Vari, 6 agosto 2007
ALTRI ARTICOLI RELATIVI AL CASO DI DON GELMINI (GRUPPO AAAJCV)
CORRIERE DELLA SERA, 6/8/2007
VIRGINIA PICCOLILLO
ROMA – Nei confronti di don Gelmini, sotto accusa per molestie, i preti di frontiera più amati dai mass media hanno reagito in modo diverso. C’è chi gli ha dato solidarietà totale, chi si è mostrato più tiepido e chi, come don Luigi Ciotti, ha mostrato equidistanza tra lui e le «presunte vittime».
Il sospetto che la vicenda abbia riaperto vecchie rivalità tra tonache d’assalto si è fatto avanti. C’è chi parla di vendette, inasprendo un clima in cui don Gelmini dà dell’ «imbecille» a don Mazzi perché «dice sempre» che «lui sarebbe il cappellano del centrosinistra e io quello del centrodestra». Don Mazzi alza le spalle e allarga il suo sorriso monello: «Ho detto solo che se capitasse a me, che sono coperto di debiti, ricevere da Berlusconi cinque milioni di euro comincerei anch’io a traballare. Sono battutacce. Nulla più». Ma l’ex teleparroco di Domenica In non offre solidarietà a don Gelmini: «Un eccesso di difesa, per chi se ne intende, è sempre pericoloso. Dispiace vedere accusato un uomo di 82 anni. Si difende disperatamente. Ma noi preti dobbiamo smetterla di dire che siamo perseguitati. sempre stato così. Quando facciamo il nostro lavoro a molti non piacciamo, quando non lo facciamo ci tirano le orecchie. Del resto Cristo tra le beatitudini ha anche messo i perseguitati. Quando a Domenica In mi attaccarono io non replicai mai».
Ma la politica c’entra. Al centro delle antiche ruggini ci sono le visioni diverse nella lotta alla droga che hanno coagulato politici a caccia di consenso attorno a questi sacerdoti carismatici che dagli anni ’70 sono in strada accanto ai tossici: a 73 anni don Gelmini si fece iniettare il virus hiv per favorire la ricerca. Lo scontro duro tra loro è sulle soluzioni. Don Gelmini, molto amato in An e nell’Udc (ad Amelia sono di casa tra gli altri, Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi e si vede talvolta Pier Ferdinando Casini) è per il rigore. «Niente violenza, né prepotenza, né eccezioni » disse quando a San Patrignano (comunità che vanta ottimi rapporti con ambienti di Forza Italia) morì un ragazzo. Ma la sua «Cristoterapia », che propone la fede come via di uscita dalla droga, non piace ai colleghi. La sua sponsorizzazione della legge proibizionista Fini- Giovanardi ha fatto il resto. Contro si formò un cartello di 40 organizzazioni tra il Cnca (federazione a cui aderiscono il gruppo Abele di don Ciotti e Comunità nuova di don Rigoldi). Tra le firme anche quella di don Mazzi che ieri si è definito «troppo di destra per essere di sinistra e troppo di sinistra per essere di destra». Vicino alla visione della Margherita: «Drogarsi è male, sì a sanzioni educative». Più da "tonaca rossa" l’approccio di «prossimità » di don Ciotti. Mentre don Mario Picchi, fondatore del Ceis e ispiratore della federazione di comunità Fict, molto amato dalle gerarchie ecclesiastiche, è per la linea del «consumo zero».
