Giusi Fasano, Corriere della Sera 3/8/2007, 3 agosto 2007
MILANO
Il ministro non va tanto per il sottile: «Mi colpisce e ferisce la sentenza della Cassazione». E per una volta una sua avversaria politica la segue sulla via della polemica: «La Suprema Corte ha scritto una pagina buia nella storia del diritto del nostro Paese».
Il ministro è quello dei Diritti e delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini. L’avversaria politica è la vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Isabella Bertolini. La «pagina buia»? La storia triste di Fatima, ragazza di origine maghrebina che vive dalle parti di Bologna in una famiglia di rigorosa fede islamica.
Ieri la Cassazione ha deciso che le sue ragioni non avranno un’altra chance, che dunque resta valida la sentenza della Corte d’appello bolognese con la quale sua madre, suo padre e suo fratello furono assolti dai reati di sequestro di persona e maltrattamenti. Reati per i quali erano stati invece condannati in primo grado, quando il tribunale stabilì che la poveretta fu «brutalmente picchiata dai congiunti che la volevano punire per la frequentazione di un amico e, più in generale, per il suo stile di vita non conforme alla loro cultura». Parole che fanno venire in mente il volto sorridente di Hina, la ragazza pachistana massacrata l’estate scorsa nel Bresciano da suo padre e da altri parenti perché aveva osato vivere all’occidentale.
Ma con Fatima, dicono i giudici della Corte Suprema, andò in un altro modo: i suoi genitori e suo fratello la segregarono in una stanza, le legarono le mani e, quando finalmente la liberarono, gliene diedero di santa ragione. Ma per il suo bene, si disse in secondo grado e ribadisce ora la nuova sentenza. Poiché «la stessa, terrorizzata dalle possibili ritorsioni dei familiari perché non si era recata al lavoro incontrandosi con un uomo, aveva minacciato di suicidarsi». Anche per i maltrattamenti la Cassazione dà per buone le motivazioni dell’Appello: «Non sussiste la piena abitualità delle condotte violente ». vero – si valuta nella motivazione – che il padre l’aveva già picchiata, ma «solo in tre episodi provati nell’arco della vita della ragazza, peraltro tutti motivati da comportamenti della figlia ritenuti scorretti e quindi non esprimenti il necessario requisito della volontà di sopraffazione e disprezzo».
Fra i comportamenti «scorretti» di Fatima «lo stile di vita» e gli incontri con quell’«amico non approvato » a casa, comportamenti che (nella sua proposta di reclamo in Cassazione) il procuratore generale di Bologna Enrico Di Nicola definisce, appunto, come «ritenuti non conformi alla cultura» della famiglia. Ed è questo il punto che ha mandato su tutte le furie il ministro Pollastrini. Che parla della «necessità di una rapida approvazione della legge contro la violenza sulle donne» e non sembra per nulla orientata verso il politically correct
che vorrebbe la non interferenza nelle questioni che hanno radici culturali. così arrabbiata, il ministro, che si spinge a dire: «Queste condanne che la Cassazione ha definitivamente annullato sono la prova di quanto sia urgente affrontare il capitolo dei diritti e della tutela di moltissime immigrate nel nostro Paese, a tutt’oggi vittime di repressione e di una intollerabile cultura patriarcale ». E l’alleata del momento, Isabella Bertolini va anche oltre. Con una provocazione: «La giustizia italiana è forse alleata dell’Islam radicale?».