Vari, 2 agosto 2007
TUTTE CITAZIONI DAI GIORNALI DEL 1° FEBBRAIO SUL CASO VERONICA-SILVIO BERLUSCONI
Excerpta litigio Veronica-Berlusconi
Cara Veronica, eccoti le mie scuse.
Ero recalcitrante in privato, perché sono giocoso ma anche orgoglioso.
Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita. Tre figli adorabili che hai preparato per l’esistenza con la cura e il rigore amoroso di quella splendida persona che sei, e che sei sempre stata per me dal giorno in cui ci siamo conosciuti e innamorati.
Abbiamo fatto insieme più cose belle di quante entrambi siamo disposti a riconoscerne in un periodo di turbolenza e di affanno. Ma finirà, e finirà nella dolcezza come tutte le storie vere. Le mie giornate sono pazzesche, lo sai. Il lavoro, la politica, i problemi, gli spostamenti e gli esami pubblici che non finiscono mai, una vita sotto costante pressione. La responsabilità continua verso gli altri e verso di sé, anche verso una moglie che si ama nella comprensione e nell’incomprensione, verso tutti i figli, tutto questo apre lo spazio alla piccola irresponsabilità di un carattere giocoso e autoironico e spesso irriverente. Ma la tua dignità non c’entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento. Ma proposte di matrimonio, no, credimi, non ne ho fatte mai a nessuno. Scusami dunque, te ne prego, e prendi questa testimonianza pubblica di un orgoglio privato che cede alla tua collera come un atto d’amore. Uno tra tanti. Un grosso bacio, tuo Silvio
ROMA – La sfuriata l’ha ricevuta al telefono e dev’essere stata di quelle che lasciano il segno se già martedì sera Silvio Berlusconi parlava di sua moglie con alcuni esponenti di Forza Italia dicendo «io non la capisco, certe volte le donne proprio non le comprendo, montano un caso su un nonnulla». Dev’essere stata anche molto incisiva se durante lo stesso incontro – il giorno prima della pubblicazione delle lettera di Veronica – il Cavaliere si è mostrato in più tratti turbato, dicendo di esserlo per ragioni legate alla famiglia e ad alcune decisione relative alle sue aziende.
Sembra che Berlusconi non sapesse nulla, che abbia appreso della lettera ieri mattina, producendo rabbia e amarezza allo stesso tempo. Certamente sapeva che Veronica era nera, come mai lo era stata prima forse, almeno sempre secondo le stesse parole dell’ex premier, che 24 ore prima della richiesta di scuse pubbliche raccontava di essere stato «cacciato di casa». Dove per «casa» si intende Macherio. E per «cacciato» si intende il desiderio della moglie – evidentemente esternato in modo più che esaustivo – di non riaccogliere il Cavaliere sotto lo stesso tetto almeno per alcuni giorni.
Le persone che l’ex premier ha chiamato a Palazzo Grazioli, di prima mattina, sono state Paolo Bonaiuti e Gianni Letta. Gli uomini che a lui sono più legati, che hanno lavorato e lavorano con «il dottore» – come lo chiamano i suoi collaboratori – a più stretto contatto. Sembra che i due ex sottosegretari di Palazzo Chigi abbiano dovuto calmare Berlusconi, evidentemente turbato per la sostanza della lettera scritta dalla moglie e per le implicazioni mediatiche della vicenda. E che sia stato necessario, almeno per le prime ore della mattina, aiutare la concentrazione del Cavaliere con una sorta di cordone sanitario: niente telefonate, niente impegni, tutto il tempo che occorre per scrivere la risposta, che nel pomeriggio verrà diffusa alle agenzie di stampa.
Sono anni che il rapporto fra Silvio Berlusconi e Veronica Lario procede con alti e bassi, mischiando incomprensioni e riavvicinamenti. Sono mesi che il rapporto si è deteriorato in modo più marcato, in modo direttamente proporzionale al tempo che di recente – e soprattutto dopo la sconfitta elettorale – il Cavaliere ha dedicato a feste e mondanità. Ma in fondo il padrone di Mediaset non ha mai nascosto il suo amore per le donne, per certe estetiche, per uno stile di vita che non può far sorridere una moglie. La novità potrebbe essere qualcosa di diverso e di più serio, che potrebbe essere già in corso. «Sono pronto per innamorarmi di nuovo», ha detto del resto a Genova, qualche giorno fa, lo stesso Berlusconi.
