Il Sole 24 Ore 29/07/2007, pag.5 Marigia Mangano, 29 luglio 2007
L’eredità contesa dell’Avvocato Agnelli. Il Sole 24 Ore 29 luglio 2007. MILANO. La banca per le gestioni patrimoniali era la svizzera Pictet
L’eredità contesa dell’Avvocato Agnelli. Il Sole 24 Ore 29 luglio 2007. MILANO. La banca per le gestioni patrimoniali era la svizzera Pictet. I conti correnti risultavano aperti presso Banca Intesa, Popolare di Bergamo e Deutsche Bank. Le proprietà si riferivano a un pacchetto inestimabile di ville, terreni e opere d’arte sparse tra Roma e Torino. La Dicembre, cassaforte del controllo del gruppo Fiat, veniva valutata 300 milioni di euro. Sono questi gli aspetti più significativi del primo rendiconto sull’eredità di Giovanni Agnelli. Il documento, che porta la firma del commercialista della famiglia Agnelli, Gian Luca Ferrero, risulta fondamentale per ricostruire la lunga trattativa sulla spartizione del patrimonio dell’Avvocato tra la moglie Marella Caracciolo e la figlia Margherita Agnelli De Pahlen. Un pacchetto di beni suddiviso per ben due volte: prima nel 2003, secondo la successione ex lege; poi, a distanza di 15 mesi, con la sottoscrizione di quello che passerà alla storia come il patto successorio di casa Agnelli. Cosa è finito nell’asse ereditario? Sulla base di quali beni sono stati definiti gli accordi del 2004? E cosa ha ottenuto Margherita Agnelli che oggi, a distanza di più di tre anni dal patto con la madre, chiede un rendiconto puntale sul patrimonio estero dell’Avvocato («finora mai fornito», sostiene)? Il Sole 24 Ore ha ricostruito sulla base di atti riservati e testimonianze la mappa dell’eredità di Giovanni Agnelli e il quadro completo di donazioni, vendite e passaggi di quote che hanno ridisegnato gli assetti della Dicembre . Da Villa Frescot a San Vito Siamo nell’aprile del 2003. Giovanni Agnelli è scomparso da soli tre mesi. Ma è già pronto un primo inventario di beni. L’autore è Gian Luca Ferrero, incaricato dall’avvocato Franzo Grande Stevens, dietro richiesta di Margherita Agnelli, di mettere nero su bianco la "lista" delle proprietà. L’analisi si snoda in cinque punti (immobili, liquidità, natanti, mezzi mobili e la Dicembre) sulla base dei quali si è proceduto a una divisione ex lege accompagnata, per alcuni beni, alle disposizioni lasciate da Giovanni Agnelli in tre testamenti. Le proprietà immobiliari coinvolgono due immobili a Torino nella Strada SanVito, Villa Frescot, la storica residenza degli Agnelli sulle colline torinesi, la villa a Roma in via XXIV maggio e una società semplice, la Svapat ss, a cui fa capo un immobile utilizzato dai custodi di Strada San Vito. Nel 2003 l’intero pacchetto, indicativamente, è stato valutato 45 milioni di euro. Ma si tratta di una stima «in via di larga approssimazione», scriveva lo stesso Ferrero, soprattutto tenendo conto del particolare pregio storico e della difficile commerciabilità. Il valore reale, dunque è molto più elevato. In merito a tale pacchetto di immobili l’Avvocato aveva dato indicazioni puntuali nei tre testamenti. Per i due immobili di San Vito era stabilito che la piena proprietà di ciascuno dei cespiti andasse a Marella e Margherita; per la residenza nella Capitale la piena proprietà del 50% era destinata alla moglie, mentre la nuda proprietà del restante 50% a Margherita (su cui Marella deteneva l’usufrutto) e, infine, Villa Frescot sarebbe toccata in nuda proprietà alla figlia, con vincolo di usufrutto a favore di Marella. In banca 250 milioni C’è poi la parte che riguarda liquidità e titoli. Spicca, nel pacchetto complessivo, l’investimento, depositato presso la Simon fiduciaria, in una Sicav della Banca svizzera Pictet: 185 milioni di euro (alle posizioni numerate 2804 e da 2807 a 2823) in titoli obbligazionari. Sempre presso la Simon erano poi depositati altri bond per 14,8 milioni di euro. Gli investimenti in titoli azionari si concentravano, invece, nel conto aperto presso Banca