Varti, 10 agosto 2007
ARTICOLI SUGLI INSULTI DI FRANCESCO CARUSO A MARCO BIAGI E TIZIANO TREU
LA REPUBBLICA, 10/8/2007
CARMELO LOPAPA
ROMA - Accusa Marco Biagi e Tiziano Treu di essere gli «assassini» delle morti bianche. Il giuslavorista ucciso dalle nuove Br nel 2002 e l´ex ministro, oggi senatore ulivista, accomunati dalla responsabilità degli incidenti solo perché padri delle ultime due leggi sul lavoro. Poi Francesco Caruso, deputato del Prc, ritratta, prova a giustificarsi, a rettificare. Ma lo fa solo in parte. La bufera politica è scatenata. La condanna dell´uscita del leader no global è trasversale, la destra ne invoca l´espulsione dal Prc, le dimissioni dalla Camera, chiama in causa il presidente Fausto Bertinotti. Il partito dal quale Caruso è stato candidato (da indipendente) prende le distanze. Fino ad annunciare, alla ripresa, un esame del «caso Caruso» - solo l´ultimo di una serie - per verificare l´opportunità di una sua permanenza al gruppo.
L´accusa choc viene lanciata a metà pomeriggio, quando il deputato commenta la morte sul lavoro di due giovani avvenuta mercoledì. «Tiziano Treu e Marco Biagi sono gli assassini - è l´affondo - Le loro leggi hanno armato le mani dei padroni, per permettere loro di precarizzare e sfruttare con maggior intensità la forza-lavoro e incrementare in tal modo i loro profitti, a discapito della qualità e della sicurezza del lavoro. Angelo, 35 anni, viveva e lavorava a Mugnano e Cristian, solo 16 anni, viveva e lavorava a Bolzano». Gli ambienti del Quirinale fanno sapere che i giudizi espressi dal deputato non possono considerarsi altro che «un indegno vaneggiamento». Il premier Romano Prodi ha telefonato a Tiziano Treu, esprimendo solidarietà e ferma condanna per le espressioni di Caruso. Sono parole «irresponsabili e deliranti, avvelenano il clima», replica con preoccupazione lo stesso Treu, oggi presidente della commissione Lavoro del Senato. «La tutela e la sicurezza dei lavoratori stanno a cuore a tutta la maggioranza e a me in particolare - spiega - Lo abbiamo dimostrato con la legge appena approvata. Simili dichiarazioni sono tanto più gravi in quanto rivolte anche a Marco Biagi, che non può replicare perché vittima di terroristi». La famiglia del giuslavorista ucciso dalla Br a Bologna si trincera dietro il silenzio che ha caratterizzato d´altronde questi cinque anni di dolore. Tutta la maggioranza esprime condanna, ministri in testa (anche Ferrero del Prc). L´Udeur chiede l´allontanamento di Caruso, l´Idv provvedimenti drastici. Unico cauto (e perciò criticato anche da qualcuno dei suoi), l´eurodeputato del Pdci Rizzo: «Giusto condannare le politiche liberiste, sbagliato puntare l´indice contro le singole persone perché così si offre il fianco alla destra e ai perbenisti».
Il centrodestra evoca lo spettro delle Br. «Quelle parole fanno venire i brividi, Caruso non può sedere in Parlamento» afferma l´ex ministro Maroni. Per i senatori leghisti «è un vigliacco e nipotino della P38». «Una parte della maggioranza alimenta il brodo di coltura del terrorismo» dice il senatore forzista Sacconi. Da An a Forza Italia tentano di coinvolgere il presidente Bertinotti: «Anche lui considera Biagi un assassino?» (Gasparri). Ma dalla terza carica dello Stato non trapelerà alcun commento. Dopo un paio d´ore di caos, Caruso prova a correggere il tiro. « un polverone, mi dispiace, non volevo dire che sono assassini, piuttosto che con le loro leggi hanno fornito le armi agli assassini e cioè agli imprenditori senza scrupoli». Poi di nuovo in serata: «Non vorrei che persone che hanno vissuto dolorose esperienze possano sentirsi nuovamente offese». Non servirà a nulla. «Retromarcia insufficiente - replica il capogruppo del Prc Gennaro Migliore - Doveva essere più netto. Sono sconcertato. Alla riunione del gruppo, a settembre, ci occuperemo del caso. E penso che se ne occuperà anche la segreteria: è un indipendente, ma non lo ha candidato il gruppo, ma il partito». Precisazione non casuale, dato che nella nota diffusa dalla segreteria si sottolinea come il deputato sia stato eletto appunto da indipendente. Come dire, inutile l´espulsione: non è iscritto. Ma la condanna del leader Franco Giordano è senza appello: «Le parole di Caruso sono culturalmente incompatibili con l´impostazione da sempre adottata dal Prc. Sono parole in libertà di cui il solo responsabile è il deputato».