Finora le polemiche tra loro erano state sotto traccia. Nel ’95 don Gelmini accusò don Mazzi di fare da «sottocoda ai sociologi di una certa parte politica» e di dire «balle » sostenendo un calo dell’eroina. Ora quelle fratture riesplodono. Lo ammette anche Don Ciotti che ha fatto inviperire gli amici di don Gelmini testimoniando la sua «condivisione, attenzione e vicinanza per tutte le persone coinvolte: le presunte vittime e don Gelmini». Aggrottando la fronte constata: «E adesso tutti ci chiedono: ma ci sono guerre anche tra voi? Lo dicono anche don Gelmini e don Mazzi: uno è di destra e uno di sinistra. Ecco come nascono queste cose». Niente a che fare però con l’ideologia, spiega il fondatore di Libera:
«Per me entrambi fanno bene il loro lavoro. Se hanno la moneta dall’uno o dall’altro, per mantenersi, è anche giusto. Fanno del bene. Ben venga. A me, o li dà la destra o la sinistra, fa piacere. Purtroppo senza la politica non si può fare più niente. Nemmeno la solidarietà». Non solidarizza con don Gelmini neppure don Picchi: «Non mi sembra neppure il caso. Sono contrario a questo baccano. Il lavoro che stiamo facendo è molto delicato. Ci vuole molta attenzione».
Solidarietà e amarezza per la «terribile gogna mediatica cui è stato sottoposto don Gelmini», arriva invece da don Oreste Benzi. «Egli che ha riportato alla vita migliaia di giovani – fa notare ”, riceve da alcuni di essi lo schiaffo più umiliante che gli potesse essere dato». Ma, aggiunge, «ne uscirà più luminoso di prima e potrà riaccogliere nelle sue comunità coloro che l’hanno accusato».
CORRIERE DELLA SERA 7/8/2007
FLAVIO HAVER
ROMA – Torna indietro nel tempo fino al ’93 l’inchiesta sulle presunte violenze sessuali commesse da don Pierino Gelmini su alcuni tossicodipendenti all’interno della Comunità incontro. La novità è emersa dall’interrogatorio come «persona informata sui fatti» di don Antonio Mazzi, il padre di Exodus: è stato sentito dai magistrati di Terni all’inizio della scorsa settimana e ha confermato il contenuto di una lettera da lui inviata a un ragazzo che aveva assistito nel suo centro per un paio d’anni. Il giovane ha denunciato di aver appunto subito gli abusi 14 anni fa, quando ha trascorso un periodo di sei mesi ad Amelia. Poi si è trasferito in una struttura di don Mazzi, con il quale si è confidato e ha continuato a mantenere rapporti epistolari.
Il procuratore Carlo Maria Scipio e il pm Barbara Mazzullo volevano sapere dal fondatore di Exodus se confermava quello che aveva scritto all’ex drogato nel 2003. Il sacerdote, nel corso dell’interrogatorio, ha ribadito punto per punto quello che aveva sottolineato nella missiva, in cui c’è un chiaro riferimento alle violenze sessuali. Le parole del fondatore di Exodus avrebbe aggravato la posizione di don Gelmini: per gli inquirenti sono una conferma, seppure indiretta, delle accuse nei suoi confronti. Almeno da parte di uno dei sei ragazzi, cinque dei quali si sono rivolti agli investigatori dopo essere stati allontanati dalla Comunità per aver commesso dei furti. «Faremo presto, non perché c’è qualcuno che ce lo chiede, ma perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo» ha annunciato la Mazzullo, lasciando capire che la conclusione dell’indagine è vicina. Più cauto l’avvocato Lanfranco Frezza, che difende don Gelmini insieme con Franco Coppi: «Non ci aspettiamo novità prima della fine di settembre ». Don Gelmini ieri era a Pompei. E il sindaco Claudio D’Alessio ha riportato le sue parole: «La Chiesa mi è vicina: io non mollo, mi sento un leone. L’albero più alto è quello che rischia di più di essere abbattuto dal vento», ha aggiunto con una metafora il capo della Comunità incontro. «L’unico vero giudice è la coscienza e io sono in pace con la mia...».
Dal mondo politico, altre manifestazioni di solidarietà per don Gelmini. «Devono finire le aggressioni che continuano nei suoi confronti», ha chiesto l’esponente di Forza Italia ed ex ministro Stefania Prestigiacomo. E Don Luigi Ciotti: «Continuo a essere vicino a don Gelmini come persona. Però per andare avanti – ha ribadito – le strutture devono essere garantite solo dagli enti locali, dalle istituzioni preposte e dai cittadini. Non dalla politica».
