Varie, 7 agosto 2007
Tags : Maria Ignazia Angelini
Angelini MariaIgnazia
• Pesaro (Pesaro e Urbino) 1944. Abbadessa delle benedettine di clausura dell’Abbazia di Viboldone (Milano) • «La reverenda madre è seducente e raffinata. Alta e sottile. Uno charme antico tutto giocato sui gesti, i sorrisi, gli sguardi. [...] è una teologa raffinata. [...] è quanto di più lontano ci sia da come si può immaginare un’abbadessa che ha scelto il ritiro dal mondo. Piuttosto, è glamour puro. Libertà di pensiero e seduzione. Mai banale, mai sottomessa, mai nel solco ben noto delle posizioni vaticane. Persino sul senso della clausura. [...] ”La vita monastica sembra essere una vita riparata. Quando una ragazza si avvicina al monastero e dice ”cerco la pace’, io rispondo: ”La pace sì, ma a caro prezzo’ [...] Il prezzo è la difficoltà di vivere una vita di relazioni tra donne. una scommessa fatta sotto il Vangelo che diventa questa fatica quotidiana di tessere legami affidabili, ovvero legami che tengono e che sono accoglienti degli altri. mortale [...] Mortale perché è diversa da tutto ciò che conosciamo. Allora, mi dico a volte: quanto sarebbe stato più semplice vivere con la mia famiglia, cinque fratelli diversi ma legatissimi. Più semplice vivere in ambiti ben separati e delimitati: la vita professionale, gli affetti, il tempo libero. Nel monastero, invece, viviamo in una relazione continua che non consente auto-referenzialità, che ci pone sempre sotto lo sguardo delle altre. terribile. Perché non la viviamo come abnegazione, ma anzi come fiamma di libertà. Ed è del tutto inattuale in un mondo segnato dall’individualismo e dall’auto-affermazione [...]”» (Daniela Minerva, ”L’Esspresso” 14/12/2006).