Arianna Ravelli, Corriere della Sera 7/8/2007, 7 agosto 2007
HODDESDON
Sul muro del pub di Hoddesdon, paesino del-l’Hertfordshire, c’è una scritta: «Dopo le 19 non si serve da mangiare agli under 16. E non possono sostare qui dopo le 21». Appena girato l’angolo, oltre il ponte sul fiume Lea, seguendo il cartello bianco e rosso con la scritta Speedway, gli under 16 della contea si infilano buffe tutine sporche di grasso e prendono rischi pazzeschi su colorate trappole a quattro ruote.
su questa pista che per la prima volta un ragnetto di otto anni si è staccato dai pantaloni di papà Anthony, ha scelto il numero 44, si è infilato un casco giallo come quello del suo idolo Ayrton Senna, e ha capito di essere un predestinato. Il pilota Lewis Hamilton, quello che oggi è l’uomo nuovo della Formula 1, quello che è in testa al Mondiale e fa arrabbiare il capo e non rivolge più la parola al suo compagno Fernando Alonso, è nato qui. E nessuno l’ha dimenticato.
«Allora usavamo una targa speciale nera per indicare che il pilota era un novizio, la doveva tenere per sei gare – spiega John che lavora al circuito da anni ”. Ma la prima volta di Lewis successe una cosa strana: lui finì terzo o quarto, davanti a molti ragazzi che correvano da tempo». Era una gara del campionato dei cadetti. Che Lewis vincerà due anni dopo. Com’era allora? Esattamente come oggi. «Educato e gentile, nessuno ricorda un episodio di arroganza che lo riguardi».
E ora che Lewis ha alzato la testa e ha disobbedito a Ron Dennis verrebbe facile dire che il successo l’ha cambiato. Ma non è vero. Questo lo si capisce a Stevenage, il paese dove Lewis è cresciuto, che poi è a venti chilometri dalla pista. Perché se tra queste curve sembrava già una pantera, fuori Lewis era il ritratto della timidezza.
Alla John Henry Newman School si ricordano di un Hamilton un poco più grande, quindicenne. E raccontano anche di quella volta che un altro ragazzo, tal Sebastian Webber, suo compagno di classe, è stato picchiato nei bagni. Incolparono Lewis, che fu sospeso per un mese. Ma prima di pensare che la lite con Alonso finirà allo stesso modo, va detto che si è trattato di uno scambio di persona. La scuola ha dovuto riammettere Lewis con tante scuse. All’inizio, però, nessuno gli ha creduto. A parte suo padre Anthony, naturalmente. Sempre al suo fianco, anche in quell’occasione.
C’è un filmato realizzato proprio al circuito di Hoddesdon. Lewis ha 12 anni, ha già vinto il campionato. Alle tv con la faccia seria dice: «Devo contare solo su me stesso perché quando mio padre mi dà qualche consiglio non funziona niente».
Per capire perché prima di una conferenza stampa così delicata come quella di sabato a Budapest, il leader del mondiale rompe il protocollo, abbandona il tavolo e va prima a chiedere conforto al padre, per capire perché i suoi occhi lo cercano in continuazione, bisogna tornare alle speranze e alla grande voglia di questi inizi. «Per sapere tutto dovete chiedere a Martin », suggerisce John.
Martin è Martin Hines. Un uomo alto, magro, con la faccia da cowboy. un uomo noto nel mondo delle corse inglesi. Per trovarlo bisogna lasciare la pista, addentrarsi tra i capannoni e le fabbriche fino a trovare la Zip Kart.
La sua azienda, assieme alla McLaren di Ron Dennis, ha creato un campionato di karting per i giovanissimi. Lui ha creato Lewis. «Mio figlio Luke, oggi pilota Fia Gt, correva tra gli junior. Stavo aspettando lui, quando ho visto quel ragazzino con il numero nero stare stranamente nel gruppo di testa. Semplicemente fantastico. Andai da suo padre a fargli i complimenti e lui mi disse che era la sua prima gara». L’offerta è arrivata scontata: «Senti, fai un salto da me in fabbrica». Il giorno dopo, Lewis era lì con quella faccia furbetta e gli occhi dolci: «La sua famiglia non aveva molto denaro e faceva solo i campionati piu piccoli e meno costosi. Io li avrei aiutati con sconti, telai, motori, informazioni tecniche. Ha corso per me per sei anni».
stato Martin a presentare il piccolo Lewis a Ron Dennis: «Io lavoravo già con Ron e gestivo il campionato in tv per l’Inghilterra. C’era uno show, si chiamava "Campioni del futuro": aveva molto successo, presentava i giovani talenti. Così Lewis ha cominciato a correre con lo sponsor McLaren. Nella categoria più grande c’era Gary Paffet, che ora è collaudatore in F1 sempre per la McLaren». Ma Lewis aveva qualcosa in più.
«Lui ascoltava tutto e tutti. Io lavoro da sempre con i giovani piloti e i giovani piloti non ascoltano. Non hanno la pazienza e la concentrazione. Lewis ascoltava. Pronto a rubare qualcosa a tutti». E allora Fernando non si deve arrabbiare se a lui in pochi mesi ha rubato il segreto di come si vince un Mondiale.