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LA STAMPA 7/8/2007
GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO
Per salvare dalla bufera una realtà così importante, don Gelmini dovrebbe fare un passo indietro e lasciare la guida della comunità Incontro ad un altro sacerdote finché non sia stata fatta chiarezza sull’intera vicenda». A consigliare a don Pierino, sotto inchiesta a Terni per abusi sessuali, di «autosospendersi dal suo incarico e affidarsi ad un fiduciario per potersi meglio difendere, senza coinvolgere la comunità» è uno degli uomini di Curia più esperti e autorevoli, il cardinale Francesco Marchisano, ex Vicario papale per la Città del Vaticano e attuale presidente dell’ufficio del Lavoro della Sede Apostolica. «Una linea di prudenza già adottata per padre Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo, per tutelare l’istituzione», spiega.
Eminenza, don Gelmini grida ad una persecuzione contro la Chiesa. Condivide?
«No. E’ sbagliato agitare lo spettro di complotti anticlericali. Così si soffia sul fuoco, invece di abbassare i toni e ciò è una grave minaccia per la benemerita istituzione creata da don Gelmini. Prese di posizione gridate e sopra le righe hanno un effetto terribile. Gridare alla congiura contro la Chiesa è un pericoloso boomerang. Anche tenuto conto di come sta impostando la sua autodifesa, sarebbe meglio separare le vicende personali di don Gelmini dalla sorte di una grande realtà come la comunità Incontro».
Attraverso le dimissioni?
«Sospendersi a tempo dalla guida della comunità non costituirebbe una prova di debolezza né un implicito avallo alle accuse. Una scelta di buon senso e moderazione, in modo che don Pierino sott’inchiesta resti un po’ al di fuori e venga incaricato un altro sacerdote di gestire questa delicata fase. Tutta la comunità sarebbe più disposta ad accettare quanto accade e non sarebbe scossa dalle polemiche suscitate dalle dichiarazioni di don Gelmini. Io sono certo che verrà dimostrata l’infondatezza delle accuse, ma con un passo indietro del fondatore, qualunque sia l’esito dell’indagine, la comunità non ne verrebbe travolta. Quando ci fu il caso dei Legionari di Cristo, la Chiesa ha raccomandato un passo indietro al suo fondatore per far procedere l’iter della giustizia, in modo che poi la sua creazione, la congregazione non ne venisse toccata. Bisogna saper distinguere bene le cose».
Per il bene dello stesso don Pierino?
«Sì, perché tutelerebbe la sua creatura. La comunità Incontro è un grande bene per la Chiesa e la società, è oggettivamente un movimento e un’iniziativa di enorme rilievo. Non è nata ieri. Opera da quasi mezzo secolo, ha salvato centinaia di migliaia di vite, per salvaguardarla è saggio ritirarsi momentaneamente, incaricare un fiduciario, sospendersi e individuare un ristretto e fidato gruppo di reggenza per garantire la prosecuzione dell’attività. Sarebbe un positivo segnale all’esterno e all’interno. Come dire, il fondatore si mette un po’ da parte per difendersi con maggior libertà e senza ricadute sulla comunità, mentre altri studiano la situazione».
Non sarebbe un segnale di resa o un esautoramento?
«Mettersi da parte non significa accettare ciò che si dice. Il modo più proficuo di affrontare la situazione mi sembra quello di indicare due, tre persone per la guida della comunità e controbattere punto su punto alle accuse senza dichiarazioni inopportune e senza alzare polveroni controproducenti. In ogni modo, prima di giudicare occorre prudenza. Queste colossali iniziative di volontariato che di per sé sono ottime creano anche delle reazioni. Per creare una realtà di queste dimensioni si impegnano colossali energie e può capitare che si commettano sbagli o si ceda a debolezze, però il male che dicono ci sia, poi bisogna veramente provarlo e per condannare qualcuno servono prove concrete. La prudenza della Chiesa è abbassare i toni, non gridare ma far parlare i fatti e separare per tutelarla la realtà che si è creata dalla sorte del fondatore. Si approfitta magari di qualche scivolata, di un peccato, si amplificano cose errate per screditare l’impianto positivo».
