Varie, 7 agosto 2007
CARBONE
CARBONE Alessio Stoccolma (Svezia) 27 gennaio 1978. Ballerino classico. Primo ballerino all’Opéra di Parigi • «Uno sguardo angelico, sotto una nuvola di ricci nerissimi, un sorriso dolce, vagamente asimmetrico, un fisico forte e leggero, un’eccezionale, vibrante comunicativa, tipicamente italiana [...] è nato a Stoccolma, come la grande Maria Taglioni, da una famiglia di eccellenti ballerini e ha respirato la polvere del palcoscenico fin da piccolo: ”I miei primi ricordi sono proprio in sala ballo, a Stoccolma: ricordo un pianoforte e una tenda dietro la quale mi nascondevo per saltar fuori e spaventare i ballerini”. Girovaga, come molte famiglie di artisti, la famiglia Carbone dopo Stoccolma approda a Venezia: ”Me la ricordo come una città molto sicura: io e mia sorella andavamo a scuola da soli fin dalle elementari. Alle medie poi i compagni me ne dicevano di tutti i colori, perché studiavo danza, ma io ero molto bravo anche a giocare a pallone e li facevo star zitti a suon di gol!”. Dopo Venezia, Milano e la scuola della Scala: ”Fu una fortunata coincidenza. Mio padre era stato chiamato improvvisamente alla Scala, così una sera ci fu un vero e proprio consiglio di famiglia, intorno al tavolo di cucina: c’era la possibilità di andare Milano ed iscriversi a una scuola professionale di danza. Io ero entusiasta. Fino ad allora non era una cosa seria per me la danza, ma arrivato alla Scala, nel confronto con gli altri ragazzi, è scattato qualcosa che mi ha fatto capire che era quello che volevo fare”. Insieme alla scuola di ballo, il liceo e la maturità alla scuola serale: ” stata dura. L’ultimo anno ero già in compagnia: di giorno avevo lezioni e prove, la sera fino alle dieci e mezzo la scuola e poi a casa i compiti. Massacrante. E se avevo spettacolo dovevo saltare la scuola. Ricordo certe interrogazioni che i professori accettavano di farmi la mattina al bar! Ma son felice d’aver tenuto duro: la scuola era frequentata da tante persone più grandi di me, studenti lavoratori, gente del tutto estranea al mondo del balletto. Un legame potente fra me e il mondo esterno. Secondo me più conosci l’esterno e meglio comprendi anche il tuo mondo interno. E per essere artista questo è essenziale...”. Dopo la Scala, Parigi e la compagnia dell’Opéra. ”Ancora un caso fortunato: avevo preso una settimana di vacanza dalla compagnia per studiare per la maturità e ho scoperto che proprio in quei giorni ci sarebbe stata l’audizione all’Opéra. Son volato a Parigi e mi è andata bene. Ho avuto un contratto di un anno, poi ho vinto il concorso come stabile e poi quello per primo ballerino...”. Con l’ambizione di diventare étoile (il grado più alto all’Opéra)? ”Non mi importa di diventarlo formalmente: ma voglio arrivare a brillare di quella luce speciale di cui brillano le vere étoile, questo sì”. [...]» (Donatella Bertozzi, ”Il Messaggero” 7/8/2007).