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 2007  agosto 07 Martedì calendario

ARTICOLI USCITI SUL CASO BETANCOURT IL 7/8/2007 (VIGILIA DELLA PRETESA LIBERAZIONE)


CORRIERE DELLA SERA
R.CO.
RIO DE JANEIRO – Sta per essere liberata Ingrid Betancourt? La voce inizia a circolare di prima mattina in Colombia, fa il giro del mondo ma non trova conferma. La ricostruzione della presunta fine della prigionia è però affascinante. Coinvolge tre Paesi e due figure chiave della politica internazionale dei nostri giorni, Hugo Chávez e Nicolas Sarkozy. E si svolge laddove è difficile arrivare per chiunque, nel cuore della foresta amazzonica.
Ingrid Betancourt è l’ex candidata presidenziale sequestrata dalle Farc cinque anni e mezzo fa. l’ostaggio più famoso in mano alla guerriglia colombiana, tra centinaia. Ha anche il passaporto francese, per parte di marito, e i governi di Parigi in questi anni si sono adoperati per la sua liberazione. almeno la quarta volta che la lunga prigionia viene data per conclusa, e sempre grazie all’intervento francese.
Stavolta a dirsi certa è una giornalista venezuelana, nota soprattutto per considerarsi perseguitata dal governo di Chávez: è stata inquisita per un omicidio, scrive su un piccolo giornale di opposizione e vive a Miami da due anni.
Patricia Poleo rilascia ieri varie interviste a radio colombiane. Sostiene di sapere da fonti affidabili che i guerriglieri delle Farc tempo fa hanno attraversato la frontiera tra Colombia e Venezuela con il celebre ostaggio. La Betancourt si troverebbe in una tenuta di proprietà di un capo delle Farc, guardata a vista. Verrà rilasciata nei prossimi giorni, e a prenderla dovrebbe arrivare Cécilia Sarkozy, la moglie del presidente francese, recente protagonista di un episodio analogo in Libia. Il vero protagonista, secondo la Poleo, è però il presidente venezuelano Chávez. Sarebbe lui il mediatore tra le Farc e il governo francese, avendo buoni rapporti con entrambi.
Per tutta la giornata in Colombia si cercano conferme. Ma è inutile. Il governo di Bogotá dice di non saperne niente, così come i familiari della Betancourt. Dal Venezuela tutto tace. Chávez è in viaggio in Argentina. Alla vigilia aveva detto di essere disponibile ad aiutare la Colombia nella ricerca di una soluzione umanitaria per il dramma degli ostaggi. Ma senza riferimenti alla donna. «Di Ingrid Betancourt non so nulla di nulla » ha detto ieri all’arrivo all’aeroporto di Buenos Aires. Una fonte dei servizi di sicurezza colombiani spiega al giornale El Tiempo che l’ipotesi di un trasferimento della Betancourt in Venezuela era stata presa in considerazione in passato, ma «oggi è totalmente screditata». L’Eliseo non conferma viaggi di Cécilia Sarkozy in Venezuela. Per il marito della donna «la notizia è falsa». La madre Yolanda ci spera, ha parlato con la giornalista venezuelana, ma non sa nulla di più. Secondo la ricostruzione, Chávez avrebbe interesse a presentarsi come protagonista della vicenda per guadagnare «credito» all’estero. E la giornalista del presunto «scoop» sostiene da anni che i legami tra le Farc e il governo venezuelano sono molto stretti.

CORRIERE DELLA SERA
ROCCO COTRONEO
RIO DE JANEIRO – Sta per essere liberata Ingrid Betancourt? La voce inizia a circolare di prima mattina in Colombia, fa il giro del mondo ma non trova conferma. La ricostruzione della presunta fine della prigionia è però affascinante. Coinvolge tre Paesi e due figure chiave della politica internazionale dei nostri giorni, Hugo Chávez e Nicolas Sarkozy. E si svolge laddove è difficile arrivare per chiunque, nel cuore della foresta amazzonica.
Ingrid Betancourt è l’ex candidata presidenziale sequestrata dalle Farc cinque anni e mezzo fa. l’ostaggio più famoso in mano alla guerriglia colombiana, tra centinaia. Ha anche il passaporto francese, per parte di marito, e i governi di Parigi in questi anni si sono adoperati per la sua liberazione. almeno la quarta volta che la lunga prigionia viene data per conclusa, e sempre grazie all’intervento francese.
Stavolta a dirsi certa è una giornalista venezuelana, nota soprattutto per considerarsi perseguitata dal governo di Chávez: è stata inquisita per un omicidio, scrive su un piccolo giornale di opposizione e vive a Miami da due anni.
Patricia Poleo rilascia ieri varie interviste a radio colombiane. Sostiene di sapere da fonti affidabili che i guerriglieri delle Farc tempo fa hanno attraversato la frontiera tra Colombia e Venezuela con il celebre ostaggio. La Betancourt si troverebbe in una tenuta di proprietà di un capo delle Farc, guardata a vista. Verrà rilasciata nei prossimi giorni, e a prenderla dovrebbe arrivare Cécilia Sarkozy, la moglie del presidente francese, recente protagonista di un episodio analogo in Libia. Il vero protagonista, secondo la Poleo, è però il presidente venezuelano Chávez. Sarebbe lui il mediatore tra le Farc e il governo francese, avendo buoni rapporti con entrambi.
Per tutta la giornata in Colombia si cercano conferme. Ma è inutile. Il governo di Bogotá dice di non saperne niente, così come i familiari della Betancourt. Dal Venezuela tutto tace. Chávez è in viaggio in Argentina. Alla vigilia aveva detto di essere disponibile ad aiutare la Colombia nella ricerca di una soluzione umanitaria per il dramma degli ostaggi. Ma senza riferimenti alla donna. «Di Ingrid Betancourt non so nulla di nulla » ha detto ieri all’arrivo all’aeroporto di Buenos Aires. Una fonte dei servizi di sicurezza colombiani spiega al giornale El Tiempo che l’ipotesi di un trasferimento della Betancourt in Venezuela era stata presa in considerazione in passato, ma «oggi è totalmente screditata». L’Eliseo non conferma viaggi di Cécilia Sarkozy in Venezuela. Per il marito della donna «la notizia è falsa». La madre Yolanda ci spera, ha parlato con la giornalista venezuelana, ma non sa nulla di più. Secondo la ricostruzione, Chávez avrebbe interesse a presentarsi come protagonista della vicenda per guadagnare «credito» all’estero. E la giornalista del presunto «scoop» sostiene da anni che i legami tra le Farc e il governo venezuelano sono molto stretti.