Cosa la preoccupa?
«L’autodifesa esagerata. Terribili le parole, poi ritrattate sulla lobby ebraica. Poi le scuse e altre polemiche dannose. Ha alzato troppo i toni: è una reazione umana, ma molto controproducente. Appena esploso il caso, don Gelmini aveva preso una posizione più distaccata ed equilibrata poi ha iniziato a urlare cose sbagliate. Anche per difendersi bisogna saper usare bene le armi, altrimenti sono guai. alla testa di una realtà importante in tutto il mondo, così rischia di compromettere il futuro della comunità. Dovrebbe abbassare i toni e fare un passo indietro. Come hanno fatto i Legionari, incaricando un altro sacerdote che possa seguire con maggior serenità ed equilibrio. La prima accortezza che si deve avere è fare un passo indietro, aspettare che l’indagine compia il suo corso. Serve una persona che possa calmare le acque: è in pericolo il futuro della comunità».
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CORRIERE DELLA SERA, 8 AGOSTO 2007
FABRIZIO CACCIA
DAL NOSTRO INVIATO
ZERV (Reggio Calabria) – Ora è «deluso», «offeso», «esterrefatto », don Pierino Gelmini. Ai giornalisti che aveva accolto sabato scorso con tanto calore e un bel piatto di pasta, adesso grida «bugiardi» da lontano. «Scrivete solo falsità, andate via, tanto con voi non parlo più...». La sbarra all’ingresso è tirata giù. Non si passa. Il cancello della «Comunità Incontro » è chiuso.
Don Pierino si sente tradito. Anche il fatto che un prete come lui, don Antonio Mazzi, ieri, abbia parlato al Corriere delle confidenze raccolte da un ragazzo, non fa che aumentare la sua rabbia. Così freme ma non apre bocca. La risposta l’affida solo al suo portavoce, Alessandro Meluzzi. E lascia trasparire tutto il suo disappunto: «Consiglio a don Mazzi – dice Meluzzi – una visita al santuario di Santa Maria delle Grazie di Rimini dov’è conservata la reliquia di un francescano ucciso perché non volle rivelare, neppure sotto tortura, una confidenza che gli era stata fatta in confessione. Trovo non etico e soprattutto non ecclesiale violare in questo modo il segreto confessionale. Una cosa è essere chiamati a riferirne al magistrato, cosa giustissima e doverosa. Un’altra, però, è spiattellarla ai giornali».
un momento difficilissimo, per don Pierino. Si sente attaccato e assediato ingiustamente: «Io non ho neanche ancora capito bene di che cosa mi accusano e già c’è qualcuno che invoca le mie dimissioni (il cardinale Francesco Marchisano,
ndr). Ma io non ci penso proprio, perché dovrei? Io non mi autosospendo – continua a ripetere ai suoi più stretti collaboratori ”. Il mio unico giudice è la mia coscienza. E la mia coscienza è a posto».