Ovviamente sono solo voci, ricostruzioni di amici, parlamentari, gente che frequenta da anni il leader di Forza Italia e conosce se non tutto almeno alcuni brandelli di vita privata. Ma questi «pezzi» di privacy sono ormai da mesi sempre più spesso oggetto di conversazioni di Transatlantico, pettegolezzi, racconti più o meno veritieri. Un’escalation che lo stesso staff di Berlusconi vede con preoccupazione, oltre che con una certa dose di ansia.
Ansia che non ha indotto il protagonista a una cautela maggiore, almeno nelle esternazioni, soprattutto in pubblico. Come accaduto nella serata dei Telegatti, giovedì scorso. O qualche giorno dopo, al termine di un convegno, dove ancora una volta, si è dilungato – sempre con il sorriso sulle labbra – sulle sue doti amatorie. O ancora sul desiderio, certamente popolare fra tanti maschi italiani, di vedere certe dinamiche dell’attrazione capovolte, coronando almeno per una volta l’aspirazione ad «essere, perché no?, uomo-oggetto». E giù risate dei presenti.
Maanche le battute di una serata, riferite dai quotidiani o magari solo dal racconto di amici, possono alla fine far traboccare il vaso, esasperare la pazienza di una moglie. E per dovere di completezza si possono aggiungere altre possibili cause di incomprensioni. Anche i tre figli che Veronica gli ha dato avrebbero almeno in un’occasione rimproverato il papà per certe sue condotte. Quegli stessi figli per i quali Veronica avrebbe chiesto – e anche questo è divenuto materia di cronaca – maggiori garanzie patrimoniali di quelle che il marito e padre era (ed è ancora?) disposto a riconoscere, almeno di sua iniziativa.
Dopo aver pranzato all’hotel Hassler, partecipando a un incontro con gli ambasciatori dei Paesi dell’Unione europea programmato da alcuni giorni, ieri pomeriggio l’ex premier è rientrato a Palazzo Grazioli. Ha rivisto la lettera scritta in mattinata e infine dato il via libera per la diffusione alle agenzie. Ha incontrato tre volte i cronisti per strada senza aprire bocca. Quindi ha lasciato Roma, diretto a Macherio, per cenare con la moglie e i tre figli. Riaccolto a casa dunque, se anche perdonato non lo sappiamo ancora. Le intenzioni appaiono buone: «D’ora in poi cercherò di dedicare più tempo ai miei affetti, e a mia moglie...».
Marco Galluzzo (Corriere della Sera 1/2/2007)
la lettera di scuse è un piccolo capolavoro da italiano femminaro e maranga di una volta; sembra scritta a quattro mani dal Perozzi e dal conte Mascetti di Amici miei, pura Italia di una volta (Maria Laura Rodotà, CsS 1/2/2007
MILANO – Capita anche al più riservato e mite degli impiegati. Dopo anni di operoso e silenzioso servizio, si accorge che i colleghi più esuberanti o protervi han conquistato gradi e aumenti di stipendio e allora cambia atteggiamento, rivendica, e gli altri si sorprendono del fatto che d’improvviso alzi la voce. Si sorprendono, appunto. Vale a dire, son costretti a fare i conti con la sua esistenza.
In fondo dev’essere successo qualcosa del genere, ieri, con la lettera che Veronica Berlusconi ha inviato a Repubblica:
dopo mesi di attenta lettura dei giornali, dai quali apprendeva, di volta in volta, di molte e festose ballerine invitate a Villa Certosa, in Sardegna, di complimenti sparsi alle più avvenenti deputate di Forza Italia, di buonumore dispensato più in giro che a casa, deve essersi detta, proprio come la protagonista del romanzo di Catherine Dunne, «ma per Silvio son diventata la metà di niente?».
Come molte mogli carine e cinquantenni, ma legate allo stesso marito da quasi trent’anni, anche Veronica lotta infatti contro la SSDT, la sindrome da «Sono Diventata Trasparente». Il tipico marito di mezz’età, ricco, potente e comunque soddisfatto, offre al massimo un affetto costante ma tiepido, sempre manifestato da lontano. Da lontano, parla benissimo della consorte, brava moglie, ottima madre eccetera, ma, appunto, com’ebbe a confidare Veronica Berlusconi l’estate scorsa: «Ne parla come se si trattasse di una cara salma, una defunta alla quale s’è voluto un gran bene e che però ora, da lassù, veglia serena sui suoi cari». Ecco, dopo anni di rifugio di lusso a Macherio, Veronica Berlusconi dev’essersi stancata d’essere considerata "una cara salma", la castellana alla quale nulla manca se non, guarda caso, un po’ d’attenzione del marito.