CORRIERE DELLA SERA
CECILIA ZECCHINELLI
DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI – La famiglia nega. L’Eliseo smentisce. I Sarkozy in persona, dal buen (e contestato)
retiro di Wolfeboro, non rilasciano commenti. I siti e i media transalpini hanno mantenuto ieri un profilo basso, bassissimo: nessun accenno per tutto il giorno alla presunta liberazione di Ingrid Betancourt, in serata solo articoli che giudicano infondato l’annuncio arrivato da oltreoceano. Ma che l’ostaggio più famoso della
République – sua cittadina per il primo matrimonio, legatissima al Paese dove visse e studiò – sia per il presidente una priorità lo sanno tutti.
«La Francia non abbandonerà Ingrid Betancourt», aveva ripetuto Nicholas Sarkozy in campagna elettorale, l’aveva promesso ancora il 6 maggio, sera della sua sfavillante investitura dopo il trionfo elettorale. E subito s’era dato da fare: dieci giorni dopo, una lunga telefonata al presidente di Bogotá Alvaro Uribe: la senatrice franco-colombiana rapita dalle Farc nel 2002 deve tornare a casa, aveva detto Sarkozy.
Farò il possibile, aveva in sostanza risposto il leader colombiano, promettendo il rilascio di guerriglieri e la rinuncia a blitz militari, rivelando al collega francese le ultime informazioni sulla Betancourt avute da un ostaggio appena rilasciato, ritenute inizialmente credibili ma poi sempre più dubbie. «Mancano le prove in vita ma non l’abbandoneremo », aveva infatti commentato Sarkozy, dopo che la missione in Colombia di due suoi inviati non aveva portato nuovi elementi, dopo aver ricevuto a Parigi la famiglia di Ingrid. Ancora: «Non passa quasi giorno senza che mi occupi di questo caso».
Per il super-presidente (e signora) la liberazione della Betancourt sarebbe un colpo fantastico, mediaticamente e politicamente. Soprattutto dopo il disastroso tentativo, nel 2003, dell’allora ministro degli Esteri (e amico stretto della Betancourt) Dominique de Villepin, passato alla storia come l’«affaire 14 luglio».
Una brutta missione basata su voci (risultate poi infondate) del rilascio dell’ostaggio in Brasile, che aveva portato un aereo militare francese nell’aeroporto di Manaus all’insaputa del governo locale. E che s’era poi risolta con l’ordine di Brasilia al C-130 di lasciare immediatamente il Paese, la convocazione dell’ambasciatore francese, le umilianti scuse pubbliche di Villepin al presidente Inácio Lula da Silva. Questa volta, stando alle voci, il rilascio avverrebbe in Venezuela, con la partecipazione diretta del presidente Hugo Chávez, interessato a «sdoganarsi» all’Eliseo dopo l’embargo sulle forniture militari decretato da Chirac.
Sarebbe un colpo fantastico, per Chávez non meno che per Sarkozy, in cui pochi credono ma molti sperano. Soprattutto dopo il rilascio delle infermiere bulgare dalle carceri libiche, opera (almeno in apparenza e insieme a contratti e donazioni milionarie) della Première Dame.
«Perfetta padronanza della lingua di Cervantes» (come sottolinea il Nouvel Observateur in edicola, dedicato a «L’énigme Cécilia»), «nessuna voglia di limitarsi a indossare Dior e organizzare banchetti, ma tanta determinazione a rendersi utile» (come dichiara l’amica Isabelle Balkany), Madame Sarkozy è vista da molti come l’asso nella manica del marito anche nel caso Betancourt, il vero atout della
French Connection. Al punto che da due settimane perfino il sito francese di Yahoo ha lanciato un dibattito dal titolo «Cécilia libererà la Betancourt?».
Poco importa che le risposte siano in genere negative («No, rapirebbero anche lei») o derisorie («Questa volta è la First Lady bulgara che deve agire»). Il dibattito ferve, eccome. La speranza, anche nelle poche frasi pronunciate ieri dalla sorella di Ingrid e dalla madre, nonostante tutto resiste. E qualcuno sui media francesi ricorda a Sarkozy (ancor più a Cécilia) che dopo le infermiere bulgare, dopo la Betancourt, ci sono altre donne da liberare. Un nome tra tutti? La pacifista birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, prigioniera di fatto della giunta militare dal lontano 1990.
 il 24 luglio 2007 e Cécilia Sarkozy riporta a casa le infermiere bulgare e il medico palestinese detenuti in Libia. Nella foto, la first lady con il commissario Ue Benita Ferrero-Waldner all’arrivo a Sofia EX CANDIDATA
Ingrid Betancourt, 45 anni, era candidata alle presidenziali in Colombia quando è stata rapita (a sinistra un momento della campagna elettorale)

