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 2007  agosto 05 Domenica calendario

Come vanno le sue vacanze? «Sono a Skyros con mia moglie e mio figlio Valerio. La prima parte delle vacanze l’abbiamo passata in Sardegna e adesso siamo in Grecia e poi finiremo le vacanze vicino a Cagliari

Come vanno le sue vacanze? «Sono a Skyros con mia moglie e mio figlio Valerio. La prima parte delle vacanze l’abbiamo passata in Sardegna e adesso siamo in Grecia e poi finiremo le vacanze vicino a Cagliari. Io ho la fortuna di avere due mesi di vacanze e visto che mia moglie è incinta e quindi non lavora, abbiamo vacanze lunghissime». E cosa fate? «Io leggo e scrivo un libro, "Mal di merito", che devo consegnare a settembre a Rizzoli». Di cosa si tratta? «E’ un libro che cerca di capire perché in Italia è così difficile affermarsi soltanto con le proprie capacità. Se nasci bene vai avanti bene, se nasci male vai avanti male. A differenza di molti Paesi europei è più difficile scegliere la vita che si vuole». Ma lei ha avuto la fortuna di costruirsi un suo destino personale? «Sì, io ho un papà funzionario di banca e una madre insegnante. Non pensavo di riuscire ma invece ce l’ho fatta a fare il mestiere che mi ero scelto: il giornalista». Fa bene stare un po’ lontani dalle cose di casa? «Benissimo. Qui in due stanze e un bagno, ci occupiamo della casa, internet è lentissimo, non arrivano i giornali se non con molto ritardo, si mangia benissimo. Ecco che sono appena arrivati i giornali di tre giorni fa». E’ molto faticoso condurre Ballarò? «E’ stressante, assorbe tutto il mio tempo. Bisogna studiare molto per ogni puntata, se si vuole essere al livello degli ospiti. Noi lavoriamo anche il sabato e la domenica dato che andiamo in onda il martedì. Occupa molto tempo anche cercare gli ospiti giusti». La politica per lei è una passione? «La politica ha due aspetti: uno è certamente la passione, io ho le mie idee e ho una mia cultura, e poi c’è un aspetto professionale, e riesco a tenere le cose tra loro separate. La mia vera passione è il giornalismo». Ma in che modo si deve guardare la politica italiana? «Bisogna applicare un metodo logico aiuta ad avvicinarsi alla verità. I politici li misuriamo con sondaggi, con l’economia, con il parere degli esperti. Ballarò non deve essere un salotto di chiacchiere». Sente di avere delle similitudini con Santoro, Vespa, Mentana, Lerner, Piroso o altri? «Ognuno lavora come crede, l’importante è essere sereni, non è necessario paragonarsi. Io credo di sapermi mantenere libero». Riceve molte pressioni? «Credevo molte di più, ma non ci hanno provato, o forse è il direttore di rete, Paolo Ruffini, che riesce a fare da ombrello». Ma riceve delle clamorose lamentele? «Quelle certamente. Attacchi, polemiche, ma fa parte del pacchetto». Ha più rapporti con il centrodestra o con il centrosinistra? «No, non ho rapporti né a destra né a sinistra, li vedo solo il martedì sera in trasmissione. Abbiamo rapporti di stima. Ci furono polemiche all’inizio sul fatto che io potessi essere fazioso, ma Ballarò è al sesto anno e abbiamo dimostrato di essere credibili». Lei è molto aggressivo? «Determinato, non aggressivo. Noi siamo duri con tutti, ma leali. Siamo stati severi sia verso il governo Berlusconi sia verso il governo Prodi. Basta poco per fare giornalismo, basta fare domande e voler ottenere risposte». Come si sta alla Rai? «Dipende da dove ci si trova. A Rai Tre io sto benissimo». Non ha mai avuto voglia di cambiare? «No, ho fatto la radio, poi il corrispondente da New York, poi il conduttore di prima serata senza raccomandazioni. Tengo a dirlo, e non poteva andarmi meglio». Ha avuto fortuna nella sua carriera? «Un colpo di fortuna fu trovarmi solo a New York a coprire l’11 settembre e questo mi ha dato un grosso spazio». Quali sono i requisiti per un bravo conduttore? «Sangue freddo, essere molto forti nella diretta, non distrarsi e rimanere concentrati e non bisogna montarsi la testa». Lei pensa molto all’audience? «E’ giusto sperare che la gente ti segua, è giusto lavorare per il maggior numero di persone possibile». La scelta degli ospiti è fatta appunto per lo share? «No, per la competenza che hanno sul tema che interessa più persone possibili, sono i temi a essere scelti per l’interesse che possono suscitare nel pubblico». Ma gli italiani sono più preparati magari di quanto non lo sia la classe dirigente? «Le classi dirigenti sono quelle che si sceglie un Paese. Il problema vero del nostro Paese è che l’età media dei dirigenti è di 61 anni. Marchionne prima di diventare quello che è oggi non lo conosceva nessuno, nella altre grandi aziende, invece, ci sono sempre gli stessi. A 34 anni ho fatto Ballarò, ora è il talk show più visto. La Rai, nel mio caso, ha investito su uno sconosciuto, forse ci vorrebbe un po’ di coraggio in tutti i settori». Stampa Articolo