare il figlio e gli «passò per telefono il re così, come nulla fosse», ricorda un ospite stupefatto. Questa estate, sempre con l´imprimatur di Bush senior, la residenza di famiglia di Kennebunkport ha preso un po´ il posto del ranch in Texas, ospitando il vertice con Vladimir Putin lo scorso luglio e sabato prossimo il pranzo con Nicolas Sarkozy. Ancora oggi "il capofamiglia" spesso si reca in visita alla Casa Bianca. Gli piace ancora mangiare alla mensa, fare colazione o prendere un caffé con Karl Rove, l´addetto alla strategia politica del presidente, soprattutto per scambiarsi pettegolezzi politici. A volte l´ex presidente suggerisce che la Casa Bianca contatti persone della "sua cerchia", come James A. Baker, ex segretario di Stato, o Brent Scowcroft, ex consigliere alla sicurezza nazionale, apertamente critico nei riguardi della guerra in Iraq. Le tensioni tra i collaboratori di "41" e "43" si erano acutizzate soprattutto nel periodo in cui Baker era co-presidente del gruppo di studio sull´Iraq. Quando Bush junior respinse le raccomandazioni proposte dal gruppo, la cerchia di "41" prese la scelta come un esplicito rifiuto nei confronti del padre. Per gli uomini vicini all´ex presidente, il padre non è soddisfatto delle prestazioni di alcuni collaboratori del figlio, in particolare di Donald H. Rumsfeld, l´ex ministro della Difesa. «Credo sia corretto dire che esiste la sensazione che molti dei collaboratori che lo circondano non gli abbiano reso un buon servizio - e Rumsfeld è uno di questi», ha detto una persona vicina al vecchio Bush, parlando a condizione di rimanere anonimo. Sono trascorsi quasi 15 anni da quando il primo presidente Bush lasciò la Casa Bianca, e benché contini ad essere un uomo pieno di vigore, ha rallentato i propri ritmi. Dopo due interventi all´anca la sua andatura è meno stabile. Doro Koch dice che con l´età suo padre sta diventando più emotivo, e questo gli rende tanto più difficile accettare le critiche che vengono rivolte al suo figlio maggiore. Copyright New York Times - la Repubblica (traduzione di Marzia Porta)