Andrea Boitani, Il Sole-24 Ore 2/8/2007, pagina 35, 2 agosto 2007
Alitalia Il Sole-24 Ore, 2 agosto Con oltre nove mesi di ritardo, dopo la pessima figura della procedura di gara per la vendita della sua quota di Alitalia, il Governo ha scelto finalmente la strada che potrebbe portare a una positiva soluzione della vicenda
Alitalia Il Sole-24 Ore, 2 agosto Con oltre nove mesi di ritardo, dopo la pessima figura della procedura di gara per la vendita della sua quota di Alitalia, il Governo ha scelto finalmente la strada che potrebbe portare a una positiva soluzione della vicenda. Il comunicato stampa emanato dal Ministero dell’Economia la sera del 31 luglio è netto: prima chiarisce che "la decisione del Governo di cedere il controllo della società Alitalia è confermata"; subito dopo dice che "il Ministero auspica che la nuova direzione di Alitalia provveda a individuare tempestivamente soggetti industriali e finanziari disponibili ad acquisire il controllo della Società". Detto altrimenti, l’azionista di controllo affida al nuovo vertice aziendale il compito di trattare direttamente con i soggetti potenzialmente interessati la collocazione della compagnia. il riconoscimento che la complessità industriale del caso era eccessiva per poter essere affrontata con una procedura di gara. Il mandato ha però un vincolo: tenere conto "dei profili di interesse generale ritenuti imprescindibili da parte del Governo in un’ottica di continuità e adeguatezza del servizio aereo in Italia". Scritto così, il vincolo appare sufficientemente generico. I problemi nasceranno se e quando ministri, esponenti della maggioranza e dell’opposizione, candidati leader del Partito Democratico, amministratori regionali e locali, dirigenti sindacali e chiunque abbia la bocca per parlare cominceranno a piantare i loro "paletti" per appesantire e stringere quel vincolo di mandato. A tutti costoro è bene ricordare che: 1) l’Alitalia è una società per azioni che ha doveri innanzitutto nei confronti di tutti i suoi azionisti; lo Stato è sì l’azionista di controllo, ma è ormai da tempo solo un azionista di minoranza. 2) L’Alitalia non è un "servizio pubblico" ma una compagnia aerea for profit, quindi dovrà fare i servizi che rendono, seguendo le best practices di mercato e (se ne sarà capace) migliorandole, senza preoccuparsi dell’"adeguatezza del servizio di trasporto aereo in Italia". Questo, semmai, è un problema dello Stato. 3) Le preoccupazioni, sotto questo profilo, sono però in larga misura prive di fondamento; laddove sussistano veramente, lo Stato può ricorrere, nel rispetto della normativa europea, a sussidi ai passeggeri su tratte specifiche, con qualsiasi compagnia scelgano di viaggiare. 4) L’Alitalia non è una compagnia di beneficenza: non può essere gravata da "imponibili" di personale; agli eventuali disoccupati deve pensare il Governo, non l’azienda. 5) L’Alitalia (e chi ne rileverà il controllo) deve essere lasciata libera di scegliere il modello di business che meglio le si attaglia. Anche senza essere una compagnia di bandiera in senso tradizionale, un’Alitalia ben gestita potrà servire molto bene i viaggiatori italiani e stranieri. 6) Nessun vincolo deve essere imposto sulla scelta dell’hub o dei due hubs. La ridicola diatriba ha fatto già troppi danni, mentre l’opzione spetta unicamente alla compagnia. 7) Il destino di AZ Service deve essere definitivamente e chiaramente separato da quello di Alitalia e questa lasciata libera di acquistare i servizi di terra dai fornitori che offrono le condizioni migliori. 8) Ai sindacati non deve essere concesso potere di veto o di gradimento sui possibili acquirenti: sarebbe un segnale che la volontà di cambiare rispetto al passato non c’è e gli acquirenti (se ancora ce ne sono) scapperebbero a gambe levate. Perché la fase nuova non finisca in un pantano, come le precedenti, sarebbe bene che il Capo del Governo mettesse i "paletti"… ai propri Ministri. Andrea Boitani