Maria Corbi, La Stampa 2/8/2007, 2 agosto 2007
LA STAMPA 2/8/2007
FRANCESCO GRIGNETTI
Ora tocca alla Squadra Mobile dare un nome all’assassino di via Adelaide Ristori. Le indagini della polizia sono partite dal nulla. Nessun segno di effrazione alla porta. Nessun oggetto spostato. Nessun rumore. C’è però un corpo. Quello di Stefano Coppi, che qualche anno fa era diventata Stefania, transessuale, trovata riversa sul letto, vestita, con la nuca insanguinata da tanti, troppi colpi violenti inferti con un oggetto che non è stato trovato in casa. Una rapina? Difficile. E’ scomparso il computer portatile della vittima. E con quello, anche alcune carte di credito e un orologio di valore. Ma potrebbero essere false tracce per inscenare una rapina che invece non c’è mai stata. Piuttosto il delitto sembra passionale.
Stefania era una trentacinquenne che viene descritta come molto bella, coinvolgente, raffinata, tanto da avere molti amici tra i vip. E allora l’investigatrice che sta scandagliando la sua vita, Francesca Monaldi, ha cominciato con l’interrogare gli amici del transessuale per ricostruire la sua cerchia. La sottrazione del computer, soprattutto, fa pensare: l’assassino potrebbe avere avuto con Stefania uno scambio di e-mail, o un dialogo via chat, e magari ha pensato di far sparire le tracce portandosi via il portatile. Oltre alle testimonianze, poi, si spera molto nel traffico telefonico. I tabulati arriveranno in questura nei prossimi giorni. Potrebbe essere lì la chiave per svelare questo ennesimo giallo dell’estate romana.
Quando ieri, intorno alle 17, al Policlinico Umberto I i sanitari hanno staccato la spina del respiratore automatico e Stefania è ufficialmente spirata - i genitori hanno dato l’autorizzazione all’espianto degli organi - a piangere fuori della porta c’erano alcuni amici stretti. C’era Giorgio, che qualcuno indica come il convivente di Stefania, e che di sé dice: «Ero un profondo amico». Giorgio aveva dato l’allarme l’altra notte, quando la trovò in coma a casa. Racconta: «Stefania era una persona semplice e spettacolare che non meritava di morire così. Era una figlia unica con una vita alle spalle che non le ha mai regalato nulla». Piangeva anche Lorena, amica di gioventù, di Orbetello. Riesce a dire soltanto: «Stefania aveva un grande fascino».
Sei casi misteriosi, ancora irrisolti, di cui si parla poco, ma che tengono in allarme i transessuali italiani (che secondo il Mit, sono ventimila circa, concentrati tra Roma, Milano e Triveneto). «Nei pochi casi in cui si può parlare di indizi - prosegue Marcasciano - si tratta sempre di persone insospettabili». Clienti. Amici. Spasimanti.
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MARIA CORBI
Piange la signora Gina del bar all’angolo quando le dicono che Stefania non ce l’ha fatta. «Uomo, donna era una persona bellissima», dice. «Veniva sempre qui a mangiare qualcosa, quasi sempre ananas fresco o yogurt, era gentile e discreta, non dava fastidio a nessuno».
E se chiedi in giro, in questo fazzoletto di Parioli a due passi da piazza delle Muse, nessuno ha parole di fastidio per questo transessuale ucciso, massacrato, lunedì notte nella strada più esclusiva dei quartiere, via Adelaide Ristori, dove aveva la sua garçonnière. Chi l’ha uccisa ha rubato computer, gioielli, soldi, ma non il telefonino. Forse qualcuno che voleva eliminare tracce del suo rapporto con Stefania, magari un cliente conosciuto in chat. Aveva pochi clienti ma «buoni», insinua un vicino, per far capire che si trattava di una trans di alto bordo. Qualcuno ha parlato di un’auto blu, avvistata vicino alla palazzina dove Stefania aveva affittato a caro prezzo un sottoscala.
Indizi vaghi in questo giallo di piena estate. Di auto blu in questa strada a ferro di cavallo affacciata sui pini di villa Ada ce ne sono in quantità. Vanno e vengono per portare chi ha scelto di vivere qui, un oasi verde nel cemento romano, a a caro prezzo, anche ventimila euro a metro quadro. E le case sono introvabili. Più un club esclusivo che una strada con tanti nomi noti, ultimi arrivati Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto che hanno acquistato metà palazzina a neanche cinquanta metri dal palazzo di Stefania.
Gli fanno compagnia scrittori come Giorgio Montefoschi, che alla strada ha dedicato il libro «La casa del padre», Mafalda d’Assia, la nipote di Mafalda di Savoia, i Brachetti Peretti, costruttori come i Salini. E sotto la pergola di rami che invade tutta la via sono passati, andati o rimasti, direttori di giornali, intellettuali, medici di fama, industriali, costruttori. Di fronte all’ingresso della casa di Stefania è cresciuto il senatore di Alleanza Nazionale Marcello De Angelis, che da questo indirizzo ha iniziato la sua militanza nella destra extraparlamentare. Anni ”70 quando piazza delle Muse era il quartier generale dei fasci.
Ma con tutto questo Stefania non c’entra, lei era arrivata qui da poco tempo attirata dalla tranquillità della strada, ed era stata bene accolta. Nessuna protesta, neanche dai condomini, per quella professione che era anche troppo chiara, praticata nel sottoscala dove un tempo abitava il portiere. Qui, in questa via-circolo ci si arrabbia se un nuovo ricco costruisce una piscina sul terrazzo, ma non per Stefania o per le galline dell’ambasciata della Guinea che circolano e pigolano.
«Era una ragazza molto a posto», spiega un vicino. «Immaginavamo cosa facesse, ma non ci ha mai dato fastidio. Salutava ed era gentile, sempre poco appariscente con pantaloni e camicetta bianca». E alla domanda «come era Stefania?», la risposta è sempre la stessa: «una splendida ragazza bruna, coi capelli lunghi, estremamente educata e gentile con tutti, una bellissima persona, sia come uomo che come donna». Una strada dove tutti si conoscono, almeno di vista, via Ristori, e sono in molti a non aver mai notato questo transessuale. Quando andava a mangiare a pranzo alla «Musa Gaia», riusciva perfino a confondersi con i colletti bianchi delle società di finanza che affollano la zona. «Era molto disponibile e quando mi ruppi il braccio passava sempre per chiedermi come stavo», ricorda ancora Gina la barista, sempre qui con i suoi caffè dal lontano 1955 quando da poco la vigna aveva lasciato spazio alla strada.
«Una persona semplice e spettacolare che non meritava di morire così, a 35 anni. La vita non le ha mai regalato nulla», spiega G. l’amico più caro rimasto con lei fino alla fine. Un percorso difficile per Stefano, figlio unico, accortosi presto che la natura gli aveva giocato un brutto tiro. E per diventare Stefania la strada era stata lunga e dolorosa, anche per i suoi genitori che avevano solo questo figlio e che ieri al Policlinico lo piangevano senza domandarsi più «cosa c’era di sbagliato». E ad ascoltare i ricordi e le testimonianze di chi lo ha conosciuto o solo frequentato si capisce che non c’era niente di sbagliato. L’unico errore quello di aprire la porta lunedì notte alla persona sbagliata, probabilmente conosciuta.
Molti furti negli ultimi tempi, alcune volte anche entrando dalla finestra con bomboletta per addormentare le vittime al seguito. Ma l’ipotesi della semplice rapina è la meno battuta dagli investigatori. Dolore e domande si confondono in questa lunga notte estiva invasa da nuove paure.
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