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 2007  agosto 07 Martedì calendario

ALESSANDRA COMAZZI

Morire di reality. Non era mai accaduto, ma prima o poi doveva accadere. Ed è capitato in Africa, là dove l’uomo ha cominciato la sua avventura sulla Terra, là dove tutto è esaltato, il bene, il male, la generosità, la crudeltà: le prove dei reality, anche. Antony Ogadje aveva 25 anni e non c’è più. E’ morto mentre stava preparando con i suoi compagni di avventura «Ultimate Search», un programma della tv nigeriana che si basa su prove fisiche di sopravvivenza. Le notizie che arrivano da Lagos sono confuse. Sembra che sia annegato, ma forse no. Dicono no le aziende sponsor del programma, aziende che producono birra, legate all’olandese Heineken. Antony stava preparando lo show al Lago di Shere Hills, nello stato di Plateau, si è tuffato in acqua, i suoi compagni hanno visto che qualcosa non andava, lo hanno tirato a riva, alcuni medici lì presenti hanno cercato di rianimarlo ma non c’è stato niente da fare. La trasmissione sarebbe dovuta cominciare giovedì, ma è stata sospesa per la decisione della Heineken, sponsor principale. Sono civili i birrai olandesi, mica potevano essere accusati di cinismo di fronte al mondo.
Un format ricorrente e cinico (le prove fisiche di sopravvivenza) adattato alla povertà dello Stato africano lascia turbati. Non per la cattiveria della televisione di Lagos, ci mancherebbe: ma perché sappiamo quanto le prove fisiche di sopravvivenza di un reality possano davvero essere crudeli. E l’Africa esalta tutto, questa è la sua grandezza e anche la sua tragedia. Pure i concorrenti dei reality italiani, gli inquilini di Talpe, Isole, Fattorie, hanno dovuto farsi mettere sotto terra, o addentare dei serpenti, o camminare in mezzo ai topi: non è che il video del «primo mondo» abbia offerto negli ultimi tempi tanti esempi di trasmissioni illuminate. Ma da noi tutto è sempre finito in modo incruento, in fondo scherziamo, siamo ricchi abbastanza per inscenare delle gigantesche, redditizie burle.
Invece in Africa facevano sul serio. O forse è soltanto il caso che ci ha messo la sua unghiata feroce. Ma il caso non esiste. «Ultimate Search» va in onda in Nigeria dal 2004 e naturalmente è molto popolare. Per via dei meccanismi che rendono popolari i reality nel mondo, la voglia dei concorrenti di esibirsi, la voglia del pubblico di vederli soffrire. Che cosa avrebbero vinto Anthony o i suoi colleghi? L’equivalente di 28 mila euro (o 39 mila, le versioni divergono, comunque le cifre sono quelle) in contanti. Più una Jeep. Più dei buoni per avere abiti. Pare che proprio l’attrattiva degli abiti fosse fortissima. E quei 39 mila o 28 mila euro in Nigeria rappresentavano una fortuna. Senza dimenticare ciò che accade in tutto il mondo (è la globalizzazione, bellezza): quando uno partecipa, meglio ancora vince un reality, gli offrono contratti, lo chiamano per presentare serate, magari potrà recitare in una fiction, presterà corpo e faccia per la pubblicità di prodotti se va bene inutili, il più delle volte dannosi. «Ultimate Search» prevedeva istituzionalmente l’eliminazione dei più deboli, per arrivare alla proclamazione del vincitore. Anthony ha fatto sospendere il programma: ha vinto lui.