Giacomo Amadori, Panorama 17/8/2007, 17 agosto 2007
Giacomo Amadori per Panorama, in edicola domani Sei anni dopo la tragedia di piazza Alimonda, quando sparò al ventitreenne Carlo Giuliani durante il G8 a Genova, quella di Mario Placanica, oggi ventiseienne, resta una vita senza pace
Giacomo Amadori per Panorama, in edicola domani Sei anni dopo la tragedia di piazza Alimonda, quando sparò al ventitreenne Carlo Giuliani durante il G8 a Genova, quella di Mario Placanica, oggi ventiseienne, resta una vita senza pace. Prima del congedo «forzato» dall’Arma dei carabinieri nel 2005, Placanica (che oggi è disoccupato e vive con una pensione di 800 euro al mese) aveva avuto diverse disavventure, compreso un serio incidente d’auto. Ora l’ultima tappa della sua personale via crucis: è scivolato in un’indagine degli ex colleghi del Reparto operativo di Catanzaro su un presunto spaccio di droga. Però, nell’informativa degli investigatori, datata 6 ottobre 2006, a colpire non sono tanto le accuse contro Placanica, quanto la sua figura tragica, scolpita dalla trascrizione di molte ore di intercettazioni telefoniche e ambientali: «Mi hanno distrutto il cervello» esclama più volte, riferendosi al G8 di Genova. Poco importerebbe, quindi, se Placanica fosse «verosimilmente un assuntore di sostanze stupefacenti». Tutto ha inizio nel 2004, quando la moglie di Placanica, Sveva Mancuso, denuncia ai carabinieri una presunta estorsione legata a un’eredità. Risultato: per verificare la bontà della versione della donna, i militari mettono sotto controllo il suo telefono e inseriscono delle microspie nell’auto. Iniziano così ad ascoltare i discorsi di Placanica. Ore di conversazioni confluite nell’informativa firmata dal tenente Antonio Pisapia e inviata al pm Luigi De Magistris. Ora toccherà alla procura stabilire se nelle telefonate «inequivoche» con personaggi coinvolti in vicende di droga (alcuni pregiudicati) esistano notizie di reato. (Il corpo esanime di Carlo Giuliani) UN UOMO DISTRUTTO Una cosa è certa: il Placanica di oggi e i suoi eventuali errori non possono essere separati dall’uomo sconvolto dai fatti del G8. Infatti nell’informativa emerge il ritratto di un giovane in difficoltà, pieno di rancore e macerato da quel trauma. Un uomo che farnetica su presunti arruolamenti da parte delle Brigate rosse («perché l’hanno visto che la mira l’ho buona») e della criminalità organizzata. ossessionato dall’idea di essere pedinato e intercettato (cosa che in effetti avviene). Colpiscono le sue imprecazioni, i suoi pianti disperati, i suoi monologhi solitari in auto. Il tutto segnato dal filo rosso delle ombre del G8. Nel novembre 2004, quando ha la sensazione che l’Arma lo stia per congedare, riflette a voce alta, solo e chiuso in macchina: «Gli è piaciuto (...) fare domande per tre anni di fila, (...) quanti problemi psicologici mi hanno creato e adesso mi tengono. Gli è piaciuto divertirsi, è facile con il cervello degli altri... troppo facile». LE SUE VERIT SUL G8 Nel giugno scorso la moglie aveva detto ai giornalisti: «Mio marito non può dire tutto perché ha paura». Di che cosa non è chiaro, ma dalle intercettazioni emerge la montagna di pressioni che Placanica ha subito a partire dall’omicidio Giuliani. L’ex carabiniere, fra gli altri, parla di un colonnello di Palermo che avrebbe intimidito lui e la sua famiglia, «perché il ragazzo lo gestiamo noi». Ma che cosa è che non dice Placanica, qual è la sua versione segreta? Una parte si può leggere in filigrana nelle intercettazioni, in un flusso di coscienza magmatico con squarci di lucidità. Piccole schegge di verità che potrebbero sorprendere persino il padre di Carlo, Giuliano Giuliani, da sempre convinto che a uccidere il figlio non sia stata una pallottola calibro 9 d’ordinanza, ma «un proiettile speciale». Un’ipotesi che l’ex carabiniere nei dialoghi con la moglie non sembra bocciare. «L’altro bordello che è successo... che dicono che mi hanno cambiato la pistola... mi cambiarono i bossoli... che è stato un altro... non si è capito niente... perché mi hanno rincoglionito pure a me». L’INIZIO DELLA FINE Placanica al telefono racconta la confusione successiva all’omicidio. Intorno a lui si forma una specie di cordone sanitario. Nell’informativa gli estensori chiosano: «Placanica dice che da quel giorno (quello dell’omicidio di Giuliani, ndr) ha perso il lume della ragione per via delle persone che lo andavano a cercare». Poliziotti, carabinieri, finanzieri, 007. Il racconto si fa incerto, si affaccia sull’orlo dell’abisso: «Il 20 luglio da me è venuto il capo del Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica: lui mi ha rovinato, invece di aggiustarmi mi ha rovinato... perché da quel giorno sono stato pedinato mattina e sera... sempre, perché a me quella cosa mi ha dato problemi psicologici e mi ha reso più nervoso, più ansioso». LE LACRIME DI MARIO Di certo il Placanica crepuscolare e amaro (in cui l’unico slancio di orgoglio è definirsi un «fascista di m...») delle intercettazioni riserva altre sorprese, come dimostrano le parole di pietà nei confronti dei manifestanti del 2001: «Io non immaginavo che era una cosa del genere... io mi sono sentito male a vedere tutte quelle cose... tutte quelle ragazze prese a botte, tutti pieni di sangue... (...) non sai quante lacrime ho buttato perché ho visto femmine sfondate, capi spaccati...». Poi però difende il suo operato al G8: «Andare a rischiare la vita per lo Stato, sono contento proprio, e se mi succedesse di nuovo, farei la stessa cosa». Infine recrimina perché l’Arma non gli ha dato neanche un riconoscimento per quello che aveva fatto, anche se molti italiani gli hanno manifestato la loro solidarietà: «Per questo sono fiero e vado a testa alta». QUEL TENTATO RAPIMENTO La versione privata di Placanica è certamente un documento interessante per cercare di far luce sull’episodio centrale del G8, ma va presa con le molle. Infatti, a volte, sembra influenzata dalle voci e dalle leggende metropolitane che giravano a Genova nei giorni del vertice. E diventa una specie di spy story internazionale. Per esempio, l’ex carabiniere dice di essere stato interrogato da un maggiore dei servizi segreti, dopo che il suo nome venne pubblicato su un sito inglese. Perché dovette riferire a uno 007? Il racconto si aggroviglia, il giovane fa riferimento a un presunto attacco terroristico pronto per il giorno dell’omicidio Giuliani. Per Placanica «gli attentatori dovevano essere un uomo e una donna che i servizi segreti hanno fotografato su una terrazza e che alcuni terroristi (islamici, ndr) in quei giorni volevano dirottare un aereo per farlo cadere nella zona rossa». E, in questo quadro, non manca il colpo di scena finale: l’ex carabiniere afferma che qualcuno lo voleva rapire, ma qui «i no global non c’entrano nulla». Chi, allora, lo doveva sequestrare? «Non si sa... dell’estero... non erano neanche italiani» dice alla moglie. Sarebbe questo uno dei motivi per cui, nel dopo G8, non veniva lasciato mai solo ed era sempre all’interno di una caserma. «Secondo Mario questa doveva essere un’azione politica» concludono i carabinieri, increduli. Dagospia 09 Agosto 2007