Corriere della Sera 3/8/2007, 3 agosto 2007
(f.fub.) Per Moody’s 1.016 casi di riduzione dei voti in due mesi, per Standard & Poor’s più di mille dall’11 luglio: una corsa alla correzione di giudizi rosei dati non troppo tempo fa
(f.fub.) Per Moody’s 1.016 casi di riduzione dei voti in due mesi, per Standard & Poor’s più di mille dall’11 luglio: una corsa alla correzione di giudizi rosei dati non troppo tempo fa. E per entrambi, annunci di «revisioni della metodologia » per valutare meglio la tenuta di titoli garantiti da mutui immobiliari a rischio («subprime ») emessi dagli istituti di credito e poi cartolarizzati. Ossia, reimpacchettati e rivenduti agli investitori (anche) sulla base di rating che, in molti casi, si sono rivelati troppo ottimistici. Ora arrivano le insolvenze a catena che contagiano fondi speculativi, banche e listini globali. E le agenzie rivedono i voti, ma ex post. S&P’s in realtà fa sapere che lavorava da tempo alle bocciature appena emesse, Moody’s che da ora in poi che studierà «in modo più sofisticato» i redditi dei debitori (spesso indigenti ignari dei veri termini del loro mutuo). Resta il fatto che i debiti a rischio di queste famiglie sono stati riversati a Wall Street in titoli dai nomi esotici (Azalea, Auriga, Diogenes) e dai rating spesso lusinghieri. Alcune cartolarizzazioni basate sui «subprime» avevano addirittura la «tripa A» (meglio di Italia e Giappone), in un caso S&P’s ha dovuto tagliare direttamente da A (investimento sicuro) e C (spazzatura). Ci hanno guadagnato gli intermediari e le agenzie di rating che da loro traggono buona parte dei ricavi: in due anni l’America ha cartolarizzato mutui per 2.500 miliardi di dollari. Ci hanno perso coloro che si vedono sequestrare la casa e svariati milioni di investitori nel mondo. E il mercato torna a chiedersi come si governino al meglio i potenziali conflitti d’intessi di Wall Street.