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LA REPUBBLICA 10/8/2007
ALESSANDRA LONGO
ALESSANDRA LONGO
ROMA - «La verità è che qualunque cosa faccio, sbaglio. Tutte le televisioni mi rincorrono e adesso ho capito perché. Aspettano che io crei casini. Ma non ci casco più, mai più». Durante una delle sue cicliche cadute di stile, Francesco Saverio Caruso, detto Ciccio o anche Striker, cioè colui che colpisce, fece questa promessa. Era più o meno un anno fa, giugno 2006. Ieri, ma non è la prima volta da allora, ha puntualmente disatteso il suo impegno, creando l´ennesima grana al partito che lo ha eletto e mandato al Parlamento facendone un onorevole di questa Repubblica. Sì, Caruso ci ricasca, perché è più forte di lui, perché non ha mai accettato le regole e i doveri di quella che considera la politica "borghese", a stento si è rassegnato a metabolizzare qualche dettaglio formale, a portare la giacca a Montecitorio.
Per il resto è sempre lui, l´ex ragazzo del Laboratorio Okkupato Ska, Calata Trinità Maggiore, Napoli, il fondatore della «Rete meridionale del Sud ribelle», il portavoce degli «inflessibili», il leader dei no-global campani e non solo, il disobbediente che ha decine di processi in corso, con imputazioni che vanno dall´associazione sovversiva alla rapina al supermarket. Ieri ha detto parole pesanti, le ha ben ponderate, affidate addirittura a una nota, salvo poi ritrattarle parzialmente quando si è accorto di aver fatto indignare tutti, compagni di Rifondazione compresi. «Non sono il suo angelo custode - aveva chiarito, in altra occasione, Fausto Bertinotti - Ognuno dice la sua e poi se ne assume la responsabilità». Era il febbraio di quest´ anno e al presidente della Camera, in missione all´estero, fu consegnato un flash d´agenzia. Caruso commentava così l´uccisione dell´ispettore Raciti allo stadio di Catania: «La morte di un agente vale come quella di un ultrà».
Adesso il Disobbediente alza il tiro, nel mirino finiscono Biagi, vittima delle Br, e l´ex ministro del Lavoro Treu. E di nuovo Bertinotti deve fare i conti con lui. Sceglie il riserbo. In fondo, spiegano i suoi collaboratori, tutta la faccenda di queste ore ruota attorno alle esternazioni di «un parlamentare».
Un deputato sì, ma non uno qualunque. Sin dal giorno del suo ingresso a Montecitorio, Caruso guarda i colleghi e chiarisce: «Non voglio diventare come loro». Forse qualcuno spera di "parlamentizzarlo", rafforzando l´asse con il Movimento. Se è così, fa male i suoi calcoli. L´elenco delle sortite sopra le righe è lungo quasi quanto quello delle grane giudiziarie. Il primo atto da neoeletto è una scelta netta: quando l´aula si alza in piedi per commemorare i morti di Nassiriya, Caruso preferisce non partecipare, sta fuori, aspetta che finisca un omaggio che non condivide. Quando gli parlano di Clemente Mastella, beneventano come lui, Caruso si diverte a provocare così: «Meglio Hamas di Mastella». Aggiunge anche una sua riflessione sui kamikaze: «Comprendo la loro psicologia».
Nel novembre del 2006 si inventa una notizia ad effetto: «Ho seminato alcuni semi di marijuana nelle fioriere del cortile della Camera. Sono già sbocciati i primi germogli». il putiferio. Il centrodestra vuol bloccare i lavori parlamentari. Caruso, giacca di velluto, camicia cachi, jeans, ridimensiona: «Non ho seminato nessuna cannabis! L´ho detto solo per lanciare la nostra prossima manifestazione...». Crede di aver diritto a dire e fare quel che ritiene utile alla causa: «La mia missione è dare voce a chi non ce l´ha, questo potere mi serve per il Movimento, per entrare nelle carceri, creare pressione nelle piazze, liberare i compagni». A dicembre, con Heidi Giuliani, madre di Carlo, ucciso al G8 di Genova, si barrica al Cpt di Crotone. Ci rimane un giorno. «Volevo far accendere i riflettori su questa vergogna», dice. E´ il suo modus operandi, da sempre. Se ne ricorda Claudio Scajola che, nel 2001, alla vigilia del G8, si vide recapitare un bossolo con una nota d´accompagno: «Desidero farla riflettere sulla potenza distruttiva di un proiettile». Caruso lo striker, Caruso ingestibile. Caruso, ormai icona della stampa di destra che, fiduciosa, aspetta la sua prossima scivolata. E intanto scrive molto di lui, scopre, per esempio, che è ricco di famiglia e ha un padre "borghese", già governatore regionale del Rotary.