GIORNALI VARI 5/8/2007, 5 agosto 2007
DOSSIER SULLA BENZINA CON GLI ARTICOLI USCITI IL 5/8/2007 (CONVOCAZIONE DEI PETROLIERI DA PARTE DEL MINISTRO BERSANI)
CORRIERE DELLA SERA
MARCO MARONI
MILANO – «Il divario tra il costo della benzina in Italia e negli altri Paesi europei sta diventando preoccupante». La nota che lancia l’allarme sui prezzi delle benzine proprio mentre gli italiani sono in coda in uno dei weekend con il bollino nero non arriva dai consumatori. Ma dal ministero dello Sviluppo economico. Pierluigi Bersani ha convocato così l’Unione petrolifera guidata da Pasquale De Vita per venerdì prossimo, il 10 agosto. Pochi giorni prima dell’esodo ferragostano in cui le città si svuotano e anche chi è rimasto per lavorare si concede, tra file e caldo torrido, qualche tradizionale bagno al mare. «Il ministero – ha spiegato il consigliere per le questioni petrolifere dello stesso ministro, Umberto Carpi – segue con attenzione l’andamento dei prezzi e deve constatare che la forbice con la media dell’Unione europea, dopo una fase di contrazione, è tornata ad aumentare in maniera preoccupante ».
Le statistiche d’altra parte mettono i benzinai italiani al primo posto per il costo del gasolio e al terzo, dopo Olanda e Portogallo, per la benzina verde. Qualche numero: la verde per gli automobilisti italiani costa 1,349 euro, 6 centesimi in più del prezzo pagato dai francesi e 30 se il confronto viene fatto con i greci, i più fortunati secondo le tabelle. La storia si ripete con il diesel: 1,173 il prezzo in Italia, 1,139 in Germani, 1,096 in Francia, 1,090 in Portogallo fino ai tre Paesi, Grecia, Spagna e Lussemburgo, dove il litro di gasolio scende sotto l’euro. Numeri che evidentemente, secondo il ministro Bersani, giustificano il vertice d’urgenza in piena estate. Le associazioni dei consumatori che già da qualche giorno si erano fatte sentire per il «caro-esodo» hanno rincarato prontamente la dose. « un’ingiustificata speculazione petrolifera che arriva puntuale a ogni esodo». E come se non bastasse per il Codacons i fronti sono due: il diesel che sale troppo e la verde che non scende. Tra il 10 e il 24 luglio scorsi – ha spiegato l’associazione – i dati di Platt’s (ossia il bollettino internazionale dei prezzi dei prodotti petroliferi) hanno registrato una riduzione delle quotazioni della benzina verde sul mercato del Mediterraneo da 780,25 a 694 dollari la tonnellata. Ciò avrebbe dovuto comportare – come confermato anche da uno studio di Conad – una riduzione dei prezzi alla pompa e, considerate anche altre variabili, un risparmio per gli automobilisti pari a circa 5,5 centesimi di euro per ogni litro di verde. Risparmio che non si è visto, determinando per gli automobilisti un maggior esborso pari a 2,75 euro a pieno di carburante.
Non solo. Nonostante il dollaro (valuta con la quale avvengono i pagamenti delle forniture petrolifere) sia sceso del 30% nell’ultimo anno, il prezzo della benzina ha continuato ad aumentare, più che nel resto d’Europa. Ancora peggio il gasolio, dove il prezzo italiano «vanta» il primato assoluto in Europa, con 1,173 euro al litro.
La convocazione giunge peraltro in un momento in cui l’andamento dei prezzi al distributore rischia di vedere un’ulteriore crescita. La settimana scorsa, infatti, il prezzo del greggio ha toccato i massimi storici, quasi 79 dollari al barile (per poi ridiscendere leggermente). Cosa dirà esattamente Bersani ai petrolieri, che negli ultimi anni hanno mostrato bilanci da record, non si sa. Ma molti adesso si attendono almeno una «moral suasion» che riporti la dinamica dei prezzi italiani più in linea con l’Europa. Di certo, ad attendere dei risultati concreti ci saranno i milioni di automobilisti che si stanno preparando per aggredire le autostrade in agosto.
