Corriere della Sera 5/8/2007, 5 agosto 2007
Scrivo dopo aver letto l’ articolo del professor Ichino a proposito di Alitalia ( Corriere, 31 luglio)
Scrivo dopo aver letto l’ articolo del professor Ichino a proposito di Alitalia ( Corriere, 31 luglio). Chiarisco che, ufficialmente e in tutte le sedi, il mio sindacato non ha mai posto l’italianità come elemento centrale ma al contrario abbiamo sempre chiesto di conoscere il piano industriale e su quello avremmo espresso il nostro parere. Nell’individuare alcune delle cause della drammatica situazione aziendale (piani industriali fallimentari, enormi sprechi, intromissione clientelare dei partiti nella vita aziendale, mancanza di una politica del trasporto aereo nel Paese, ecc.) abbiamo anche proposto come modello industriale una holding (Alitalia) che abbia sotto di sé una serie di società a capitale misto con partner qualificati che svolgano, con profitto, le varie attività di core business e quelle a esso connesse. Un modello analogo a quello adottato da Lufthansa, Air France e British Airways con ottimi risultati. Come si vede una posizione tutt’altro che «arroccata». Vorrei anche chiarire che durante la fase di asta dell’Alitalia è stato effettuato un solo sciopero in Alitalia. Purtroppo succede molto spesso che un qualsivoglia sciopero nel trasporto aereo, che nulla ha a che vedere con la compagnia, su questa alla fine ricada. Sottolineo inoltre che il costo del lavoro in azienda è molto al di sotto dei nostri competitors come dimostrato dai dati di bilancio. Su tutto poi si può lavorare e migliorare ma i mali di Alitalia non sono da ricercare nel mondo del lavoro o, perlomeno, questo incide ormai in misura infinitesimale. Andrea Cavola Segretario nazionale SdL Trasporti