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 2007  agosto 03 Venerdì calendario

ROMA – «Non possiamo andare a via Nazionale, perché quella è la nostra sede, la sede dei Ds. Non possiamo andare al largo del Nazareno, perché lì c’è la Margherita

ROMA – «Non possiamo andare a via Nazionale, perché quella è la nostra sede, la sede dei Ds. Non possiamo andare al largo del Nazareno, perché lì c’è la Margherita... ho un’idea: per il Partito democratico ci vuole una sede degna, ricompriamoci Botteghe Oscure»: il tesoriere diessino, Ugo Sposetti, scherza ma non troppo. Nella Quercia serpeggia un interrogativo: che fine faremo, quando i diessini si scioglieranno davvero? Mesi fa Massimo D’Alema con i renitenti alla leva del Pd era stato chiaro: entreremo nel nuovo soggetto politico e non avremo più il problema di definirci ex, finalmente lo potremo guidare noi. Così è stato, almeno per un verso, anche se non era quello voluto dal ministro degli Esteri quando indicava la via ai suoi. Effettivamente il capo del Partito democratico sarà un ex della Quercia, ovverosia Walter Veltroni. Ma questo basta fino ad un certo punto ai diessini. Anzi, non basta. Da quando la Margherita si è divisa in tre rivoli – Dario Franceschini, in tandem con il sindaco di Roma, supportato dal braccio destro di Franco Marini, il ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni, Rosy Bindi ed Enrico Letta – nei Ds c’è chi si chiede: ma vuoi vedere che alla fine della festa nell’assemblea costituente del Partito democratico saranno più i Dl dei Ds? Alla faccia di quella capacità di egemonia che il Pci ha tenacemente coltivato e che il Botteghino sperava di ereditare. L’altroieri i deputati ds si sono incontrati, per la prima volta da quando c’è il gruppo dell’Ulivo, ovvero dall’inizio della legislatura, da soli, senza i colleghi della Margherita. E giù le lamentele. Serpeggia la paura. Saremo fatti fuori? Conti alla mano, non tutti i Ds potranno imbarcarsi nella nuova avventura, visto che le percentuali anche a livello regionale sono state già distribuite: dodici segretari alla Quercia, otto alla Margherita. La maggioranza, è ovvio, va al Botteghino, ma con i Dl divisi in tre liste per i posti all’assemblea costituente andrà in modo differente. Cioè i margheritini riusciranno ad avere lo stesso numero di poltrone dei diessini. Veltroni ha chiesto e ottenuto una lista di sinistra, ossia una lista che si presenti autonomamente rispetto al gruppone Margherita-Quercia, per la maggior parte composta da diessini. Peccato che una formazione siffatta, capeggiata da Vincenzo Vita e Massimo Brutti, ossia dai due esponenti che non hanno seguito Fabio Mussi e Cesare Salvi, dia più fastidio ai transfughi della Quercia di quanto dia sollievo ai Ds in difficoltà. Era un caso(?), lo era veramente(?), visto come sono andate le cose, il maldipancia che si è registrato nei giorni scorsi al Botteghino? Quando personaggi di spicco del partito, per la maggior parte dalemiani, hanno avuto a che ridire sul fatto che Pierluigi Bersani rinunciasse alla sua candidatura? Veltroni è sensibile al problema e si rende conto che il suo partito è in sofferenza. E infatti, oltre a una lista di sinistra, che lo appoggia come candidato alla guida del Partito democratico, ha messo insieme una lista eco-dem. Una lista in cui, per la verità, ci sono anche i margheritini (c’è l’ex capo di Legambiente Ermete Realacci) ma che dovrebbe accogliere oltre agli ambientalisti (di sinistra) anche gli under 40 (anche loro di sinistra). Un modo, per evitare che tutto rimanga ingabbiato in quel risultato già atteso, esattamente com’è accaduto alle Europee, primo esperimento della messalliance Ds e Margherita, dove i Dl hanno ottenuto molti più parlamentari dei loro voti.