Raccontano, e non potrebbe essere altrimenti, che la lettera inviata a Repubblica
sia stata provocata da un insieme di circostanze. Già quest’estate l’intensa vita mondana condotta a Villa Certosa aveva suscitato la perplessità di Veronica che infatti in agosto non s’era fatta vedere in Sardegna.
Viene poi settembre, stagione di matrimoni, e Silvio Berlusconi non si perde una festa di nozze, presenzia a quelle di due belle ragazze che, a vario titolo e a torto o ragione, i rotocalchi negli anni gli hanno attribuito come flirt, amicizie speciali, affettuose relazioni. «Se dovessi cambiare mestiere, ne hai già uno pronto, il testimone di nozze» lo prende in giro Veronica quando la domenica sera il Cavaliere cena a Macherio con la famiglia.
Ma è ancora una fase in cui i due scherzano insieme delle debolezze dei maschi che, a 70 anni, se ne sentono trenta di meno. Alle amiche coetanee ricorda che si può essere gelosissime a vent’anni, gelose tra i trenta e i quaranta, ma dopo no. Dopo, la gelosia è soltanto spreco di energie, soprattutto se tuo marito appartiene al genere estroverso o, per dirla col Marcello Veneziani ospite ieri sera di La7, al genere «provolone di provincia».
Non è infatti la gelosia che le fa inarcare le sopracciglia ogni volta che legge le cronache allegre aventi per protagonista suo marito. Quanto il disagio per battute come l’ultima: «Se non fossi sposato la sposerei» e via galanteggiando alla festa dei Telegatti. Però siccome questa storia del «se non fossi sposato eccetera» non è nuova, e Veronica ricorda di averla letta una mezza dozzina di volte, ecco che qualcosa scatta. Sotto la morbidezza dei tratti e la dolcezza della voce, si nasconde una fermezza d’acciaio, la stessa che la indusse a un drastico cambiamento di vita, dopo aver visto alcune foto pubblicate da Oggi qualche estate fa (nel parco di Villa Certosa, Silvio Berlusconi con l’assistente Francesca Impiglia): mai più presenza pubblica accanto al marito (salvo rare eccezioni), neppure se si tratta di un intervento chirurgico negli Stati Uniti.
Veronica Berlusconi ama definirsi «una madre», una che ha fatto dell’educazione dei figli la sua missione di vita. Nella lettera a Repubblica
spiega che quelle righe le sta scrivendo per difendere la sua dignità e ricordare ai suoi figli di averla difesa. «Un Paese che china sempre la testa non è sano, una madre che non insegna ai figli il valore del "no", commette un grave errore» è la filosofia della signora. Così, dopo aver provato a stabilire un contatto telefonico (da venti giorni Berlusconi mancava da Macherio), dopo le inutili mediazioni di Gianni Letta e di un altro consigliere del Cavaliere, di fronte al silenzio che, sempre citando Catherine Dunne, ti fa sentire «la metà di niente», ha preso la decisione di farsi ascoltare.
Imprevedibile? Non per chi la conosce. Nel ’94, avendo letto sull’Unità che Berlusconi premier era solito mandare ogni giorno mazzi di rose, avendo anche letto che la versione ufficiale era che «le mandava alla moglie», dettò alle agenzie il seguente essenziale comunicato: «La signora Berlusconi fa sapere che durante la permanenza del marito a Palazzo Chigi non ha mai ricevuto rose».
Maria Latella
(CdS 1/2/07)
«Mettendo Silvio di fronte alle proprie responsabilità. Il suo messaggio è semplice: cresci!». E le scuse di Berlusconi? «Un segno di debolezza», taglia corto, «Rivelano che è lui a dipendere da lei» (Erica Jong ad Alessandra Farkas, CdS 1/2/07)
Il bon ton vuoloe che i panni sporchi si lavino in famiglia (Lina Sotis, CdS 1/2/07)
«Siamo alle soglie del divorzio» (Catherine Dunne, autrice di La metà di niente, Guanda 1999).
