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 2007  agosto 07 Martedì calendario

E’un piccolo episodio, normale in America, e non solo là. Ma concentra tanti degli aspetti che ha assunto oggi il diventar padre: la paternità è spesso una decisione di lei, lui neanche lo sa; è una grazia o una minaccia della donna; è soprattutto un peso economico, se hai un figlio da qualche parte devi nasconderti, se t’incastrano sei fritto, avrai degli obblighi che neanche t’immagini

E’un piccolo episodio, normale in America, e non solo là. Ma concentra tanti degli aspetti che ha assunto oggi il diventar padre: la paternità è spesso una decisione di lei, lui neanche lo sa; è una grazia o una minaccia della donna; è soprattutto un peso economico, se hai un figlio da qualche parte devi nasconderti, se t’incastrano sei fritto, avrai degli obblighi che neanche t’immagini. Una volta era la paternità che comportava la maternità, ora è l’inverso. Si va diffondendo un nuovo tipo di paternità, la paternità inconscia, non voluta, non saputa. Succede a tanti. Non solo Maradona o Falcao, che sono uomini di spettacolo, ma perfino premi Nobel, che sono uomini di scienza o di arte, e campioni mondiali di qualcosa, che danno il seme perché da qualche parte nasca un bambino che loro non vogliono mai conoscere. La donazione del seme da parte di scienziati e artisti non l’ho mai capita. Cioè: non capisco come uno possa essere un genio, fare ricerche, realizzare scoperte e invenzioni, scrivere capolavori, con il cervello all’erta e scintillante, e aver lasciato in qualche apposita banca seme da cui ormai son nati bambini e bambine che lui non vede mai. Nella mia città c’è un pittore, ormai settantenne, solo, che vive in un appartamentino al quinto piano, senza ascensore. Una sera torna verso mezzanotte, e accucciato davanti alla porta vede un ragazzotto. «Che ci fai qui?», gli chiede. E quello: «Sono tuo figlio». A me, narratore, interessava molto sentire il seguito: a quel punto un uomo ormai vecchietto che fa? Lo abbraccia? Scruta i lineamenti? Cerca le somiglianze? No, gli chiede a bruciapelo: «Documenti». Come un poliziotto. Il ragazzo tira fuori la carta d’identità, il padre controlla la data di nascita, e risponde, lapidario: «Può essere». Estrae dal portafoglio cento euro e lo manda via. Mutatis mutandis (e soprattutto, mutati i cento euro del mio pittore in svariati milioni di dollari), è il riassunto di questa piccola storiella di Eddie Murphy. Paghi, e non sei più padre. I donatori di seme premi Nobel stanno ancora più giù, nella scala della coscienza paterna. Stanno a zero, proprio. Non hanno neanche la scusante (gagliarda) di poter dire: «Mi son fatta una donna, e ne valeva la pena», perché i donatori Nobel vengono lasciati in una stanzetta, con riviste sexy, di fronte un tavolo, e sul tavolo un vetrino. Il seme lo donano lì. Storia paternamente poco alta, questa di Murphy. Quella dei Nobel, bassissima. Ho detto «paternamente», ma potevo anche dire «umanamente». Le Spice Girls oggi sono cinque. Una è questa, l’ex compagna di Murphy. Un’altra ha sposato David Beckham, il calciatore. Costei ha un suo giudizio sui maschi a cui piace metter incinte le donne ma non vogliono saperne di figli. Dice: «Andrebbero castrati». Si può dire meglio, ma il concetto è quello.