Ieri, in serata, gli è arrivata pure l’ultima mazzata: l’avvocato Franco Coppi ha rimesso il mandato ed è uscito dal collegio di difesa. Il principe del foro, fautore da sempre del massimo riserbo, non ha condiviso certi commenti espressi nei giorni scorsi dal suo assistito: la gaffe sulla lobby ebraica, per esempio, l’attacco ai «giudici anticlericali» e via dicendo. E poi, soprattutto, l’inchiesta della procura di Terni sulle presunte molestie sessuali ad Amelia è ancora in corso e Coppi, strategicamente, avrebbe preferito che il suo cliente osservasse un rispettoso silenzio. Ma don Pierino è fatto così: fumantino, sanguigno. Un lupo d’Aspromonte. Anche per questo i suoi ragazzi lo amano. Anche per questo alle Comunità Incontro continuano ad arrivare, nonostante tutto, richieste d’aiuto da ogni parte d’Italia. L’inchiesta, comunque, sembra giunta a una svolta. Ieri, negli uffici della Procura di Terni si è svolto un vertice tra gli inquirenti ed è girata la voce di qualche provvedimento. A Zervò la tensione è salita alle stelle e i 130 ospiti della comunità si stringono fisicamente intorno al prete. «Don Pierino è un tutt’uno con la comunità. Se mai si farà un processo, sarà un processo a tutta la Comunità Incontro», ricorda Meluzzi. Ieri anche Maurizio Gasparri, l’ex ministro di An, ha telefonato in Calabria per tirarlo su: «Qui c’è bisogno di ritrovare serenità un po’ tutti – dice Gasparri ”. Sono contento che ci sia stato il vertice in Procura. bene che i giudici facciano luce al più presto sulla vicenda così che don Pierino possa tornare ad occuparsi solo dei suoi ragazzi».
E poi ci sono le parole del Vaticano da registrare. Sono parole importanti: «Non pensiamo di dover intervenire», spiegano autorevoli fonti all’agenzia Ansa. I commenti espressi in questi giorni da parte di ecclesiastici «sono a titolo personale e non ufficiale della Santa Sede» che «rispetta il lavoro della magistratura». Le comunità per i tossicodipendenti – ricordano Oltretevere – sono «luoghi di sofferenza con personalità e situazioni complesse, dove talvolta vengono formulate accuse che poi magari si rivelano infondate».
CORRIERE DELLA SERA, 8/8/2007
Caro direttore, mi dispiace dover tornare un’altra volta su una vicenda che meriterebbe un giusto silenzio.
Lo faccio perché vedo che anche oggi i titoli del
Corriere mirano solo a sollevare scandalo.
Ieri sera sono stato raggiunto da una telefonata da parte di un giornalista che, non so come, già sapeva più cose di me. L’unico fatto che ho confermato, a lui così come al magistrato, è che quattro anni fa ho risposto ad una lettera di un ragazzo disperato, con parole di incoraggiamento, consigliando di rivolgersi ad uno psicologo. Non ho accusato né mi sento di accusare nessuno, come invece in prima pagina strilla il titolo.
Noi preti, e in special modo chi tra di noi incontra ogni giorno il dramma delle persone, riceviamo spesso tante confidenze, tante confessioni. Siamo un po’ come delle casseforti del dolore. Non siamo solo i ministri del Perdono con la p maiuscola ma anche dei compagni di strada a cui si chiede un consiglio. Con gli anni impariamo a decifrare le sofferenze vere dalle maschere e a suggerire parole di conforto guardando di metterci sempre dalla parte del più fragile che cerca sinceramente per sé un riscatto. Così è successo quattro anni fa con una delle migliaia di lettere che ricevo ogni anno, sono sicuro che don Pierino Gelmini al mio posto avrebbe fatto lo stesso.
Io non sono contro nessuno e trovo molto scorretta l’immagine che si vuol dipingere di noi preti: in diverso modo cerchiamo di rispondere alla nostra chiamata, a volte abbiamo anche punti di vista contrari sul modo migliore di rispondere ai bisogni delle persone. Quel che si insinua di più non è vero e risponde solo alle logiche del mercato della comunicazione.
Mi permetta ora di prendere questa occasione in cui sono ancora accesi i fari dell’attenzione mediatica per rimettere sul tavolo un serio confronto su questa indispensabile forma di aiuto che sono le comunità. Nel nostro Paese c’è una ricca e invidiabile tradizione educativa che è un tassello fondamentale dello Stato Sociale. Prende forme differenti, per esempio il modello di Exodus basato sul costante confronto educativo, sul progetto individualizzato, sulla formazione professionale... è diverso dal modello delle Comunità Incontro, ma risponde ad un medesimo drammatico bisogno: in ogni comunità è presente un farsi carico della persona al di là dei suoi sintomi visibili, è presente un accompagnamento paziente, una cura a tutte le componenti dell’essere umano, compresa la dimensione spirituale. La comunità non può essere surrogata con altri tipi di intervento, farmacologici o a sportello, proprio per la sua caratteristica di impegno per tutte le ore della giornata e per tutti i giorni dell’anno. Questa risorsa adeguatamente aggiornata alle nuove esigenze va rilanciata e non affossata. Penso che questo potrebbe essere un vero argomento su cui discutere, forse meno giornalistico ma certamente più utile.