Floriana Mentasti (famiglia San Pellegrino) era una delle sette odalische che ballarono alla festa a sorpresa organizzata da Berlusconi a Marrakesch per la moglie (Angela Frenda, CdS 1/2/07)
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01 Febbraio 2007
MARIA CORBI
«Perdono? L’ho perdonato tante volte...». Veronica Berlusconi si sfoga con i pochi amici intimi di cui si fida dopo aver appreso delle scuse pubbliche del marito. E a chi le chiede se dietro questa sua lettera pubblica si nasconda l’intenzione di divorziare risponde: «Non ho nessuna intenzione di chiederlo io il divorzio». Un altro «pizzino» (questa volta vocale) che tradotto può significare anche: «Che sia lui ad avere il coraggio di mettere fine a questo matrimonio». Ecco in diretta le puntate da «casa Berlusconi», per chi pensasse invece di essere a «casa Vianello». Una sceneggiata con Veronica nella parte dell’offesa che prende carta e penna e detta al quotidiano «la Repubblica» la sua indignazione per il comportamento del marito versione galante con varie soubrette ai Telegatti. Una assoluta sorpresa per il marito che tace fino al pomeriggio e poi le risponde scusandosi pubblicamente. Nei sottotitoli della «Berlusconi soap» una storia di gelosia, ma non per le galanterie verso Aida Yespica («Io con te andrei ovunque») o per la ventunenne attrice Benedetta Valanzano (come scrive il settimanale «Oggi»), e neanche verso la deputata di Forza Italia Mara Carfagna («se non fossi già sposato la sposerei subito»). Basta leggere tra le righe della lettera di Veronica - «Mi chiedo se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi la metà di niente...» - per leggerci la rabbia di una moglie che dopo essersi annullata nel matrimonio vive la disperazione dell’abbandono. Quindi, più che il fastidio per battute di cattivo gusto, la paura di una donna che teme di essere lasciata, «che sia lui a chiedere il divorzio». Come se questa volta si trattasse di un vero pericolo, un vero innamoramento.
Ma in questo caso, invece, la rottura definitiva non ci sarà grazie (anche) ai «diplomatici» che stanno tentando di rendere ragionevole Veronica. Primo tra tutti Bonaiuti che ieri mattina ha chiacchierato a lungo con la signora tessendo la trama della riconciliazione. E poi mamma Flora Bartolini solidale con la figlia («ha fatto bene, ha messo i puntini sulle i») ma ottimista: «passerà anche questa buriana». Ma è Barbara, la primogenita della coppia, la più accesa sostenitrice della pace in famiglia. «Papà è fatto così, gli piacciono le battute, ma finisce lì», ha ripetuto la ragazza alla madre. Difficile convincerla anche perché questa volta la crisi è reale e affonda nella paura di essere «la metà di niente». Quello che è accaduto alla cena dei Telegatti sarebbe stato solo il pretesto, la maschera dietro cui nascondere una più reale preoccupazione. Non è del resto la prima volta che il marito mostra confidenza con Aida Yespica («Io con te andrei ovunque») visto che già due anni fa le ha telefonato mentre era in compagnia del presidente venezuelano Hugo Chavez. «Caro Hugo, ti passo una tua ammiratrice...». Chissà se la soubrette è memorizzata in rubrica alla «A» o alla «Y». Veronica conosce bene il suo Silvio e questa tendenza piaciona, il vezzo di comportarsi come un single.
La verità è anche che questa lettera è solo l’ultimo atto di dissapori antichi. E che il periodo sia difficile è costretto ad ammetterlo anche Silvio Berlusconi. Così le voci che di fatto i due fossero separati da tempo, uno a Villa San Martino ad Arcore, l’altra a villa Belvedere a Macherio, si sono amplificate nonostante il beau geste di Silvio che per i cinquant’anni di Veronica si è presentato a Marrakech vestito da Tuareg con collana di smeraldi in dono. E anche la copertina dell’ultimo numero di gennaio di «Chi» ha alimentato le voci di burrasca. Ecco Berlusconi formato famiglia, ma non la seconda: la prima. Immagini bucoliche nella villa di Paraggi con la figlia Marina e i due figli di lei. Una consacrazione che non sarebbe piaciuta molto a Veronica che ha deciso sì di interpretare la parte di Penelope, ma con una clausola molto chiara: è comunque sempre lei la primadonna. Per non parlare dei nervosismi creati dagli equilibri di potere e azioni in azienda sbilanciati a favore dei figli di primo letto (1/2/7)
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UGO MAGRI
L’unica grande preoccupazione di Silvio Berlusconi, ieri, è consistita nel turare la falla. tranquillizzando donna Veronica prima in pubblico, con l’amorosa lettera di scuse, quindi in privato, nella cena di famiglia a Macherio. Una giornata interminabile che alle 7 del mattino, con la mazzetta dei quotidiani, aveva preso una brutta piega per il Cavaliere e pure per i suoi più stretti amici: Paolo Bonaiuti era stato tirato giù dal cuscino e convocato di corsa a Palazzo Grazioli, dove poco dopo era giunto sua saggezza Gianni Letta. «Che si fa adesso?» era l’ovvio interrogativo, mentre piovevano le telefonate di quanti volevano sapere «come l’aveva presa Silvio», se avrebbe «replicato», e «con quale stato d’animo». Curiosità irritanti, date le circostanze.
