Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 03 Venerdì calendario

Il presidente dell’Ice (Istituto Commercio Estero) riceve un’indennità di carica di 144.607 euro l’anno, cui vanno cumulati i gettoni di presenza, 103 euro a seduta

Il presidente dell’Ice (Istituto Commercio Estero) riceve un’indennità di carica di 144.607 euro l’anno, cui vanno cumulati i gettoni di presenza, 103 euro a seduta. A ogni consigliere d’amministrazione vengono riconosciuti 28.921 euro l’anno, un po’ meno ai revisori dei conti al cui presidente vanno 19mila euro, mentre i componenti del collegio sindacale ne ottengono 16mila. Lo stipendio più consistente è quello del direttore generale, che sulla base del nuovo contratto, definito nel settembre scorso, riceve 270 mila euro lordi l’anno, più un eventuale premio di 20mila euro per i risultati conseguiti. Attualmente il presidente è l’ambasciatore Umberto Vattani, ex segretario generale della Farnesina, ex uomo forte della diplomazia, mentre il nuovo direttore generale è Massimo Mamberti, già capo di varie sedi estere dell’Ice come, Praga, New York, Parigi. (Umberto Vattani - Foto U.Pizzi) L’Ice è l’ente pubblico non economico preposto a «promuovere e sviluppare il commercio con l’estero, nonché i processi di internazionalizzazione del sistema produttivo nazionale», in altre parole dovrebbe essere il braccio operativo delle nostre aziende nei mercati globali. Compito non facile se è vero che l’Italia, nel 2006, ha fatto segnare nella bilancia dei pagamenti un saldo negativo di 37 miliardi di euro. Il bilancio dell’Ice è di recente approdato all’esame della Corte dei Conti. Centoundici sedi in tutti i continenti, cui vanno sommati 83 punti di corrispondenza. Questo reticolo dovrebbe garantire contatti ed esportazioni alle imprese italiane, soprattutto quelle piccole che non hanno la forza di gestire strutture proprie. In molti casi, però, presso gli uffici Ice ci si limita a dispensare qualche depliant e mappa turistica. Il rilievo è di molte associazioni di imprenditori che consigliano, anzi, di non far sapere all’Ice che si sta operando in un certo Paese, per evitare pastoie burocratiche. Eppure, annota la Corte dei conti «per quanto riguarda la Rete Estera, il peso del personale e delle infrastrutture supera il 92 per cento». I dipendenti, secondo la previsione della pianta organica, sono un piccolo esercito 1.110, di cui 64 dirigenti e 20 professionisti. Il costo medio a dipendente è di 54 mila euro. Nonostante non tutti i posti siano coperti, i costi per il personale assorbono oltre il 68 per cento del bilancio. Ed è da ritenere che in questa percentuale non sia conteggiato il costo del board dell’ente. La spesa per l’attività promozionale è di circa 111 milioni l’anno, quella del personale 81 milioni, fra le attività promozionali rientrano anche 14 milioni di euro per consulenze e prestazioni di terzi. La Corte dei Conti riconosce la correttezza finanziaria dei bilanci, ma rileva come, soprattutto all’estero, ci sia una sovrapposizione di ruoli fra ministero degli Esteri, dell’Attività Produttive e dell’Ice auspicando una riorganizzazione complessiva affinché si «possano liberare risorse finanziarie per l’Istituto, attualmente caratterizzato da una notevole rigidità dei costi istituzionali, garantendo la piena operatività dell’Ente». Dagospia 03 Agosto 2007