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 2007  agosto 06 Lunedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

BERLINO – Quando l’anno si inaugura con il crollo di una trave di ferro dalla facciata della nuova Stazione centrale di Berlino, devastata dall’uragano Kyrill, è meglio aspettarsi il peggio dai mesi a venire. E infatti, nella prima settimana «calda» del 2007 – temperature oltre i 30 gradi, famiglie pronte al grande esodo – i binari della Deutsche Bahn (Db) rischiano di diventare roventi. Il più influente sindacato dei ferrovieri, la Gdl di Manfred Schell, è sul piede di guerra. Il motivo: la rottura delle trattative sugli stipendi, adeguati l’ultima volta 30 anni fa. L’offerta della Db: +4,5%, una cifra già accettata dagli altri due sindacati, Transnet e Gdba. «Un’elemosina», replica Schell, che punta a un +31%, e a un contratto collettivo di categoria. Se entro domani la Db non scenderà a più miti consigli, mercoledì i macchinisti della Gdl incroceranno le braccia, a costo di una drammatica frattura con gli altri sindacati. La Db ha 230.000 dipendenti, i ferrovieri della Gdl sono solo 12.000. Perfettamente in grado di bloccare la rete, e sarebbe la protesta più drammatica dal 1992, quando 3.200 convogli restarono fermi. Il blocco potrebbe costare 42 milioni di euro alla Db, fino a 500 all’economia tedesca. l’ultimo atto di uno scontro fra titani: da un lato Manfred Schell, 64 anni, macchinista figlio di macchinisti, ex parlamentare della Cdu che votò, unico nel suo gruppo, contro la riforma delle ferrovie, il più «puro» dei sindacalisti tedeschi. Dall’altro il direttore generale della Db, Hartmut Mehdorn, 65 anni, manager di lungo corso, che ora minaccia cause e misure disciplinari per gli scioperanti. In comune, una buona dose di testardaggine e l’antipatia reciproca. Entrambi vogliono chiudere la carriera con un successo. Una lotta, scrive la Süddeutsche Zeitung, in cui «potrebbero esserci solo perdenti».
Ma dietro questo «combattimento tra galli» c’è molto di più. La posta in palio è la privatizzazione della Db: il ministero dei Trasporti ha stilato un piano per l’ingresso di soci privati, sulla linea avviata da Kohl negli anni ’90. E uno sciopero così imponente può spaventare gli investitori. Le ferrovie, che nel ’94 sono diventate SpA, sono ancora in mano allo Stato; il ddl approvato il 24 luglio prevede invece cessioni fino al 49% del capitale. Le infrastrutture resteranno per 15 anni in gestione gratuita alla Db, lo Stato dovrà versare 2,5 miliardi l’anno per il mantenimento e 7 miliardi ai Länder per le tratte locali.
Una soluzione «mista» che scontenta tutti; soprattutto i governi dei Länder, che chiedono un controllo sugli investimenti e una verifica sulla costituzionalità del piano. La Confindustria tedesca (Bdi) si è schierata con loro: «Il progetto è importante, ma sarebbe drammatico se ne risultasse una minore concorrenza e un rincaro dei costi». La Bdi teme che una Db privatizzata possa trascurare le tratte locali, «la grande forza del sistema». Stessa posizione per Mofair, che riunisce i concorrenti della Db.
Lo scontro, anche politico, è incandescente, nonostante il
Sommerloch (la pausa estiva): la Cdu ammette che il ddl «ha chiare mancanze», ma accusa i Länder di non volersi assumere responsabilità; per la sinistra di Bisky e Lafontaine «la proprietà pubblica non può essere svenduta». Secondo un sondaggio Ard, il 54% dei tedeschi non vuole che la Db diventi (come Telekom, Lufthansa, Poste) un’azienda quotata in Borsa e in mano a privati. Solo tra gli elettori del Fdp, i liberali di Westerwelle, la maggioranza è favorevole.
Le ultime stime prevedono un periodo di pesanti investimenti per la Db: 725 milioni di euro, da qui al 2011. Resta da vedere chi li sborserà. Prima, però, bisogna aspettare mercoledì.