Federico Rampini, la Repubblica 5/8/2007, 5 agosto 2007
Proprio quando molti italiani hanno iniziato a versare il nuovo Tfr nei fondi pensione, i mercati finanziari su cui viene investito il risparmio previdenziale rivelano una pericolosa fragilità
Proprio quando molti italiani hanno iniziato a versare il nuovo Tfr nei fondi pensione, i mercati finanziari su cui viene investito il risparmio previdenziale rivelano una pericolosa fragilità. Lo scandalo Cirio o i bond argentini di infausta memoria sono poca cosa in confronto ai rischi di crisi che questa settimana hanno spaventato le Borse. Agosto è un mese propizio alle ventate di panico: molti operatori finanziari e risparmiatori sono in vacanza, si sentono meno informati e più vulnerabili del solito, l´inquietudine spinge a smobilitare gli investimenti prima che sia troppo tardi. In questo agosto potrebbero venire al pettine tutti insieme quei nodi che da tempo minacciano la stabilità del capitalismo monetario. L´epicentro di crisi più allarmante ha la sua origine primaria in alcune bolle speculative evidenti da anni su molti mercati, primo fra tutti quello immobiliare. Le autorità monetarie hanno la loro parte di responsabilità. La saggezza convenzionale dei banchieri centrali ha scelto di concentrare gli strumenti della politica monetaria soprattutto sul controllo dei prezzi al consumo, fingendo di ignorare che in certe fasi l´inflazione dei beni patrimoniali e dei titoli finanziari può essere il vero nemico della stabilità. Negli ultimi anni è nel mercato immobiliare, soprattutto quello dei paesi anglosassoni, che si sono accumulate distorsioni micidiali. Gli Stati Uniti, la più grande economia del mondo, vivono ormai su montagne di debiti. A livello nazionale la patologia più appariscente è il colossale deficit commerciale con l´estero, che viene finanziato emettendo cambiali (buoni del Tesoro) soprattutto verso le nazioni dell´Estremo Oriente: Cina, Giappone, Corea del Sud. A questo indebitamento esterno ne corrisponde uno interno che nel breve termine si sta rivelando il più destabilizzante. Per anni le famiglie americane hanno vissuto al di sopra dei loro mezzi, la crescita dei consumi è stata sostenuta andando "in rosso". L´acquisto delle case è stato finanziato generosamente dal sistema bancario. Con i prezzi degli immobili che salivano alle stelle, i mutui hanno cambiato natura e funzione. Al mutuo hanno fatto ricorso anche molti americani che la casa l´avevano già, ma monetizzavano il suo aumento virtuale di valore: ipotecando l´abitazione la usavano come una macchina per fabbricare soldi, offrendo in garanzia gli immobili ottenevano dalle banche prestiti sempre più abbondanti per pagarsi l´automobile nuova, le vacanze, le tasse universitarie per i figli. In questo business altamente lucrativo per il sistema bancario è cresciuto un sottobosco di operatori finanziari senza scrupoli. Le società di credito immobiliare sono andate a raschiare il fondo del barile, offrendo mutui a famiglie dai redditi molto bassi o già fortemente indebitate e insolventi. L´accumulazione di rischi veniva ignorata beatamente non solo dai banchieri ma anche dai governi e dalle autorità di vigilanza sul credito. Finché il valore delle case saliva il gioco sembrava prolungabile all´infinito. Inoltre il rischio di insolvenza non restava concentrato sugli erogatori dei mutui. Con l´invenzione di strumenti finanziari sempre più sofisticati, questi crediti di bassissima qualità sono stati triturati in infiniti "spezzatini", poi rimescolati e ricomposti in "titoli-salsiccia" venduti ampiamente sul mercato, sottoscritti da banche, assicurazioni, fondi pensione. Com´è noto a chiunque abbia visitato una fabbrica di würstel, il risultato finale è irriconoscibile rispetto agli ingredienti iniziali. Lo stesso, o quasi, è accaduto con la varietà di titoli che oggi incorporano