la Repubblica 5/8/2007, 5 agosto 2007
MILANO
Non sarà un rientro facile, domani, per chi lavora in finanza. L´apertura dei mercati, infatti, sarà seguita con il fiato sospeso dopo i tonfi di venerdì scorso e la correzione, ormai marcata, delle quotazioni, sia in Europa sia in America. Anche perché le ragioni di inquietudine, in particolare quelle provenienti dagli Usa sui mutui subprime, continuano a tener banco. Negli States stanno per cadere le prime teste: domani si riunirà il consiglio di Bear Stearns: secondo il Wall Street Journal potrebbe dimettersi Warren Spector, uno dei due presidenti della banca, fino a poco tempo fa considerato il naturale candidato a diventare il manager esecutivo del gruppo. La carriera di Spector è stata bruscamente interrotta proprio dalla crisi dei mutui subprime: fanno infatti capo a Bear Stearns due hedge fund chiusi (e un terzo è in crisi di liquità) perché trascinati nel default dei mutui subprime cartolarizzati.
I segnali di difficoltà si stanno moltiplicando: in Australia Macquarie Bank ha annunciato all´inizio della settimana scorsa che due suoi fondi hedge potrebbero perdere fino al 25% del loro valore, mentre il Sowood Capital manamegement, un fondo hedge basato a Boston, ha perso 1,5 miliardi di dollari in luglio, la American Home Mortgage ha ridotto da 7mila a 700 i dipendenti ed ha sospeso gran parte delle attività e infine in Europa la tedesca Ikb ha avuto bisogno di un cordone sanitario (peraltro pubblico) da oltre 10 miliardi di euro proprio per l´esposizione ai mutui cartolarizzati Usa.
Difficilmente tutto questo si tradurrà in un ribasso dei tassi di interesse negli Stati Uniti, perché l´economia è solida e continua a crescere - sebbene a tassi meno brillanti del passato - e di conseguenza l´inflazione resta salda, anche se non a livelli preoccupanti ma sufficienti a non consigliare a Ben Bernanke di ridurre il costo del denaro. Ma altrettanto difficilmente il dollaro riuscirà a tener molto botta all´euro - la chiusura di venerdì sera ha visto la moneta unica europea sfiorare quota 1,38 dollari - così come dovrebbe continuare la corsa verso il cosiddetto "fly to quality", la fuga verso la qualità e i titoli a minor rischio. Non a caso i titoli di Stato, negli Usa ma anche in Italia, si sono molto apprezzati negli ultimi tempi e i rendimenti di conseguenza sono scesi ai minimi dell´anno.
Infine, da segnalare la denuncia dell´Adusbef, che ieri ha puntato il dito sui conflitti di interesse delle società di rating, controllate dalle stesse banche esposte e coinvolte dalla crisi della finanza strutturata.
(vi.p.)