Per prima cosa, dunque, veniva istituito un rigido cordone sanitario attorno all’ex premier. Poi, tanto Letta che Bonaiuti hanno superato i dubbi del capo, convincendolo che avrebbe fatto meglio a domandare perdono, unica via d’uscita da un imbarazzo planetario: la lettera di Veronica su Repubblica, rilanciata dalle agenzie di stampa, stava facendo il giro del mondo, sai che colpo all’immagine. Prima di pranzo una bozza della lettera era pronta, cosicché Berlusconi era potuto andare a pranzo con gli ambasciatori dell’unione europea portandosi dietro le «vecchie zie» (Letta e Bonaiuti). Alle quattro e mezza, quando il testo del «cara Veronica eccoti le mie scuse» è stato divulgato, gli animi erano assai meno tesi. E già si pregustava il lieto fine, con l’improvvisata serale a Villa Belvedere, il balzo in aereo reso noto alle 19 per riabbracciare i figli e soprattutto la moglie. «Magari Silvio laverà pure i piatti», era la speranza dell’entourage mentre lui stava già in volo.
Com’è andata poi veramente a cena, non è dato sapere. Ancora il giorno prima, Berlusconi aveva confidato a certi amici di partito che «mia moglie mi ha cacciato di casa». l’avevano presa come una battuta, vai a immaginare. Della lettera, in gestazione da domenica, lui ufficialmente non sapeva. però doveva averne qualche premonizione poiché lunedì da Roma risulta partita un’ambasceria, condotta da Letta medesimo e dall’Avvocato Niccolò Ghedini, per convincere Veronica a desistere dai suoi propositi. Inutilmente. Inutile pure l’intervista che Berlusconi aveva rilasciato al settimanale «A», diretto da Maria Latella, dove si scioglieva in un inno d’amore per Veronica («ho una passione totale»), unito all’elogio della sua comprensione: «non mi ha mai fatto fare una brutta figura, mai. Mentre certe altre mogli di politici...E poi è anche indulgente». Stavolta però qualcosa ha messo talmente in allarme la moglie, da spingerla addirittura a scrivere su Repubblica. Ed è un qualcosa che, per gli ambienti bene informati sul Cavaliere, non ha nulla a vedere con le battute da cascamorto regalate alle «veline» dei Telegatti, tantomeno con le solite sue galanterie verso il gentil sesso che Berlusconi nella lettera di scuse attribuisce al proprio «carattere giocoso». Racconta una «gola profonda» del berlusconismo: «c’entra semmai la smania di cambiamento che l’ha afferrato in questi mesi, il giovanilismo improvviso, l’infatuazione per i circoli della libertà, quella ”voglia di innamorarsi” che lui stesso ha svelato in un comizio a Genova, quasi fosse sul punto di voltare pagina nella sua vita. C’entrano le chiacchiere, le maldicenze interessate su qualche nuovo amore giovane, addirittura su un ipotetico terzo matrimonio, che magari sono giunte all’orecchio di Veronica...». La quale ha citato nello sfogo il romanzo di Catherine Dunne, «La metà di niente», in cui una moglie dopo vent’anni di matrimonio e tre figli viene abbandonata dal consorte.
Con Berlusconi che, guarda caso, nel passaggio chiave delle sue scuse le giura: «Proposte di matrimonio no, credimi, non ne ho fatte mai a nessuna...».
GIANLUCA PAOLUCCI (La Stampa)
Immobili, sport, editoria. Detto così, il patrimonio personale della signora Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, pare la replica di quello del più celebre consorte. In realtà, le dimensioni sono molto, molto minori. Intanto niente speculazioni finanziarie, ma oculati investimenti immobiliari «remunerati a un tasso del 4% annuo». Poi una partecipazione di prestigio, il 38% della Foglio Edizioni srl, quella che edita il Foglio di Giuliano Ferrara. Infine, una piccola quota, il 4%, della società Scherma Monza spa, proprietaria di una struttura alla periferia della città lombarda dedicata a questo sport.
Le soddisfazioni vengono dalla Finanziaria Il Poggio srl. Tre milioni di euro di capitale, circa 20 di patrimonio, la quasi totalità - 19 milioni di euro - investita in due palazzi a Milano.
Il primo, nel cuore di Milano - in via Pontaccio a Brera - vale dodici milioni di euro e ha un inquilino di prestigio, la Gucci. Il secondo, comprato per 7 milioni di euro nel 2004, ospita gli uffici amministrativi della multinazionale italiana Schering. A vendere l’immobiliare alla signora Bartolini era stata, nel 2003, la Minerva finanziaria srl. Quest’ultima ha in pancia villa Minerva di Punta Volpe, Costa Smeralda. Faceva capo alla stessa signora Veronica, è finita poi alla E&A Estates, società delle Isole Vergini che farebbe capo al miliardario russo Tariko Rustam, re della vodka di casa in Costa Smeralda, dove soggiorna appunto a villa Minerva.
