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 2007  agosto 05 Domenica calendario

DAL NOSTRO INVIATO

BERLINO – Brigitta Sirny ha 57 anni, gli stessi occhi azzurri della figlia, due piccoli solchi agli angoli della bocca. Brigitta ha scritto un libro, l’ha intitolato Anni disperati.
La casa editrice Ueberreuter- Verlag è sicura che venderà bene, basterebbe che lo comprassero un decimo degli spettatori che poco meno di un anno fa si attaccarono alla televisione per ascoltare la sua storia – o meglio, quella di sua figlia ”: oltre due milioni e mezzo in Austria, 7.130.000 in Germania. Era il 23 agosto 2006. Il giorno in cui gli anni disperati di Brigitta sembrarono giunti alla fine, e la nuova vita di Natascha ebbe inizio.
Neanche dodici mesi dopo l’incredibile fuga di Natascha Kampusch, rapita a dieci anni il 2 marzo 1998 mentre andava a scuola, e segregata per otto in una stanza sotto il garage di Wolfgang Priklopil, in un sobborgo di Vienna, sua madre Brigitta ha deciso di uscire dall’ombra. Il motivo è la presentazione del suo libro sui giorni trascorsi senza Natascha: «La mia vita all’inferno – questo l’incipit riportato ieri dalla Bild – iniziò alle cinque e mezzo del mattino». Brigitta ricorda i capricci della bambina, il saluto di controvoglia, il panico che cresce quando, a fine pomeriggio, la piccola non torna casa. Il brano si conclude con la prima telefonata alla polizia, ma il tabloid
tedesco ha già pronti in canna i prossimi estratti in esclusiva.
Intanto, però, a far discutere ci pensa l’intervista rilasciata allo stesso quotidiano. Attraverso Brigitta vengono alla luce frammenti del puzzle- Natascha, che reagì con dolore al suicidio del suo rapitore, che si presentò in tv due settimane dopo la sua «liberazione », lucida e incredibilmente matura, che prese le distanze dalla famiglia affidandosi a uno staff di consiglieri. Un sequestro anomalo, per modalità ed esiti. Oggi Natascha ha 19 anni, di quando era bambina le restano i tratti rotondi del viso e una passione per il pollo alla paprika. « sicura di sé come allora – racconta Brigitta – soltanto a volte vedo dai suoi occhi che non è forte come vuole apparire ». Vive da sola, «ma alcuni gesti, come prendere un taxi o andare dal dentista, le risultano ancora difficili». Di questo però, come del rapimento, Brigitta e Natascha non parlano, «abbiamo stretto una specie di tacito patto. Non le chiedo mai che cosa sia successo in quella cantina, e trovo cattivo e indelicato che altri lo facciano». Anche sul futuro sentimentale della figlia, ora fidanzata, la madre ha dubbi: «Le auguro di trovare qualcuno, ma non funzionerà».
Brigitta, che per un anno dopo la sua scomparsa non è riuscita a entrare nella camera della figlia, che una volta stava per buttarsi dal balcone, «ma avevo altre due bambine », sta cercando di recuperare il tempo perduto. Con Natascha si vedono ogni weekend, «andiamo a fare shopping, a mangiare un gelato con le sue sorelle e i miei cinque nipoti». L’hanno dipinta come una madre snaturata, ma lei si definisce semplicemente «coerente». Ha parole di fuoco per i consiglieri di Natascha, che avrebbero impedito ogni contatto tra loro due: « tornata e me l’hanno subito portata via. come un secondo rapimento».
Natascha, dice Brigitta, ha già letto il libro. Alla giornalista che le chiede se le sia piaciuto, replica: «Lo ha accettato ». Il 23 agosto, anniversario della fuga, Brigitta sarà in campagna coi nipoti. «Sarà il secondo compleanno di Natascha ». E lei, sarà con voi? «Questo sta scritto ancora nelle stelle».
Gabriela Jacomella