La Stampa 3/8/2007, 3 agosto 2007
Intesa Sanpaolo ha raggiunto nella tarda serata di mercoledì un accordo con i sindacati su 2.300 esuberi nel gruppo
Intesa Sanpaolo ha raggiunto nella tarda serata di mercoledì un accordo con i sindacati su 2.300 esuberi nel gruppo. L’intesa, firmata da tutte le nove sigle sindacali rappresentate in azienda, prevede l’adesione volontaria incentivata al fondo per il sostegno al reddito del settore bancario. I dipendenti che hanno i requisiti per andare in pensione entro il 2014 potranno accedere al fondo in due tranche: millecinquecento nel corso del 2008, 800 l’anno successivo. Le uscite saranno compensate con l’assunzione, nelle filiali, di un lavoratore ogni due adesioni al fondo sostegno. Alle selezioni potranno accedere i figli dei dipendenti, che però non avranno quote riservate. E altri 500 lavoratori, secondo l’impegno sottoscritto mercoledì, arriveranno con contratti a tempo determinato per le sostituzioni per maternità e per future esigenze legate alle modifiche del sistema informatico. La trattativa è stata lunga e complessa: è iniziata infatti il 21 giugno con la lettera inviata da Intesa Sanpaolo ai sindacati per aprire il confronto sul piano d’impresa 2007-2009, sui processi di riorganizzazione e sulle «tensioni occupazionali». Obiettivo del piano industriale ridurre in modo strutturale il costo del lavoro per circa 425 milioni di euro, con un calo degli organici del gruppo in Italia di 6.500 unità. La lettera con cui Intesa Sanpaolo ha aperto il negoziato spiegava che, fino a quel momento, avevano aderito volontariamente al Fondo esuberi 3.400 dipendenti e quindi il problema delle eccedenze riguardava a questo punto circa 3.100 persone. «Il dato interessante - sottolineano i sindacati - è che negli ultimi giorni utili hanno scelto di aderire al Fondo e di andare in pensione altri 1.100 dipendenti del gruppo. Il totale delle uscite è salito così a 4.200». La data ultima per aderire era fissata al 30 di giugno. Con l’accordo siglato questa notte si prevede l’uscita degli altri 2.300 esuberi, ma la platea potenziale è molto più alta: sono infatti più di 5.500 i lavoratori del gruppo Intesa Sanpaolo che hanno i requisiti per aderire al Fondo e per andare in pensione. «Abbiamo evitato soluzioni traumatiche - sottolinea la Fabi Sanpaolo - per coloro che andranno via e per quelli che rimangono, dicendo subito no ai licenziamenti. Abbiamo ottenuto che non ci siano penalizzazioni economiche e normative». La Fisac-Cgil Intesa, viceversa, dà un giudizio «moderatamente positivo». Chiede «qualche sforzo in più sulle assunzioni nella rete e una maggiore attenzione al Meridione. E’ importante l’abbattimento a due anni del periodo di apprendistato per il 50% dei giovani assunti: segnali positivi, anche se rimangono le preoccupazioni perchè le ristrutturazioni sono sempre articolate e difficili. Finora abbiamo trovato sempre soluzioni, speriamo anche in futuro di trovare un equilibrio fra le diverse esigenze». /