Giulio Di Feo ed Elisabetta Russo, Gazzetta dello Sport 3/8/2007, 3 agosto 2007
GIULIO DI FEO
Conquista palla anticipando un avversario, poi alza la testa e ne salta un altro, con un tocco sulla sinistra. Per sbarazzarsi del terzo prende in prestito il paso doble di Ronaldo, eseguito con tempismo da star prima di schizzare di nuovo a sinistra, superare il quarto in velocità e mettere la palla in mezzo. Se arriva il gol non è dato saperlo, perché il filmato passa subito a un’altra prodezza. Lui, il mago, si chiama Rhein Davis, e chissà che in certe evoluzioni non sia facilitato dal fatto che ha nove anni e il pallone gli arriva grosso modo al ginocchio. Dettagli, almeno per i dirigenti del Manchester United che hanno visto il pupo in dvd e lo hanno preso, proprio come si fa coi grandi.
CELEBRITA’ SUL WEB Il nome del piccolo Rhein, nato in Inghilterra ma trasferitosi in Australia all’età di 4 anni, circolava su internet già da qualche tempo. Da quando, cioè, qualcuno aveva messo in rete il filmato di cui sopra, un mix di circa quattro minuti in cui Davis, con addosso la maglia rossa della selezione Under 10 dei Redlands United di Brisbane, fa con il pallone quello che vuole. E magari sarebbe restato tra i tanti anonimi fenomeni di YouTube, se il nonno (che vive ancora in Inghilterra) non avesse confezionato lo stesso video in dvd e lo avesse spedito alla sede del Manchester United. Da qui l’interesse, l’invito al centro di Carrington per provarlo da vicino, e il tesseramento.
PICCOLO DIAVOLO Prendere un bambino di nove anni (dieci a ottobre) e tracciargli la strada verso una carriera da calciatore per la quale comunque sembra straordinariamente portato può sembrare strano, ma non alla corte di Sir Alex Ferguson. Il Manchester United, infatti, non smentisce la firma del baby prodigio, ma tende a sminuire il clamore che si è creato attorno ad essa. Anzi, conferma un portavoce del club, è normale: ogni anno i Red Devils firmano circa 40 prospetti dell’età di Davis e decidono anno per anno se rinnovare con loro o no fino ai 12, quando viene offerta ai migliori la full scolarship, una borsa di studio per proseguire il cammino sia con i libri che sul campo. Ora Rhein è in Inghilterra insieme al padre Mark, ristoratore e allenatore della squadra del figlio. Presto lo raggiungeranno mamma Leah e i fratelli, per stargli vicino in quello che per lui sembrerà un sogno, ma che per gli altri è una cosa terribilmente seria. Di fenomeni in età scolare la storia del calcio è piena e il Manchester United non è l’unica squadra che il talento preferisce coltivarlo fin da subito piuttosto che strapagarlo dopo. Basta pensare al quattordicenne Messi a Barcellona, o all’altro blaugrana in rampa di lancio, Giovanni Dos Santos, arrivato a 13 anni. Ma siamo già in adolescenza, il caso di Rhein è quello di un bambino in un’età in cui la palla dovrebbe servirgli per giocare nel senso stretto della parola. A quanto pare, però, il settore giovanile non basta più: le grandi potenziano quello infantile.
SCUOLA DI CAMPIONI I giovani talenti del Manchester United incontrano la vecchia gloria Eric Cantona, 41 anni. Toccherà presto anche a Rhein Davis? (AFP)
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ELISABETTA RUSSO
L’avevano subito ribattezzato «Maradonino», già quando palleggiava in tv come un giocoliere e il Torino sborsò 120 milioni di lire per averlo. Ma proprio allora inizia il suo incubo: Vincenzo Sarno ha solo 10 anni, è cresciuto a pane e pallone a Secondigliano, uno dei quartieri difficili di Napoli. Al Torino l’esperienza dura solo un mese: per un bambino forse è troppo dura stare lontano da casa, tra aspettative, fotografi e titoloni sui giornali. Però lui sa giocare a calcio, e bene, e a 14 anni trova una buona opportunità alla Roma, con Bruno Conti. Ma dopo 3 stagioni, molte luci e qualche ombra, anche la Roma lo scarica. E lui resta senza squadra. L’anno scorso la svolta: un provino con Piero Braglia alla Sangiovannese in C1: una stagione tra i grandi (nel frattempo lui ha 17 anni) e quest’anno il prestito al Giulianova. Squadre e persone normali, per sentirsi normale. «Devo solo dire grazie a Braglia: perché ha avuto fiducia in me e perché mi ha fatto giocare da titolare ». Riprende la scuola, riprende la vita di un ragazzo normale la cui unica colpa è di saper giocare col pallone da quando aveva 10 anni.
GIOCOLIERE Vincenzo Sarno nel 1999, quando aveva 10 anni e il Torino investì 120 milioni (ANSA)