Proprio con quella compravendita - si parla di oltre 15 milioni di euro - la signora Veronica avrebbe accumulato le risorse per i successivi investimenti nei due palazzi milanesi, che hanno consentito alla sua Finanziaria Il Poggio di chiudedere il bilancio - quello del 2005, l’ultimo disponibile - con un utile di 148 mila euro grazie ai ricchi contratti di locazione. Va anche detto che la signora Lario non ha affidato i suoi affari al primo che passa. Amministratore della società è infatti Giuseppino Scabini, storico tesoriere della Fininvest, il cui nome compare varie volte nel gran mucchio di carte che compongono la lunga storia giudiziaria del caso All Iberian. Poi c’è un appartamento a Bologna e un paio a Porto Rotondo, dove trascorre l’estate la madre di Veronica.
Il fiore all’occhiello nel portafoglio di Miriam-Veronica è però il 38% della Foglio Edizioni srl. Dal punto di visto finanziario, non è proprio un buon investimento: a fronte di ricavi per 437 mila euro, nel 2005 la perdita è stata 1,265 milioni di euro, ma vuoi mettere, dare il proprio contributo per far uscire tutti i giorni in edicola Il Foglio di Giuliano Ferrara?
Siamo a Cagliari, in campagna elettorale, il 24 giugno ”99: «La signora Marini l’ho incontrata a una festa. Vidi un monumento biondo che stava da una parte. Andai lì e gettai l’occhio distratto sul... viso, naturalmente». Dalle Alpi alle piramidi è tutto un fiorire di apprezzamenti: «Ma che belle gambe che vedo nelle prime file!» (Bologna, 5 aprile 2002); «Mi hanno dovuto togliere il rossetto dal viso. Erano le tracce dei baci scambiati con le signore poco fa, meno male che non c’era Veronica perché ne avrei passate delle belle» (Catania, 7 maggio 2005); «Lo dico alle signore: sono pronto a prendere il numero di telefono e anche a innamorarmi» (Genova, 20 gennaio 2007) (Alberto Mattioli, La Stampa)
CLAUDIO TITO
ROMA - «Chiamala tu, perché se rispondo io alla sua telefonata...». Ore 8,30. Via del Plebiscito 62, primo piano. Mai come questa volta si sente senza protezione. Nessuno lo aveva avvertito di quella lettera. Nessuno, nel suo entourage, sapeva di quella richiesta di pubbliche scuse reclamata da Veronica, la moglie, dalle colonne di Repubblica. Il "mattinale" che tutte le mattine arriva sulla scrivania del Cavaliere stavolta sembra composto di un solo foglio. Per un po´ se lo rigira tra le mani, sfoglia i giornali. Legge solo quella pagina. Poi chiama uno alla volta gli "amici di sempre". Per primo Gianni Letta, poi Fedele Confalonieri. E quindi Niccolò Ghedini. L´avvocato-deputato che segue come un´ombra tutti i suoi casi personal-giuridici. «Chiamala tu, perché se rispondo io alla sua telefonata...: è un colpo basso, non me lo doveva fare. Ma gliela farò pagare».
Inizia così la convulsa giornata dell´ex premier. Ma a far tremare i muri questa volta non è la politica, è la famiglia. Lo scandalo ormai è esploso e alla fine, per tentare di sedarlo, Berlusconi accetta l´ultimatum della moglie: «Cara Veronica, eccoti le mie scuse».
