Ettore Livini, la Repubblica 7/8/2007, 7 agosto 2007
MILANO
Ogni anno un esercito di 30 milioni di valigie (un numero in costante crescita) viaggia senza padrone per gli aeroporti del mondo. Tante, l´85% circa, ritrovano il loro legittimo proprietario entro 48 ore. Una ogni 2mila va smarrita per sempre. E le compagnie sborsano 2,5 miliardi ogni 12 mesi per rimborsare i passeggeri dei disguidi causati dalla sparizione o dal ritardo dei bagagli.
Lo smarrimento. Ogni "collo" imbarcato al check-in, perlomeno negli aeroporti più moderni, ha una sua targa: un codice a barre che lo rende identificabile e ricollegabile al titolare attraverso un lettore ottico. Come fa a perdersi? Una percentuale ridotta – circa il 12% del totale dei bagagli smarriti – non arriva a destinazione perché uno strappo, l´umidità o un incidente rendono illeggibile il codice. Ma il resto delle sparizioni è legato a disservizi come ritardi o mancate coincidenze. Il corto circuito dei sistemi di Fiumicino – da questo punto di vista – è un caso scuola. Sabotaggi a parte, il problema è semplice. A Roma i nastri dei check-in sono in grado di smaltire 12mila valigie l´ora. Che corrono velocissime su un percorso guidato da lettori ottici fino alle baie di raccolta dell´aereo sotto il terminal. Il problema inizia qui. In condizioni di traffico normale – quando tra l´altro viaggiano uomini d´affari con il solo bagaglio a mano – la società di gestione del servizio (che è pagata dalla compagnia aerea) non ha problemi a smaltire questo flusso portando i colli fino all´aereo. In questi giorni, con oltre 110mila passeggeri al dì (quasi tutti con le valigie delle vacanze) la situazione è collassata. I cassoni sono rimasti pieni semplicemente perché non c´era il personale per trasferire le valigie sui carrelli, agganciarli ai trattorini e portarli fino nella stiva dell´aereo.
Il salvataggio. La vita del bagaglio perso non è semplice. Smarrita la via maestra tutto procede manualmente. E quindi, in giornate caotiche come queste, con più difficoltà. La responsabilità comunque è in mano alla compagnia e al suo agente di handling aeroportuale. La valigia viene etichettata con il simbolo "rush" a indicare l´urgenza. Poi si deve trovare il primo aereo disponibile per la destinazione finale, verificare la disponibilità di spazio e ottenere l´ok del comandante all´imbarco. Un iter che qualche volta – come sottolinea il comandante Alitalia e segretario generale del Ceas (Centro alti studi lotta al terrorismo) Francesco D´Arrigo – «rischia di non rispettare tutti gli standard di controllo e sicurezza necessari». Circa l´80% delle valigie senza padrone partite da scali italiani opera il "ricongiungimento familiare" entro 48 ore. Molte però, soprattutto per le destinazioni più disagevoli, spesso tornano nelle mani del proprietario solo alla fine della vacanza, quando rientra nel Belpaese.
I diritti. Le convenzioni internazionali stabiliscono una "scala" di rimborsi per qualsiasi disagio legato alla gestione del bagaglio (un elenco è disponibile nel sito dell´Enac, www.enac-italia.it). L´interfaccia del passeggero è sempre la compagnia aerea. Quelle della Ue – e in ogni caso i vettori maggiori aderenti al trattato di Montreal – rimborsano fino a un massimo di 1.100 euro. Le altre – quelle minori – pagano in media 18 euro per chilo di bagaglio. Chiunque si sia imbattuto in problemi di questo genere sa bene però che per far valere i propri diritti sono necessari tanto tempo, molte telefonate (a numeri spesso eternamente occupati) e soprattutto una buona dose di pazienza. Esistono anche le assicurazioni, molte delle quali sono abbinate agli stessi biglietti. Se il bagaglio non arriva a destinazione entro 8 ore dall´arrivo del padrone, ad esempio, queste polizze garantiscono circa 200 euro per le prime necessità. Mentre lo smarrimento definitivo del bagaglio comporta un rimborso attorno ai mille euro.