Paolo Baroni, La Stampa 2/8/2007, 2 agosto 2007
R istrutturare, valorizzare e poi privatizzare grandi società è la sua missione da più di 20 anni
R istrutturare, valorizzare e poi privatizzare grandi società è la sua missione da più di 20 anni. Prima con l’Italimpianti e poi con Fintecna, che nel 2002 si è caricata sulle spalle quello che restava dell’Iri. Per questo ieri tutti i sindacati hanno festeggiato l’arrivo di Maurizio Prato, classe 1941 da Foligno, al vertice di Alitalia. L’«uomo delle grane». O più semplicemente una «persona informata sui fatti e quindi in grado di essere immediatamente operativa». Sposato con due figli, lauree in Giurisprudenza ed Economia e commercio, in circa 30 anni Prato ha ricoperto incarichi sempre più importanti nell’ambito delle aziende di Stato. «Uomo Iri» della vecchia scuola, molto vicino ad uno dei fedelissimi di Prodi, il sottosegretario alla presidenza Enrico Micheli, e per questo forse un po’ impropriamente definito a sua volta «prodiano», il nuovo presidente di Alitalia gode di buoni appoggi anche nel centrodestra (Gianni Letta lo stima tantissimo) e ha un rapporto eccellente con Mario Draghi consolidatosi negli anni in cui l’attuale governatore ricopriva l’incarico di direttore generale del Tesoro. Ex ufficiale della Guardia di Finanza, il primo incarico Prato l’ha ottenuto nel 1978 all’Italstat come vicedirettore generale. Quindi seguirono Sifa, Società Autostrade, Bonifica, Iritecna e l’Iri. In via Veneto arrivò come responsabile della direzione pianificazione e controllo, poi venne promosso direttore centrale e infine liquidatore assieme a Piero Gnudi (ora presidente dell’Enel) e Pietro Ciucci (ora numero uno dell’Anas). In parallelo collezionò molti incarichi in società operative: dal cda Fincantieri a quello di Cofiri, da Stet a Telecom sino a Iri management, Rai Holding, Finmeccanica e ovviamente Alitalia. La vera svolta della sua carriera professionale risale però al periodo ”92-’93 quando scoppiò il «bubbone» Iritecna, colosso dai piedi d’argilla nato dalla fusione di Italstat e Italimpianti. Le attività più pregiate vennero subito cedute ed a lui toccò l’incarico di liquidare ciò che restava. Se la cavò brillantemente, tant’è che cinque anni fa passò alla guida di Fintecna per completare l’ultimo capitolo della liquidazione Iri. Anche qui i risultati non si sono fatti attendere: 480 partecipazioni dismesse, 500 immobili venduti, oltre 5000 contenziosi portati a soluzione. E, cosa non secondaria, circa 10 mila persone ricollocate «attraverso una costante ricerca di soluzioni non traumatiche». Tanto lavoro e poco palcoscenico, quasi nessuna intervista ma una rete ben consolidata di contatti nella Roma che conta. «Ciò che mi rende particolarmente soddisfatto è l’atmosfera di fiducia e stima da parte dell’azionista - confidava di recente Prato - In questi anni abbiamo raccolto molti successi: dal 2002 ad oggi abbiamo ottenuto utili per circa 2 miliardi e mai una perdita». La chiamata alla guida della nostra compagnia di bandiera, arrivata martedì sera, non lo deve avere sorpreso più di tanto: altre volte in passato il suo nome era infatti entrato nel toto-nomine di Alitalia. Nel 2001, quando si trattò di sostituire Cempella, come la scorsa primavera quando saltò Cimoli. Senza contare che nel 2005 è stata la sua Fintecna a rilevare il 49,36% di Az servizi, la società dove erano state concentrate tutte le attività di manutenzione ed i servizi a terra della compagnia. Doveva essere la soluzione di tutti i guai di Alitalia ma come abbiamo visto lo scorporo servì a poco. Per questo ora Padoa-Schioppa ha scelto l’«uomo delle grane»: ovviamente da lui ora ci si aspetta un nuovo miracolo.