Eppure per tutta la mattina si tentano altre strade. Viene commissionato un sondaggio per capire la reazione della gente e per calibrare l´eventuale risposta. Nel frattempo il filo del telefono della Villa di Macherio diventa incandescente. Berlusconi non vuole parlare con Veronica. Gli strascichi del litigio avuto appena domenica scorsa non si dissolvono. «Spiegate a vostra madre - aveva detto ai tre figli minori - che non può tirare troppo la corda. Io sono fatto così». Il telefono, allora, lo alza Ghedini. «Lei, signora, ha fatto una cosa gravissima. Ma come le è venuto in mente. Questi sono affari privati, non si mettono sui giornali. Eppoi abbiamo sempre trovato una soluzione, mi pare. Ne stavamo parlando, stavamo trattando ma ora rischia di rovinare tutto. Io lo dico anche nel suo interesse». «Non c´è niente da trattare», taglia corto la signora Berlusconi-Lario. Questa volta a far da filtro fra la rabbia del "capo" e l´inflessibilità della consorte non c´è nemmeno il solito Gianni Letta. stato sempre lui, in passato, a misurare le uscite pubbliche di Veronica. Era lui, e non Silvio, a ricevere, magari in serata, la telefonata da Macherio che avvertiva di un´intervista o di una lettera, o di una partecipazione a qualche iniziativa. Stavolta no. Lei non l´ha chiamato e lui non la richiama. Però, davanti al ristrettissimo vertice convocato a Palazzo Grazioli e composto dal Cavaliere, Paolo Bonaiuti e Valentino Valentini, l´ex sottosegretario non riesce a trattenere un giudizio sorpreso: «La lettera è scritta molto bene». Poche parole per far instillare il dubbio in tutti. Che ogni verso di quella missiva fosse stata visionata da un avvocato. Che fosse, insomma, il primo passo per una rottura definitiva. Per la separazione e il divorzio. Tutti invitano alla prudenza: «bisogna calcolare ogni mossa».
Il nervosismo cresce. La sensazione che il nucleo berlusconiano sia stato per la prima volta messo in scacco fa aumentare la tensione. Scatta, come prevedibile, la prima parola d´ordine: silenzio. Stiano zitti tutti, a cominciare dalle altre donne coinvolte, come l´onorevole Mara Carfagna e anche le tv del gruppo. Poi si valutano le varie possibilità: il silenzio, la risposta "privata", l´intervista televisiva, tornare a Milano e parlarle a quattr´occhi. Tutte soluzioni scartate. «Rischiamo di far crescere il caso - allarga le braccia il Cavaliere - dobbiamo intervenire. Ma come? Nel pomeriggio alla Camera si votano pure le mozioni sui Pacs...». Per un momento - racconta chi ha potuto assistere in presa diretta alla turbolenta giornata di Via del Plebiscito - il leader forzista si fa prendere dallo sconforto: «Non c´è via d´uscita». Allora ci prova Bonaiuti. Prende il telefonino e contatta la signora Veronica: «E ora? Ora che facciamo? Ce lo dica lei perché qui...». «Dovevate pensarci prima», replica irremovibile. Le «scuse pubbliche» diventano l´unica via d´uscita. Una lettera d´amore da diffondere anche alle agenzie. La scrive Berlusconi e poi viene ritoccata dai presenti. L´ultima versione, però, è affidata ancora a Ghedini. Prima di divulgarla c´è il parere tecnico-giuridico. «Ero recalcitrante in privato perché sono giocoso ma anche orgoglioso - scrive "Silvio" -. Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita». Ammette il momento di «affanno», ma «finirà nella dolcezza come tutte le storie vere». Però, «la tua dignità non c´entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore». Righe vergate con un carico di tensione. Che, infatti, esplode a pranzo, all´inconto con gli ambasciatori dell´Ue nel salotto ovattato dell´hotel Hassler. Al posto d´onore di una tavolata che si affaccia su Trinità dei Monti, l´ex premier - senza che nessuno dei diplomatici ne faccia richiesta - parla del suo dramma personale: «Ho mandato una lettera a mia moglie perché mia moglie ha un carattere molto forte. E io... io sono molto orgoglioso di lei». Davanti ai giornalisti, invece, neanche una smorfia. In macchina senza un saluto. Di nuovo a Palazzo Grazioli. Giusto il tempo di trasmettere la lettera alle agenzie e poi via da Roma. A Milano. Per non correre altri rischi. «Vado a cenare con mia moglie e miei figli», dice salutando. (Claudio Tito, la Repubblica 1/2/7)
Lo ha fatto ancora ieri, poi è tornata nel silenzio. Alle scuse del marito ha replicato attraverso la sua segretaria: no comment. Nel «castello di Macherio», come lei chiama Villa Belvedere forse per il senso di estrema solitudine che galleggia proprio nel silenzio un po´ triste del parco e delle stanze di questa palazzina barocca, la giornata di ieri è cominciata con una telefonata dell´onorevole Paolo Bonaiuti. «E adesso che cosa dobbiamo fare?», le ha domandato il portavoce di Berlusconi. Veronica Lario, che poco prima a un´amica aveva confidato di sentirsi finalmente invasa da una grande calma dopo tre giorni di profondo dolore, ha risposto che non avrebbe proprio saputo come aiutarli. Silvio non si è fatto sentire, il dottor Letta neppure. Poi le ore sono scivolate via tra centinaia di chiamate da tutto il mondo. C´è anche chi le ha proposto di tenere una rubrica di qualsiasi argomento su un settimanale. A quel direttore ha persino detto grazie: «Casomai avessi bisogno in futuro di un lavoro...».
