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 2007  agosto 05 Domenica calendario

Marcel Proust e la casa chiusa per omosessuali

La luce penetrava svogliatamente dai vetri opalini dell’Hotel Marigny, la casa chiusa per omosessuali di rue de l’Arcade. Pesanti tende rendevano impermeabile il salone da ricevimento. Alla cassa sedeva Monsieur Albert, incorniciato da un assortimento di guanti di spugna, profumi e bambole oscene. Il tenutario accoglieva premurosamente Marcel Proust, che aveva finanziato la sua impresa. I prostituti che ingannavano il tempo giocando a carte erano abituati a vedere spuntare dietro la porta a vetri del salottino la faccia terrea dello scrittore. Proust era un cliente strano, ma poco impegnativo e molto generoso con le mance. Un quarto d’ora dopo il prescelto bussava alla porta di una camera. Ma entrava solo quando sentiva dire «Avanti!» da una voce in falsetto. Il cliente lo stava aspettando sdraiato, interamente vestito, sotto le coperte. Il bianco del lenzuolo, gli occhi cerchiati e la fitta barba nera lo facevano sembrare ancora più pallido. (Marcel Proust) Il giovanotto si spogliava lentamente, facendo cadere gli abiti a terra. Quando era completamente nudo, il prostituto si masturbava sotto lo sguardo attento dello scrittore. I sussulti sotto la coperta gli facevano capire che anche il signor Proust era venuto. Quando non succedeva, un quarto d’ora dopo la porta della camera di Proust si riapriva per lasciare passare Monsieur Albert in persona con in mano due gabbiette. In ognuna era chiuso un topo di fogna digiuno da giorni. Con lo stesso garbo con cui avrebbe rassettato una coperta Monsieur Albert le posava sul letto del cliente. Poi collegava le gabbie e, appena apriva le porte, i ratti si buttavano uno sull’altro stridendo. Lo stesso risultato, l’orgasmo, veniva raggiunto facendo trafiggere i topi da ragazzi discinti. «La visione del ratto ucciso nella gabbia era resa ancora più disgustosa dalla foto di sua madre», commenta Jean Cocteau, disgustato dal vizio del collega di portare in simili spedizioni quell’immagine sacra. Ma a essere profanate in quelle inconfessabili sedute non era solo la figura più importante dell’esistenza di Proust. Lo scrittore infatti provava un particolare piacere a fare prendere in giro dai giovinastri del bordello le foto delle sue nobili amiche. Il sacrilegio più grande veniva però consumato silenziosamente: Marcel infatti aveva regalato a Monsieur Albert mobili, sedie, sofà e tappeti dei genitori per arredare la casa chiusa. «Non avrei sofferto di più se avessi fatto violentare una morta!». Proust, spiega William C. Carter in questo saggio bello e inquietante, aveva bisogno di incrociare una serie di diverse sensazioni per raggiungere l’appagamento. Prima di diventare quel «predatore notturno », aveva attraversato una serie di esperienze contradditorie. Era persino stato, lui che aveva sostenuto con Gide di avere avuto soltanto rapporti omosessuali, con due donne. Anche se in entrambi i casi si trattava di due figure strettamente intrecciate a personaggi maschili rilevanti per lo scrittore. Laure Hayman aveva ventanni più di lui, scollature immense e grandi occhi neri spalancati spesso sotto la capigliatura biondo cenere. Era una cortigiana squisita, spiritosa e intelligente, amante sia dello zio sia del galante padre di Marcel. (Louisa de Mornand) La seconda, l’attrice Louisa de Mornand, era l’amante di uno dei tanti giovanotti aristocratici con cui Proust si legava di un’amicizia intensa che rasentava spesso l’amore. Una sera l’avvenente Louisa si era fatta trovare dal suo «piccolo Marcel» a letto. Apparentemente era assorta nella lettura, ma non era rimasta a lungo sola sotto il baldacchino. «E i due amorini di Sèvres / deliziati e sorpresi hanno visto / due bocche unite dal bacio / due cuori che si sono capiti. / Il letto è blu, il salone rosso, / intorno non si muove più niente: / caro scrigno di porpora e azzurro, / racchiudi una perla rosa». Ringraziandola, le scrisse una frase che l’attrice non avrebbe più dimenticato: «Mai bambino cui sia stata regalata la sua prima bambola è stato più felice di me». Fu un legame intermittente in cui a tratti il sesso prendeva il sopravvento sull’amicizia. «L’idea di Proust sulla personalità umana era che la maggior parte degli individui fosse androgina, dotata sia di elementi maschili che femminili». Fin da piccolo Marcel aveva pagato per il suo «ardente bisogno di essere amato» dai compagni di scuola, imbarazzati dal suo slancio. Aveva conosciuto la passione con il musicista Reynaldo Hahn e con Lucien Daudet. Aveva sviluppato un’abnorme gelosia che lo spingeva a sequestrare la persona amata, spingendo alla fuga. Aveva sofferto per la morte dell’amato autista. Aveva ripiegato su una serie di rapidi incontri mercenari. Solo dopo aveva capito che «tutta l’arte consiste nel servirsi delle persone che ci fanno soffrire come di uno scalino che ci permette di accedere alla loro forma divina». 1 William C. Carter, «Proust in love», traduzione di Sara Marchegiani, Castelvecchi, Roma, pagg 298, Á 18,00.