Cordialmente
Don Antonio Mazzi
Nella lettera don Antonio Mazzi conferma quanto anticipato nell’articolo di ieri. (Flavio Haver)
CORRIERE DELLA SERA, 9/8/2007
FLAVIO HAVER
ROMA – Nuove denunce contro don Pierino Gelmini. Sono state presentate alla polizia in alcune città dopo la notizia dell’iscrizione del suo nome sul registro degli indagati per violenza sessuale. Gli esposti sarebbero stati firmati da altri ex ospiti della Comunità Incontro, che si aggiungono così ai cinque che si erano rivolti alla magistratura nei mesi scorsi, tutti allontanati all’inizio del 2006 dalla struttura d’accoglienza di Amelia per aver commesso dei furti. Le ultime accuse sono al vaglio degli investigatori, che si appresterebbero a trasmettere gli atti al procuratore di Terni Carlo Maria Scipio e al pubblico ministero Barbara Mazzullo. Quest’ultima ha interrotto le ferie ed è tornata in ufficio: «Non lavoro per apparire sui giornali, lasciatemi lavorare», ha detto ieri. E una decisione sulla posizione del sacerdote sarebbe imminente. Ieri sera, per la prima volta è intervenuto il Vaticano. Dagli Usa il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone ha detto di volerci «vedere chiaro, ci sono già state notizie non fondate ».
La polizia ha messo a disposizione del pm una grande mole di materiale. I racconti dei tossicodipendenti che hanno puntato l’indice contro il sacerdote, innanzitutto. Le testimonianze come quella di don Antonio Mazzi che, seppure indirettamente, confermano il tenore delle accuse. E, ancora, le intercettazioni telefoniche, molte. Da alcune di esse pare siano emersi particolari importanti: voci insistenti alludono a tentativi di far ritrattare qualcuno tra coloro che ha sostenuto di aver subito abusi da don Gelmini. E accertamenti sarebbero in corso anche su un misterioso viaggio a Torino (dove sarebbe stato arrestato uno degli ex ospiti che lo ha denunciato) di persone legate alla Comunità Incontro. Don Gelmini non ne vuole sapere di autosospendersi e lasciare la Comunità Incontro nelle mani di un fiduciario, come gli aveva suggerito di fare il cardinale Francesco Marchisano. «Quel cardinale dovrebbe dimettersi lui, casomai», è stata la lapidaria risposta di don Gelmini al Gr2. A Zervò ha incontrato il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti (An): «Non mi hanno spaventato i narcos in Bolivia, che misero una taglia da 800 mila dollari su di me. Figuriamoci se mi preoccupo di queste sciocchezze». E intanto il suo portavoce, Alessandro Meluzzi, ha fatto sapere che «almeno un centinaio di avvocati si sono offerti per il gratuito patrocinio di don Gelmini dopo le "dimissioni" di Franco Coppi». Tra gli altri, si sarebbe fatto avanti per difenderlo anche Carlo Taormina.
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LA REPUBBLICA, 9/8/2007
GIULIANO FOSCHINI
DAL NOSTRO INVIATO
TERAMO - Alle otto della sera Michele Iacobbe, pregiudicato di Bari, rinchiuso nel carcere di Teramo racconta così: «I Sert non dovrebbero più mandare gente alla comunità Incontro. Chi ha problemi lì dentro si aggrava. A me è successo così: io sono una vittima di don Pierino Gelmini. Sono stato suo ospite e sono stato molestato più volte: mi toccava, palpava e io non potevo dire di no».
