Sergio Romano, Corriere della Sera 5/8/2007, 5 agosto 2007
Caro Romano, Luigi Facta che è stato Presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 26 febbraio 1922 al 31 ottobre 1922, è generalmente ricordato dalla storia soprattutto per la sua indecisione nel promulgare lo stato d’assedio nell’ottobre 1922 che, forse, ci avrebbe potuto risparmiare il ventennio fascista
Caro Romano, Luigi Facta che è stato Presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 26 febbraio 1922 al 31 ottobre 1922, è generalmente ricordato dalla storia soprattutto per la sua indecisione nel promulgare lo stato d’assedio nell’ottobre 1922 che, forse, ci avrebbe potuto risparmiare il ventennio fascista. Vorrei sapere da lei, alla luce delle moderne acquisizioni su quei tragici avvenimenti, quanto dipese dal re Vittorio Emanuele III la mancata promulgazione dello stato d’assedio da parte di Facta. Renato Cimino rencim@tin.it • La responsabilità non fu di Facta, ma del re che non volle dare corso al provvedimento. Sulle ragioni per cui Vittorio Emanuele si oppose esistono almeno due tesi. Seconda la mia il re era giunto alla conclusione che i partiti democratici fossero incapaci di accordarsi su una formula adatta al governo del Paese. Secondo altri, Vittorio Emanuele temeva che i fascisti avrebbero avuto l’appoggio del Duca d’Aosta e che egli avrebbe perso il trono a favore del cugino.