Ilaria Leccardi, La Stampa 5/8/2007, 5 agosto 2007
1. Nella versione subacquea del rugby la palla (ripiena di acqua marina) deve essere lanciata dentro un cestello, senza mai uscire in superficie
1. Nella versione subacquea del rugby la palla (ripiena di acqua marina) deve essere lanciata dentro un cestello, senza mai uscire in superficie. Il campo di gioco è una piscina profonda cinque metri. 2. Il basket a cavallo (horseball) richiede buona mira e abilità nel cavalcare. 3. Nel touch rugby (versione soft della rude disciplina della palla ovale) i contatti fisici sono limitati, non sono previsti calci al pallone e non servono neppure le porte. 4. Il beach nordic walking comincia a dilagare sulle spiagge della corta romagnola: basta avere un paio di bacchette e voglia di camminare sulla battigia. 5. L’hockey subacqueo si gioca in nell’acqua profonda due metri. I giocatori indossano pinne e boccaglio. La mazzetta è più corta di quella tradizionale, il disco pesa un chilo e mezzo e permette lanci fino a cinque metri di distanza. Quarantadue chilometri di corsa con le spalle alla linea di arrivo. Una partita di rugby dove non esistono né placcaggio, né mischia, ma solo tanta velocità. Un match di basket in cui non sono favoriti gli spilungoni ma i bravi fantini. Nuovi sport e un’unica regola: «Facciamolo strano». Sono sempre più diffusi, soprattutto d’estate quando crescono le possibilità di muoversi all’aperto, e si moltiplicano esibizioni e tornei. E sono sempre più diversi, in acqua, a cavallo, sull’erba. Attenti a liquidarli in fretta come stranezze frutto di qualche mente particolarmente fantasiosa. Perché se è vero che alcuni paiono un inno all’eccentricità, la maggior parte vede aumentare i praticanti e i consensi. In comune hanno il fatto di essere variazioni sul tema: si prende uno sport e ne si modifica un tratto, un elemento, fino a volte a stravolgerlo del tutto. Ed è così che, ad esempio, prende vita il retrorunnig, la corsa all’indietro. «E’ nato per scherzo, nel 1987 a New York, come gara goliardica - racconta Stefano Morselli, più volte primatista mondiale di retrorunning su diverse distanze -. Nel 1992 è arrivato in Italia con la prima gara, vicino a Reggio Emilia. Oggi siamo il Paese che organizza più competizioni e addirittura il 16 marzo i retrorunner parteciperanno per la prima volta a un maratona, quella di Roma». C’è chi dice che il rugby sia uno sport violento, ma esiste anche il modo per renderlo più gentile. Si chiama touch rugby ed è da poco arrivato in Italia. Nato come forma di riscaldamento in Australia, la culla della palla ovale, si è fatto presto strada come sport agonistico. Lo scopo è fare meta senza essere toccati dall’avversario, perché a ogni tocco l’azione si ferma e al sesto contatto consecutivo la palla passa all’altra squadra. «La bellezza di questo sport, dagli alti contenuti sociali, è che lo possono praticare tutti, anche donne contro uomini - spiega Massimo Camerin, presidente di MaiDireMeta, club che organizza partite e tornei -. I contatti fisici sono limitati e lo si può giocare ovunque, non sono previsti calci al pallone e non servono nemmeno le porte». Amato sia dai veterani del rugby vero sia dai neofiti, quello del touch rugby è un movimento spontaneo che ancora non ha una federazione, ma per il prossimo anno si sta lavorando all’organizzazione di un vero campionato. «Quest’estate si potrà giocare il 14 agosto a Cortina e il 25 a Mantova - continua Camerin - in attesa del primo weekend di settembre quando a Grenoble, in Francia, è prevista una due giorni di allenamenti e torneo internazionale». Buona mira e dimestichezza a cavalcare sono invece i segreti dell’horseball, una sorta di basket giocato in sella al cavallo. «Prima di entrare nel canestro - spiega Fulvio Risso, presidente dell’Associazione nazionale horseball - la palla deve passare tra le mani di almeno tre giocatori. Questo lo rende un vero gioco di squadra». E’ uno sport amato soprattutto dai giovani, che si destreggiano sui pony. «Per quanto riguarda le gare - continua Risso - è finito da poco il campionato europeo junior e il 10 agosto toccherà ai senior, a Saint Lo, in Francia, dove la squadra italiana sarà composta da sei uomini e due donne». Fra i nuovi sport i più strani sono forse quelli legati all’acqua. Proprio oggi si concludono a Bari i primi mondiali di attività subacquee, con discipline come rugby e hockey versione sub. Ma come è possibile andare in meta sott’acqua? Valentina Anichini, giocatrice della nazionale, risponde così: «E’ più divertente, unisce forza fisica e resistenza. Si gioca nell’acqua profonda fino a cinque metri e la palla, pesante e ripiena di acqua marina, non può mai uscire in superficie. I giocatori indossano boccaglio, maschera e pinne e sono costretti a lunghe apnee per fare meta sul fondo della piscina». L’hockey, invece, si gioca alla profondità di due metri, sempre con pinne e boccaglio. «La mazzetta che usiamo è molto più corta di quella tradizionale dell’hockey - spiega il nazionale Giacomo Pallotti - inoltre il disco pesa un chilo e mezzo e permette lanci fino a cinque metri di distanza». L’ultima novità arriva invece dalla riviera romagnola, dove Enzo Bianchi, gestore dell’Hotel Fiorina di Riccione, ha creato il beach nordic walking. «E’ una versione acquatica del più celebre nordic walking - racconta - la camminata con i bastoncini da neve, nata in Finlandia ma ormai diffusissima anche in Italia. E’ uno sport non competitivo, ma che fa bene al fisico. Io, ad esempio, ho incominciato a praticarlo dopo diversi anni di inattività e ho perso in poco tempo dodici chili. Da quest’anno ho pensato: perché non provare anche nell’acqua di mare, i cui benefici sono noti a tutti? E così ho studiato una tecnica nuova e sono diventato il primo, e per ora unico, istruttore di questa disciplina». Chi pratica il beach nordic walking fa lunghe camminate in riva al mare, a passo sostenuto, nell’acqua bassa (5-10 centimetri) o medio-alta (fino a mezzo metro) e si aiuta con i bastoncini. La tecnica in acqua bassa consente un incremento del battito cardiaco del 5-10 per cento, quella in acqua medio-alta, invece, lo aumenta di un terzo.