Marco Maroni
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LA REPUBBLICA
LUISA GRION
ROMA - Il costo della benzina in Italia è troppo alto, svetta oltre la media europea e non c´è impennata di prezzi del greggio che lo giustifichi. Nel giorno in cui le autostrade italiane pullulano di automobilisti in vacanza sempre più arrabbiati dopo le «soste-pieno», il governo decide di intervenire e dal ministero per lo Sviluppo parte la convocazione per i petrolieri. Venerdì 10 agosto il ministro Pierluigi Bersani e il suo consigliere Umberto Carpi chiederanno loro i motivi di un divario troppo alto: siamo al terzo posto nella classifica del caro-benzina in Eurolandia e al primo posto assoluto nella top-ten del gasolio. Rispetto alla media Ue un litro di benzina costa fino a 5 centesimi in più: 2,5 euro di differenza per un pieno di 50 litri.
«Dobbiamo constatare che la forbice, dopo una fase di contrazione, è tornata ad aumentare in maniera preoccupante» spiega la nota di convocazione. Tra l´altro i listini delle compagnie rischiano di registrare ulteriori aumenti: la scorsa settimana le quotazioni hanno sfiorato il record storico dei 79 dollari a barile. Il costo del "carburante" è ormai diventato un caso Ue: dieci giorni fa Bruxelles ha avviato una procedura d´infrazione contro l´Italia per i limiti che frenano la concorrenza nel settore. Dietro le impennate di prezzo, dicono al ministero, ci sono gli storici problemi di una rete che non va. «Non siamo in un regime di prezzi controllati - ricorda Umberto Carpi - ma davanti a quello che sta succedendo il governo ha il diritto e il dovere di chiedere spiegazioni. E´ difficile non notare che queste turbolenze arrivano sempre in due precisi momenti dell´anno: Natale e Ferragosto». I giorni dell´esodo.
Sulla rete e sui suoi lacci si discute da anni: il tema occupa un capitolo intero del piano di liberalizzazioni voluto da Bersani. C´è un disegno di legge specifico già approvato alla Camera, e che a settembre dovrebbe arrivare al Senato, che elimina i criteri che bloccano lo sviluppo della concorrenza, come le distanze obbligatorie fra un distributore e l´altro e i tetti ai bacini d´utenza. «Visti i richiami di Bruxelles mi auguro che l´approvazione definitiva del testo arrivi in fretta» dice Carpi. Ma secondo il consigliere del ministro fra le cause del divario con l´Europa ci sono anche la predominanza del "servito" sul "fai da te"; la presenza di troppe pompe di benzina che erogano «quantità irrisorie»; lo scarso peso che le entrate "non oil" (quelle che non derivano dalla vendita del carburante) hanno sulle entrate totali del gestore. «In Italia siamo al 20 per cento contro l´80 della Germania» fa notare Carpi.
La convocazione non soddisfa il Codacons: «Se il governo è dalla parte dei consumatori emani un decreto per congelare l´aumento delle accise e dell´Iva e restituisca quanto incassato in più a tale titolo». Federconsumatori e Adusbef fanno i conti del salasso: «L´ingiustificata speculazione petrolifera, con un rincaro di 3 euro al pieno, ha fatto guadagnare alle compagnie dai 60 ai 75 milioni di euro. Sulla benzina le famiglie pagano una sorta di pizzo per circa 150-200 euro l´anno». L´Unione Petrolifera, invece, preferisce non commentare: «Andremo all´appuntamento a vedere cosa ci vogliono dire».
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LA REPUBBLICA
CATERINA PASOLINI
ROMA - Prezzi alti della benzina? Anche la società Autostrade si è data da fare per aiutare l´automobilista a scegliere e risparmiare. «La novità sono i cosi detti benzacartelloni dove il viaggiatore può visualizzare e comparare i prezzi self service delle varie aeree di servizio. Può leggerli su 10 totem posizionati lungo l´autostrada vicino ai principali nodi, Milano Roma, Firenze, Bologna e Napoli», dice l´amministratore delegato di Atlantia (ex Autostrade) Sergio Castellucci.
Esodo di massa quest´anno?