Intesa: una posizione liquida per 1,5 milioni e un’altra in titoli per 28 milioni di euro. Altri 6 milioni erano depositati presso la Popolare di Bergamo e un conto con poche centinaia di euro risultava aperto agli sportelli della tedesca Deutsche bank. Infine, esistevano anche azioni e obbligazioni della Giovanni Agnelli Sapaz per un totale di 14,9 milioni (le obbligazioni il doppio dei titoli). In tutto fa 250 milioni di euro, diviso tra le due eredi in parti uguali, a cui si somma il 25,7 della finanziaria Dicembre (vedere altro articolo). Figurano, poi, barche e automezzi. Il veliero Stealth (che in un primo momento era rimasto fuori per la comparsa di un misterioso acquirente) e un’altra imbarcazione, l’F100, erano valutati circa 8,5 milioni di euro; il parco automezzi (valore complessivo 20 mila euro) comprendeva 12 Fiat Panda, due Fiorini, sette ciclomotori e perfino tre trattori per muoversi nei vasti giardini di Villa Frescot. Anche in questo caso, c’è stata una perfetta divisione delle proprietà. Tra le curiosità c’è anche la polizza vita stipulata dal Senato della Repubblica, pari a 155 mila euro. Gli arredi e le opere d’arte Infine va dato conto di quella che, a Torino, è considerata la parte più consistente dell’eredità, ovvero arredi e opere d’arte collezionate dall’Avvocato. In proposito non è stabilito un valore puntuale (anche se da ambienti torinesi si fa presente che su questi beni sono stati trasmessi a Margherita inventari successivi), ma una indicazione è stata data da John Elkann, figlio di Margherita ed erede designato da Giovanni Agnelli per la guida del gruppo Fiat. In una intervista al Corriere della Sera, dopo aver preso una posizione netta sulla battaglia legale avviata da Margherita («Non ci sarà nessun nuovo negoziato. Mia nonna Marella si è privata di tutti i suoi averi per rendere possibile a suo tempo l’accordo con la figlia»), Elkann ha dichiarato riferendosi a quanto ottenuto dalla madre: «Pensi solo al patrimonio artistico e al potenziale di rivalutazione che ha. La donazione fatta da mio nonno alla Pinacoteca nel 2002 era stata valutata 500 milioni di euro». Il patto del 2004 Dopo mesi di confronto la divisione del 2003 è stata rivista nell’ambito di un patto successorio firmato il 2 marzo del 2004 tra le due eredi. Marella si è privata della nuda proprietà di tutti beni immobili e mobili (opere d’arte incluse), mantenendo l’usufrutto. Alla moglie dell’Avvocato è rimasta la parte di liquidità incassata un anno prima e l’intero parco automezzi. Sempre donna Marella ha acquistato il 50% dello Stealth destinato inizialmente alla figlia. Il pacchetto finale ereditato da Margherita, invece, conta 125 milioni di liquidità, le storiche ville di casa Agnelli (45 milioni valore da inventario), arredi e opere d’arte (su questo mancano stime puntuali), un assegno di 109 milioni versato da Morgan Stanley (su cui ora Margherita chiede spiegazioni e dettagli) e infine, l’incasso della vendita della quota nella Dicembre (100 milioni di euro, vedere articolo in pagina), dei titoli e obbligazioni della Sapaz (circa 7 milioni di euro) e della partecipazione nello Stealth (2 milioni). Inoltre, sempre secondo fonti vicine alla famiglia, successivamente sono finiti nell’asse ereditario altri conti aperti dall’Avvocato in cui erano depositati 3-4 milioni. Mancano indicazioni puntuali sulle proprietà estere: secondo fonti torinesi, Marella ha rinunciato alla nuda proprietà di diversi immobili, tra cui anche una casa in Francia, a Parigi, ceduta a Margherita Agnelli. Marigia Mangano ************ I PROTAGONISTI DELLA DINASTIA DEL LINGOTTO La famiglia La dinastia torinese è ormai arrivata alla sesta generazione, quella di Leone Elkann, figlio di John Elkann, vicepresidente della Fiat. Il veicolo attraverso cui controllano il gruppo Ifi-Fiat è la Giovanni Agnelli & C. L’accomandita nacque nel 1986 per salvaguardare l’unità famigliare in relazione al controllo della Fiat. La