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 2007  agosto 03 Venerdì calendario

Una spiaggia libera, una delle poche rimaste sulla costa più privatizzata d’Europa. Conficcata nella sabbia, una bottiglia di plastica vuota

Una spiaggia libera, una delle poche rimaste sulla costa più privatizzata d’Europa. Conficcata nella sabbia, una bottiglia di plastica vuota. Infine una coppia di adulti abbastanza evoluti: hanno libri e giornali sotto il braccio, lui chiede a lei chi è questo Corona, ricevendo risposte evasive. Piantano l’ombrellone a meno di un metro dalla bottiglia. Prendono il sole ascoltando civilmente la musica nelle cuffie, parlano fra loro con una certa indignazione di ecologia e costi della politica, mangiano la frutta avendo cura di mettere le bucce in un sacchetto e il sacchetto dentro il cestino dei rifiuti. La bottiglia derelitta no. Ci inciampano persino, tanto è vicina, ma non la toccano. E quando la sera lasciano la spiaggia, la bottiglia rimane là. Monumento imperituro all’idea che del bene comune hanno molti italiani, per i quali ciò che è pubblico non è di tutti, ma di nessuno. Quindi dello Stato, un’entità esterna a cui non sentono di appartenere, se non come finanziatori forzati attraverso le tasse. Da noi il proverbio scandinavo «Pulisci davanti alla porta di casa tua e tutta la città sarà pulita» non avrebbe possibilità di attecchire, perché la porta di casa siamo pronti a lucidarla pure con la lingua, ma qualsiasi cosa le stia davanti esula dalla sfera delle nostre attenzioni. E quando qualcuno ce lo fa notare, rispondiamo con la più arcitaliana delle frasi: «Non è di mia competenza». P.S. La bottiglia di nessuno l’ho poi gettata io nel cestino, ma quante dovrò ancora gettarne prima di pareggiare le volte in cui non l’ho fatto?