Natalia Marra, Il Sole 24-Ore 13/6/2007, 13 giugno 2007
In Italia, la fattura petrolifera ha raggiunto quota 27,6 miliardi di euro nel 2006, ma nell’anno in corso si avvia verso un calo che la porterebbe ad attestarsi a 24,5 miliardi di euro, con un risparmio di oltre 3 miliardi di euro
In Italia, la fattura petrolifera ha raggiunto quota 27,6 miliardi di euro nel 2006, ma nell’anno in corso si avvia verso un calo che la porterebbe ad attestarsi a 24,5 miliardi di euro, con un risparmio di oltre 3 miliardi di euro. quanto rende noto l’Unione petrolifera nella sua relazione annuale. Secondo il documento annuale, la fattura energetica dello scorso anno è stata pari a oltre 50 miliardi di euro, ma nel 2007, il risparmio potrebbe essere di almeno 5-6 miliardi, un effetto dovuto all’apprezzamento dell’euro e alla diminuzione della domanda rispetto alle attese, soprattutto per il gas. Resta tensione sui prezzi e i segnali di rallentamento di fine 2006, sono ampiamente smentiti dai primi mesi 2007: a maggio il brent ha superato 71 dollari a barile attestandosi sui livelli dell’estate scorsa e ha sfiorato i 73 dollari la scorsa settimana. La benzina, sempre in aprile, ha superato gli 800 dollari/tonnellata (0,450 euro al litro) ed è tornata sui valori massimi del 2006. Si tratta di oltre 250 dollari in più rispetto all’inizio dell’anno, pari a quasi 14 centesimi di euro al litro. «Un conto pesante per il nostro Paese», ha commentato il presidente dell’Unione petrolifera Pasquale De Vita. Nel corso della presentazione, l’Unione petrolifera critica le accuse di comportamenti speculativi. «Le polemiche sui prezzi dei carburanti - ha sottolineato Pasquale De Vita - appaiono pretestuose. Il mercato italiano presenta un grado di concorrenza non dissimile da quello di altri Paesi europei e un numero di operatori superiore, pur scontando rigidità strutturali ben maggiori». Secondo De Vita, facendo un confronto con i principali mercati europei, «ci si accorge che gli aumenti in altri Paesi, spesso presi a modello, sono stati ancora più repentini e consistenti». Una puntualizzazione del presidente dell’Unione petrolifera è arrivata anche sull’istruttoria aperta sul settore dall’Antitrust. «Le compagnie petrolifere - ha dichiarato – non hanno messo in atto nessun comportamento illecito. Il Garante vede nella grande distribuzione organizzata una possibile soluzione ai problemi della rete italiana che, forse, avrebbe bisogno di altro». De Vita ha sottolineato che spesso gli interventi legislativi,«almeno per quanto riguarda il settore petrolifero, hanno avuto l’effetto di ingessare ulteriormente il sistema». Un capitolo a parte della relazione, ha riguardato l’allarme dell’Unione petrolifera sui contenuti del Ddl sulle liberalizzazioni, che ha ricevuto oggi il primo via libera della Camera dei deputati, definiti come «preoccupanti» in particolare per le norme relative alla rete di distribuzione carburanti che vedrebbe a rischio 4 miliardi di investimenti programmati dalle aziende. Secondo i petrolieri italiani, troppe incertezze riguarderebbero la revisione del Codice ambientale che «sta portando all’adozione di provvedimenti per nulla discussi con gli operatori che sono chiamati ad applicare la normativa». Per De Vita, l’attuazione della direttiva sull’emission trading è un altro elemento «di preoccupazione». Alla presentazione del rapporto, è intervenuto il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che ha ribadito come l’obiettivo del Governo sia quello di aumentare il ricorso alle fonti rinnovabili, senza rincari dell’energia, in relazione ai target imposti dall’Ue che chiede un abbattimento del 20% delle emissioni di Co2 entro il 2020. «Vogliamo fare più rinnovabili - ha affermato Bersani - non aumentare il prezzo dell’energia. Alle trattative che inizieranno a luglio, andremo con le idee chiare e un atteggiamento realistico». Bersani ha quindi fatto un appello agli industriali del petrolio perché diventino protagonisti del settore dei rinnovabili. Bersani ha anche ammesso che «la forbice del prezzo della benzina con l’Ue si è ridotta e questo è segno che poteva ridursi». Una critica alle vicende di quest’ultimo anno del Codice ambientale arriva dall’intervento all’assemblea dell’Up del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. « l’esempio di come non si deve fare - ha avvertito il numero uno di viale dell’Astronomia - stiamo perdendo molti mesi per cercare di rimediare all’approccio ideologico, inaccettabile e ostile alle attività produttive che ha ispirato l’iniziale proposta del governo che ha provocato il blocco di centinaia di milioni di investimenti». Per il leader degli industriali «chiedere di scaricare tutti i costi sulle imprese nel 2007, non trova riscontro in nessun Paese europeo. Mentre servono politiche in grado di affrontare le grandi questioni, determinanti per la competitività, con disegno riformista di ampio respiro».