«Tra il 30 luglio e il 3 settembre abbiamo calcolato che 110 milioni di veicoli viaggeranno per un totale di otto miliardi di chilometri sulle strade».
Cosa avete fatto per la loro sicurezza?
«Molto. Tra le innovazioni il Tutor, il sistema di rilevazione che calcola la velocità media dei veicoli, un sistema che in un anno ha ridotto del 30% la mortalità sulle tratte in cui è stato installato, come sulla Roma Pescara».
Dove i prossimi Tutor?
«Entro il 2008 2000 i chilometri saranno controllati da questo sistema, li stiamo estendendo alla Roma Napoli e la Milano Brescia».
E per le infrastrutture?
«Fondamentali i 12 milioni di metri quadrati di nuovi asfalti drenanti installati, danno maggior stabilità ai veicoli quando piove. Abbiamo poi messo 250 chilometri di barriere spartitraffico speciali e 240 nuovi assorbi urto di nuova progettazione».
Com´è la situazione?
«In sette anni abbiamo dimezzato la mortalità sui tratti autostradali lavorando sulle infrastrutture, i controlli».
Cosa resta da fare?
«Un lavoro per limitare la velocità: gli incidenti avvengono non sulle tratte vecchie, a due corsie o in appennino, ma nei punti in cui si pigia il pedale sull´acceleratore, in cui la strada è larga e libera. Per questo sistemi come il Tutor, che costringe l´automobilista a viaggiare ad una velocità costante e nei limiti pena la multa anche se bisogno di autovelox, sono fondamentali».
Dall´Europa accuse alle stazioni di servizio
«Era un´indagine parziale, non scientifica, fatta dove non vi era spazio per allestire aeree adeguate, l´unica presa in esame sulle nostre tratte è stata considerata tra le migliori».
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LA STAMPA
RAFFAELLO MASCI
RAFFAELLO MASCI
ROMA
Per i petrolieri italiani scatta il «cartellino giallo» di un richiamo forte e - dato che non è neppure il primo - perfino perentorio: il prezzo della benzina va abbassato. «Il ministero segue con attenzione l’andamento dei prezzi petroliferi - dice una nota del consigliere del ministro dello Sviluppo economico, Umberto Carpi - e deve constatare che la forbice con la media Ue, dopo una fase di contrazione, è tornata ad aumentare in maniera preoccupante». Venerdì prossimo, 10 agosto, i vertici dell’Unione petrolifera sono convocati al ministero per dar conto del fenomeno, che il professor Carpi non esita a chiamare «speculazione».
«Siamo molto preoccupati - spiega il consigliere ministeriale - per il divario di prezzo tra Italia e Europa. Sappiamo che questo fenomeno è, almeno in parte, determinato da problemi di distribuzione, perché abbiamo una rete obsoleta. Tuttavia non possiamo fare a meno di notare che questa differenza di prezzo all’erogazione s’impenna proprio durante le feste, quando il traffico aumenta. Possibile?». Il ministero, in effetti, ha rilevato che tra il prezzo delle benzine praticato in Italia e quello medio dei paesi comunitari, ci sono - nella media annua - non più di due centesimi di divergenza a nostro sfavore. Ma che nei periodi di maggiore richiesta questa forbice ha cominciato ad allentarsi. «Già a Natale - continua Carpi - abbiamo dovuto rilevare che si era giunti ad una differenza di 5 centesimi al litro, nell’arco di pochi giorni. I petrolieri furono convocati e grazie alla ”moral suasion” dell’esecutivo si tornò al divario consolidato di 1-2 centesimi».
Ora si replica. «In questi giorni - spiega ancora il professore - il fenomeno non solo si sta riproponendo, ma addirittura in una forma aggravata: siamo arrivati ad una forbice di oltre sei centesimi di euro. Per le tasche degli italiani si tratta di un salasso ennesimo e reiterato, peraltro non giustificato da fattori congiunturali. Cosa dobbiamo pensare? Certo, le difficoltà della rete di distribuzione, certo il fatto che non è decollato il settore ”non oil” nei grandi impianti. Non c’è dubbio. Ma sappiamo anche che le società petrolifere hanno tutti i margini per diminuire fin da subito il differenziale con gli altri paesi europei e che quanto sta avvenendo in questi giorni ha anche un elemento speculativo evidente».