crediti immobiliari insolventi: sono stati frullati, miscelati, impacchettati, comprati da grossi operatori finanziari considerati seri e rispettabili, e sono finiti nei portafogli di risparmiatori del tutto ignari, infilati dentro i loro fondi di investimento obbligazionari. Ora il castello di carte si sta afflosciando. Da mesi si sgonfia velocemente la bolla immobiliare in America, e non solo quella. Milioni di famiglie non riescono a ripagare i debiti, le loro case vengono pignorate dalle banche ma ora valgono una frazione del mutuo originario. Crollano come birilli gli hedge fund specializzati nell´acquistare titoli di credito sui mutui. Si scopre che il cancro non è limitato agli Stati Uniti ma ha contagiato dei sistemi che un tempo erano assai più conservatori, perfino la Germania. In cerca di guadagni facili, insospettabili investitori istituzionali hanno partecipato alle più spericolate acrobazie speculative, coinvolgendo eserciti di risparmiatori male informati. Una perversione analoga è accaduta con il boom delle megascalate societarie finanziate con i debiti, un fenomeno che storicamente ha spesso preceduto i crac delle Borse. Qui il film che stiamo vedendo è analogo a quello che andò in scena negli anni ”80, all´epoca dei «barbari alle porte», quando il capitalismo occidentale veniva sconvolto da una nuova razza di predatori che davano l´assalto a imprese multinazionali con i soldi degli altri (banche, fondi di investimento, piccoli azionisti). Oggi i meccanismi sono solo un po´ più sofisticati con la finanza derivata e con l´irruzione in scena del private equity: potenti gruppi specializzati nelle ristrutturazioni di azienda mal gestite, che dopo la cattura della loro preda spesso preferiscono cancellarla dal listino di Borsa. Questi protagonisti hanno goduto di un credito illimitato, grazie allo scarso discernimento delle autorità di vigilanza, alla inettitudine delle agenzie di rating, alla collusione interessata dei banchieri. Sempre con la tecnica di spalmare il rischio su una moltitudine di investitori, emettendo titoli dal contenuto opaco, i nuovi protagonisti delle scalate hanno attinto all´immensa liquidità esistente nel mondo. La crescente disponibilità di capitali alimentata dall´invecchiamento demografico e dal nostro risparmio previdenziale, ha creato ancora una volta l´illusione del moto perpetuo. Per molto tempo i guru dei mercati hanno predicato a folle ingenue che le bolle non erano bolle, e che mai sarebbero scoppiate, visto che le risorse finanziarie continuavano a gonfiarsi. Anche questo è un tipico segnale che precede le crisi. Ci si dimentica che la liquidità può prosciugarsi all´improvviso, perché quando si sparge la paura c´è il fuggi fuggi verso i pochi investimenti sicuri e liquidi come i titoli di Stato e i depositi a tasso fisso. Ora le banche non riescono più a rifilare al mercato i titoli-spazzatura che ieri andavano a ruba; di conseguenza sono costrette a tenerseli. Ne risentiranno i loro bilanci, i loro azionisti, e i risparmiatori i cui conti-titoli sono stati ingolfati di carta di dubbia qualità. Come sempre gli unici a non dover pagare alcun prezzo saranno i top manager, che già si sono garantiti le loro uscite di sicurezza e il benessere della progenie a colpi di bonus, stock options, liquidazioni d´oro. Non sono esclusi contagi più gravi che si allargherebbero all´economia reale. Il caro-petrolio più la crisi immobiliare possono provocare un brusco rallentamento dell´economia americana. Ne soffrirebbero le grandi nazioni esportatrici dell´Asia, più l´Europa penalizzata dal dollaro debole. Ma anche se non accadesse il peggio, c´è almeno una lezione urgente a uso domestico. Se il futuro delle nostre pensioni sarà sempre più legato all´andamento dei mercati finanziari, nazionali e mondiali, il grado di trasparenza attuale è ancora del tutto insoddisfacente.