fotografia più aggiornata della Sapaz conta tra i suoi 70 azionisti, ben quaranta della quinta generazione. La Dicembre di Jaki è il socio con maggior peso azionario La moglie dell’Avvocato Marella Caracciolo, moglie di Giovanni Agnelli, ha avuto due figli: Edoardo, scomparso nel 2000 e Margherita. Da sempre donna riservata, Marella dalla scomparsa del figlio trascorre molto tempo nella casa a Marrakech e in quella di Calvi. Dopo la morte dell’Avvocato ha donato al nipote Jaki la quota nella Dicembre necessaria per il controllo della società. E’ stata citata in giudizio, insieme a Franzo Grande Stevens, Siegfried Maron e Gianluigi Gabetti, dalla figlia Margherita nell’ambito della causa legata all’eredità dell’Avvocato. La figlia e il rendiconto estero Margherita si è opposta da subito alla scelta di Giovanni Agnelli di privilegiare Jaki. La designazione del primo nipote, a suo avviso, pregiudicava i diritti ereditari degli altri figli: Lapo e Ginevra, ma anche i cinque avuti dal secondo marito, Serge De Pahlen, nell’ordine Maria (nata nel 1983), Pietro (1986), Anna e Sofia (1988), Tatiana (1990). La contesa è durata per oltre un anno e si è conclusa con il patto successorio, firmato nel 2004. A distanza di oltre tre anni da quell’accordo, oggi chiede un nuovo rendiconto sul patrimonio estero dell’Avvocato. L’erede designato John Elkann, 31 anni, è stato scelto dal nonno Giovanni Agnelli come suo successore. E’ nato a New York dal matrimonio tra Margherita Agnelli e il suo primo marito, lo scrittore Alain Elkann. Ha due fratelli: Lapo e Ginevra. Si è laureato in ingegneria al Politecnico di Torino e ha svolto un periodo di apprendistato in Fiat e General Electric. Attualmente, oltre ad avere il controllo della Dicembre, nel gruppo degli Agnelli ricopre la carica di presidente di Ifi, vicepresidente vicario di Ifil e vicepresidente di Fiat. LE TAPPE 1996 10 aprile L’Avvocato Giovanni Agnelli cede la nuda proprietà del 25% della Dicembre a John Elkann, preparando il terreno per la successione. Gli assetti della Dicembre vedono nelle mani di Giovanni Agnelli la piena proprietà di una quota del 25,3% della società semplice e l’usufrutto sul 100%. Il resto del capitale è diviso in parti uguali tra John Elkann, Margherita Agnelli e Marella Caracciolo. 2003 24 gennaio Muore Giovanni Agnelli e lascia tre testamenti. Le disposizioni dell’Avvocato si riferiscono solo ad alcuni beni, principalmente immobili. Margherita Agnelli chiede un rendiconto completo sull’eredità lasciata dal padre. 2003 22 aprile Il commercialista Gian Luca Ferrero redige un inventario di beni di proprietà dell’Avvocato, dietro richiesta di Franzo Grande Stevens. Si procede alla successione ex lege con una divisione dell’eredità tra Marella Caracciolo e Margherita Agnelli De Pahlen. Solo per gli immobili si seguono le disposizioni testamentarie. Il rendiconto sul patrimonio conta ville, arredi, opere d’arte, investimenti per 250 milioni di euro, le proprietà azionarie nel gruppo Ifi-Fiat, natanti e automezzi. 2004 2 marzo Dopo quindici mesi di confronto tra Marella Caracciolo e Margherita Agnelli, si raggiunge un accordo nel 2004. Le due eredi sottoscrivono un patto successorio in base al quale c’è una nuova redistribuzione dell’eredità di Giovanni Agnelli. In questa occasione Margherita Agnelli decide di uscire dal gruppo Fiat e vende tutte le partecipazioni nella Dicembre e nella Giovanni Agnelli & C sapaz alla madre Marella Caracciolo 2007 31 maggio Margherita Agnelli de Pahlen cita in giudizio Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Siegfrid Maron, in qualità di mandatari e gestori del patrimonio personale dell’Avvocato. La motivazione dell’azione legale è legata all’impossibilità di determinare la consistenza complessiva del patrimonio personale dell’Avvocato ed il modo in cui è stato amministrato. Margherita chiede un nuovo rendiconto sul patrimonio estero che, sostiene, non è stato mai fornito