Pasquale de Vita, presidente dell’Unione petrolifera - fuori per il week end - non ha ancora visto la convocazione e di non essere aggiornato sulle ultimissime quotazioni del greggio: non commenta. Lunedì vedrà e deciderà. Ma il ministero cosa conta di ottenere? Il prezzo dei prodotti petroliferi non è amministrato e quindi non è soggetto a decisioni politiche. Per l’immediato, l’obiettivo è quello di replicare l’azione del Natale scorso - grazie anche all’appoggio delle Regioni, fortemente coinvolte in questa trattativa - e ottenere una riduzione del prezzo subito, mentre gli italiani sono ancora in vacanza. A medio termine, sollecitare un rapido varo del disegno di legge sulle liberalizzazioni che, proprio all’articolo 1, si occupa della concorrenza nel mercato dei prodotti petroliferi. «Occorre un’azione seria sulla distribuzione - dice ancora Carpi - unica via per produrre delle riduzioni stabili dei prezzi. In Francia la benzina costa sei centesimi di meno, in media annua, proprio perché il 60% del carburante è venduto nella grande distribuzione. Noi siamo vicini a quota zero: gli impianti attivi nella grande distribuzione sono sì e no una quindicina».
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LA STAMPA
STEFANO TOTORO
Se pensa di convincere con la moral suasion chi guadagna con la speculazione, il governo è un illuso». Il presidente del Codacons Carlo Rienzi non nasconde una totale mancanza di fiducia nell’incontro che il ministro Bersani ha fissato per il 10 di agosto con i petrolieri. Sono passate poco più di ventiquattro ore dalle ultime parole di Rienzi sul caro benzina, alla vigilia dell’esodo: «Ci meraviglia e ci preoccupa l’immobilismo del governo, che non fa nulla per limitare la spesa delle famiglie e punire le speculazioni sui prezzi di benzina e gasolio».
Ecco fatto, Palazzo Chigi cerca un rimedio, ma il presidente Rienzi non ci pensa nemmeno ad abbassare la voce: « una mossa scenografica, non è la prima volta che succede. Una mossa che accomuna questo governo al precedente: ricordiamo tutti le riunioni dell’esecutivo Berlusconi con i petrolieri, non si è mai arrivati ad una soluzione e i prezzi della benzina sono sempre aumentati». Ricorda le numerose denunce presentate dall’associazione dei consumatori «rimaste inascoltate», accusa il governo di speculare e non solo: «Io credo che chi ci governa sia complice dei petrolieri perché continua ad incassare i soldi degli italiani. E adesso? Con una riunione si vorrebbe risolvere la questione dei prezzi del carburante? Mi facciano il piacere, di cosa stiamo parlando, è inutile, ci sono interessi sul petrolio anche dentro il Parlamento».
Lobbies, secondo Rienzi. E non gli vanno giù quelle parole scritte nella nota diffusa dal ministero per lo Sviluppo economico: «Il ministero segue con attenzione l’andamento dei prezzi». «Sono anni che seguono con attenzione - dice - e mentre noi ci battiamo per avere la benzina anche nei supermercati ci sono gruppi di potere che mettono il bastone fra le ruote». Sulla stessa strada, ma con toni più pacati, viaggia Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef: «Finalmente. una mossa che arriva con grande ritardo, noi denunciamo queste speculazioni da sempre. inammissibile quello che accade soltanto in Italia, la speculazione dei petrolieri proprio nei momenti di esodo. Noi abbiamo dimostrato con i fatti, con le ricerche, quello che succede ogni anno proprio in coincidenza con gli esodi per le vacanze, d’estate e d’inverno». Ricerche rimaste inascoltate, accusa Lannutti. E se dalla poltrona del Codacons, Rienzi urla contro il Governo, da quella dell’Adusbef si punta il dito contro la magistratura: «Ci siamo stancati di fare denunce, soprattutto quando portano ad inchieste che poi spariscono nel nulla. Possibile che tutti gli esposti che abbiamo inviato alla Procura per fare chiarezza sui prezzi della benzina, siano caduti nel nulla? Inchieste avviate e poco dopo sparite. Mi chiedo il perché».
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