«La signora Veronica, non ha più voce», avvertiva nel pomeriggio un suo collaboratore. Poco dopo le 15, annunciato dallo staff dell´ex presidente del Consiglio, è arrivato il fax con la lettera di scuse di Berlusconi, parole d´amore scritte a macchina destinate anche alle agenzie di stampa. «Vuole modificare qualcosa nel testo?», sarebbe stato chiesto alla moglie dell´ex premier, ottenendo di rimando un diniego. Sulle romantiche parole del marito neppure una frase. Voleva le scuse pubbliche, Veronica. Le ha ottenute. Non ha nessuna intenzione di farsi trascinare nel pollaio. Non ora, non più in futuro.
«Adesso voglio riflettere, avrei bisogno di andare per qualche giorno in un convento», ha confidato scherzando alla stessa amica dalla quale martedì sera, dopo avere spedito la lettera a "Repubblica" e avere spiegato ai figli i motivi della sua scelta («Ma papà lo sa?», le avrebbe chiesto Barbara) si era rifugiata. L´impressione è che la storia personale della coppia un tempo più glamour della politica italiana, nonostante la fiducia manifestata ieri sera da Emilio Fede, sia ancora lontana dal lieto fine, ma che abbia semplicemente attraversato, facendo il giro del mondo, la sua dimensione pubblica e politica. Messo nell´angolo da una moglie che credeva sempre innamorata e remissiva, l´ex presidente del consiglio ha reagito nel modo più prevedibile, cercando di banalizzare la crisi. E a poco deve essere servita la cena di ieri sera a Macherio, voluta con forza proprio da Berlusconi, con i figli Barbara e Luigi. proprio per loro che Veronica ha detto di sì a questo incontro difficile e faticoso, per raccogliere e esaudire la volontà dei ragazzi che avvertivano il bisogno di un confronto tra le mura domestiche con il padre e la madre, tutti e due da loro molto amati. «Sono sempre gli adulti che tradiscono i giovani - spiega Veronica -. Io cerco di non farlo». Ha cercato di non farlo neppure questa volta, anche se lo "strappo" deve essere stato doloroso anche per Eleonora, Barbara e Luigi.
Chi conosce bene Veronica Lario racconta che le deve essere costato moltissimo uscire da una riservatezza durata molti anni e che è stata anche un segno di rispetto nei confronti del marito, un uomo a lungo amato e al quale ha continuato a rimanere vicina anche quando le loro vite hanno preso strade parallele, private della possibilità di incrociarsi. «Io non ho mai voluto il suo male», ha sempre detto lei. E lo ha dimostrato anche alcune settimane fa, durante il ricovero di Berlusconi al San Raffaele di Milano e la successiva operazione al cuore in America. Un percorso seguito con affetto e apprensione. Ma proprio in queste ore, di fronte alle critiche che le sono piovute addosso per la gravità delle sue parole e alla richiesta di spiegare il perché di questo suo improvviso "risveglio" pubblico, ha voluto trasmettere questo messaggio: non sono stata a dormire per 27 anni, ho semplicemente scelto di comportarmi in un modo che mi sembrava giusto e che invece non mi ha premiata. Ferita pubblicamente, non poteva reagire in privato. Non ha potuto ripetere, questa volta, ciò che in passato ha fatto in tante occasioni. Glissare, con quei suoi modi un po´ blasé di bella e ricca signora che vive una condizione privilegiata in una corte del Re Sole con troppe cortigiane. Tra i suoi libri, le sue mostre, i suoi viaggi, le sue tre o quattro amiche del cuore che le rimproverano di avere cavi d´acciaio al posto dei nervi. Oppure difendersi dal ridicolo, come ha fatto qualche mese fa comprando i servizi fotografici del Cavaliere mascherato che piomba a Marrakech per festeggiare i cinquant´anni della diletta moglie appesantito da una collana di diamanti. Il solo modo per impedire che il marito ordinasse ai rotocalchi di famiglia di pubblicare quelle immagini, per quell´infinita, immortale agiografia di cui lei non si sente più parte.
Ecco l’onorevole Palumbo. E’ un uomo che ha le mani in pasta: fa il ginecologo (barzelletta raccontata da Berlusconi)
«Mia moglie mi ha annunciato di aver preparato le valigie. Torni da tua madre?, le ho chiesto. No, mi ha risposto lei, le valigie sono le tue» (barzelletta raccontata da Veronica) - Sebastiano Messina.