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 2007  agosto 05 Domenica calendario

L´America archivia un´altra settimana pesante, con gli indici che perdono un ulteriore 2 per cento ma soprattutto dopo giornate che hanno mostrato una volatilità nel corso della stessa giornata assolutamente impressionante

L´America archivia un´altra settimana pesante, con gli indici che perdono un ulteriore 2 per cento ma soprattutto dopo giornate che hanno mostrato una volatilità nel corso della stessa giornata assolutamente impressionante. C´è già - peraltro da qualche settimana - chi prevede crolli epocali. E chi pensa addirittura a un crollo del sistema finanziario internazionale. C´è chi, invece, vede tali situazioni come un salutare storno dopo quattro anni di rialzi. In realtà la volatilità è sintomo di grande incertezza che, giorno dopo giorno, sembra diventare nervosismo. Ma perché tutto questo? Sono i temporali brevi ma violenti che prevedevamo da settimane o un vero e proprio mutamento di clima? La "bella stagione" delle Borse sta per finire, come accade nel 2000 con il crollo della new economy? In realtà non lo sa nessuno. C´è infatti chi dice che con un´economia mondiale cosi forte e sana i mercati azionari non possono crollare e chi per contro sostiene che i mutui sub-prime sono una vera e propria mina all´intero sistema. Sulla questione dei mutui però bisogna tornare perché si ha l´impressione che - insistendo solo su di essi - si stia cercando di ingannare il grande pubblico. Tutti infatti sanno che, se anche saltassero tutti i mutui subprime americani, cioè quelli concessi a persone dotate di un patrimonio in pratica coincidente con il bene - la casa - su cui è stato acceso il mutuo, non succederebbe nulla di cosi grave. Molti esperti hanno fatto calcoli, anche precisi, ma certamente il sistema finanziario americano è di una tale solidità da non poter essere intaccato pesantemente. Ma allora cosa sta succedendo? Accade che i tassi bassi degli scorsi anni hanno portato banche ed intermediari finanziari di ogni tipo a costruire prodotti "sintetici", ora genericamente chiamati derivati o strutturati, che sono una sorta di pacchetto che contiene molte cose in grado di offrire rendimenti interessanti. All´interno di questi pacchetti ci sono i mutui sub-prime che, proprio per essere stati concessi a persone finanziariamente non solidissime, hanno dei rendimenti nominali alti, ma ci sono anche molti finanziamenti ad operazioni di private equity, altrettanto redditizi, se non di più, ed anche operazioni di credito al consumo (chi compra il televisore o l´auto a rate, in pratica) che notoriamente sono a tassi altissimi. Come se non bastasse, questi pacchetti, per essere ancor più redditizi, sono costruiti con una componente di equity (cioè azioni, il rischio vero che si prende chi li costruisce) ed una di ulteriore debito basata sulle statistiche storiche dei rimborsi. Come si capisce la costruzione è allo stesso tempo complicata e piuttosto ardita, rischiosa. Ma la complicazione non finisce qui. Il tema vero sta nel sottoscrittore finale di questa "strana roba" che e´ composta dalla ignara signora Maria (in genere tramite fondi di investimento) fino all´investitore istituzionale sofisticato. Tutti alla ricerca di un tasso di interesse più alto di quello dei titoli di stato. Per cui in questi giorni la questione che si pongono tutti è dove sia alla fine questa "roba". Perché, se sta nei portafogli dei grandi fondi pensione, forse c´e´ qualcuno che soffrirà, ma poco importa. Se invece fosse nelle casse di società, banche o assicurazioni quotate in borsa, c´è il pericolo di qualche buco (crac o quasi- crac) in arrivo. Intanto in questi giorni le grandi società di rating - che non si sa come avevano avallato la costruzione di questi piccoli mostri dando loro una classificazione di rischio spesso assai generosa - fanno sapere di avere improvvisamente abbassato il livello di qualche migliaio di questi pacchetti, gettando nello sconforto chi si era fidato di loro. Un po´ come era successo per la Parmalat. E da un giorno all´altro si scopre che Bear Sterns, una delle banche più importanti del mondo, azzera il valore di tre suoi fondi che contenevano i piccoli mostri. Venerdì un paio di grandi erogatori di mutui americani hanno chiuso i battenti e la loro carta si avvia a valere assai poco. Questa è pertanto la vera situazione: chissà cosa c´è dentro i piccoli mostri, chissà che rating vero hanno, chissà chi li ha in mano e se sarà costretto a venderli o meno. Un bel puzzle, non c´e´ dubbio. Figlio comunque di quella finanza creativa - ed anche un po´ allegra - che da anni genera liquidità virtuale, la liquidità che ha gonfiato i mercati. E ora e´ bene che la bolla si sgonfi. Piano piano, e che non scoppi. Il paradosso è che, contro questa situazione di confusione dei mercati, dove nessuno sa più esattamente che cosa ha in mano, che cosa ha comprato, c´è una situazione economica mondiale assolutamente ottima. Così ottima che autorizza i mercati (cioè le Borse) a essere ottimiste. E i risultati delle società quotate sono mediamente buoni, anche se non esplosivi. I mercati, quindi, sono in una situazione che si può definire solo come ambigua. Da una parte vedono un contesto economico che autorizzerebbe altri rialzi o comunque una certa stabilità. Solo che molti investitori (soprattutto piccoli, attraverso i fondi, ma anche grandi) hanno già comprato della "roba" e non riescono più a capire di che roba si tratta. E tutti, un po´, temono che prima o poi dilaghi il panico. Ecco perché le Borse (e i risparmiatori) sono sull´ottovolante.