L´ha raccontata tutta d´un fiato così, seduto nella sua cella singola di fianco all´infermeria di un casermone che spunta tra le montagne di Teramo. la sua verità sulla storia di don Gelmini. Accanto a lui il direttore del carcere, tre ispettori di polizia penitenziaria e l´onorevole della sinistra democratica Franco Grillini che è voluto andare a Teramo per ascoltare uno degli accusatori di don Pierino. Il principale accusatore. Iacobbe è «il delinquente barese», «l´uomo che mi ha ricattato», che don Pierino ha descritto come il suo giuda, l´uomo che avrebbe ordito il complotto alle sue spalle. «Ho letto quello che sta dicendo sui giornali e alle televisioni e sono sempre più arrabbiato: quell´uomo mi ha rovinato costringendomi a fare delle cose che non avrei mai voluto», ha raccontato Iacobbe ai suoi interlocutori, la barba rossiccia e incolta incastonata nel suo metro e ottanta di altezza. Ha detto tutto, «mimando le carezze», dice Grillini, ancora «profondamente sconvolto per le parole che ho ascoltato».
«Ci diceva: tagliati i capelli, dai lo faccio io che corti mi piacciono di più, dammi un bacio per favore». Secondo quanto raccontato da Iacobbe le molestie sarebbero avvenute tutte all´interno della comunità di Amelia, in una stanza non ben precisata. Iacobbe è in carcere per una serie di reati, estorsione compresa, ed è un ex pentito. «Ho dovuto smettere di esserlo perché minacciavano la mia famiglia», ha raccontato ieri. Un personaggio definito «particolare» negli ambienti baresi non fosse altro che per la sua lunga carriera di tossicodipendente. «Io, però, a differenza di don Gelmini, mi fido della magistratura. Il pm Barbara Mazzullo con cui ho parlato mi è sembrata una persona molto seria».
Gelmini accusa Iacobbe però di avergli ordito una trappola, coinvolgendo in questa storia altre sei persone che avrebbe contattato in carcere. «Tutte falsità. Il magistrato mi ha chiesto se conoscevo altre persone che avessero subito le molestie e io ho fatto i nomi di chi conoscevo. L´ho fatto perché voglio che quello che è accaduto a me non succeda più ad altri ragazzi». «E´ un fiume in piena Iacobbe» - racconta Grillini - Senza che io gli chiedessi nulla è entrato nel particolare delle molestie che ha subito alla prima domanda su come stava. Sono assolutamente scosso. Se fosse vero sarebbero cose davvero incredibili, sono stupefatto. Certo se mentisse sarebbe un grandissimo attore. Da premio Oscar». Il detenuto sta seguendo sui media attentamente il caso di don Gelmini. «Ho visto in televisione che ieri ha rinunciato all´incarico anche il suo avvocato, secondo voi perché?».
Intanto, sulla vicenda è intervenuto dagli Stati Uniti il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone: «Voglio vederci chiaro, ci sono già state notizie non fondate. Ma sono in questo momento troppo lontano dall´Italia per dare un giudizio sulla vicenda.
Gelmini, chiuso ancora ieri nella sua comunità di Zervò, continua a non voler parlare. «Lo farà il 15 agosto, nel don Gelmini day, durante l´Eucarestia», dice il suo portavoce Alessandro Meluzzi. Ha dipinto però Iacobbe come un millantatore, «uno che mi ha ricattato dopo avermi chiesto pubblicamente scusa in comunità». «Era lui che mi aveva promesso un lavoro, addirittura 60 mila euro» ha raccontato però il barese. Attualmente è in carcere dal 4 aprile, arrestato dalla Squadra Mobile di Bari su ordinanza di custodia del gip Giuseppe De Benedictis. Al momento non ha avvocato, ha chiesto il gratuito patrocinio. Si è offerto di difenderlo il professor Pietro Nocita, noto avvocato romano.