LA STAMPA
La notizia, anche se non confermata e con il condizionale d’obbligo, è di quelle che fanno rapidamente il giro del mondo: Ingrid Betancourt, l’ex candidata presidenziale colombiana da 5 anni in mano alla guerriglia delle Farc, sarebbe stata portata in Venezuela e in breve potrebbe essere liberata grazie all’intervento del presidente Hugo Chavez e alla regia del governo francese. A Bogotà sono appena passate le nove di mattina quando la giornalista venezuelana Patricia Poleo, fervente antichavista rifugiata a Miami, conferma alla radio Rcn quanto già scritto in un sito web nel fine settimana. «Fonti assolutamente fidate - spiega - ma delle quali non posso rivelare i nomi per motivi di sicurezza mi hanno confermato che Ingrid Betancourt si trova al momento nel municipio venezuelano di Elorza, subito dopo il confine colombiano, in una fazenda controllata da uomini delle Farc, che si sono impegnati a consegnarla nei prossimi giorni al governo di Caracas».
La Poleo, ricercata in patria per il suo appoggio al golpe fallito contro Chavez del 2004, fornisce una spiegazione politica. «Chavez ha usato i suoi contatti con le Farc per fare bella figura agli occhi del mondo, rispettare l’impegno preso con Parigi e ottenere in cambio lo sblocco della vendita di armi francesi a Caracas, embargate ai tempi di Chiraq». L’occasione propizia per la liberazione della sequestrata più famosa in mano alle Farc sarebbe, sempre secondo la Poleo, l’imminente visita di Madame Cécilia Sarkozy a Caracas. Solo qualche mese fa lo scoop, o presunto tale, sarebbe stato bollato come fantapolitica, l’ennesima bomba mediatica dell’accanito giornalismo antichavista dell’esilio disposto a scrivere di tutto pur di attaccare il leader boliviano.
Così non è stato, anche per la tiepida smentita da parte del governo di Alvaro Uribe. Chavez, appena atterrato a Buenos Aires è caduto dalle nuvole: «Perché mi chiede della Betancourt? Non ne so nulla, sarei felice di poterla riabbracciare e di condurre la mediazione, ma al momento nessuno me l’ha chiesto». Interpellato anche il sindaco di Elorza, il municipio colombiano dove, secondo la Poleo, si troverebbe la Betancourt. «Il nostro - ha detto - è un comune vasto e con zone semidisabitate. Qui ogni giorno entrano centinaia di colombiani, non siamo in grado di sapere se siano delle Farc, dei paramilitari o dei rifugiati. Di certo esiste una presenza della guerriglia. Qui - ha aggiunto - si può nascondere chiunque, persino Bin Laden!». Caustico il commento a caldo del ministro degli Esteri colombiano Fernando Araujo. «La liberazione di un colombiano sequetrato è motivo di festa ma sul caso della Betancourt ci sono state tante versioni che uno non sa più a chi credere. Il nostro compito è attenersi ai fatti».
I servizi segreti colombiani hanno escluso la possibilità. Nessuna reazione invece, da parte venezuelana. Diversi gli interrogativi aperti. La Poleo ha parlato solo della Betancourt senza far riferimento alla sua collaboratrice Clara Rojas né al figlio di quest’ultima nato durante la prigionia. Nessun accenno alla sorte degli altri sequestrati. Una cosa, comunque, è certa. Se la Betancourt venisse liberata il grande sconfitto sarebbe proprio Uribe. Nelle ultime settimane il presidente colombiano ha promesso un’offensiva militare, scatenando la dura reazione dei famigliari contrari all’uso della forza. Bogotà ha poi concesso la liberazione di Rodrigo Granda, considerato come il «ministro degli Esteri» delle Farc, volato a Cuba con la missione di organizzare la liberazione dell’ex candidata presidenziale. Nei giorni scorsi un mediatore ha dovuto smentire pubblicamente di aver presentato all’Alto Commissario colombiano per la Pace Luis Restrepo una proposta di pace della guerriglia./

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