Il Sole 24 Ore 29/07/2007, pag.11 Antonio Dini, 29 luglio 2007
Una giornata da 48 miliardi di e-mail. Il Sole 24 Ore 29 luglio 2007. Ogni giorno circolano 48,2 miliardi di e-mail al netto della posta indesiderata, lo spam
Una giornata da 48 miliardi di e-mail. Il Sole 24 Ore 29 luglio 2007. Ogni giorno circolano 48,2 miliardi di e-mail al netto della posta indesiderata, lo spam. Di questi, 7,9 miliardi solo negli Stati Uniti. L’e-mail è considerata la vera killer application, il motivo per il quale la Rete è cresciuta e le aziende insieme alle grandi università nordamericane hanno investito miliardi di dollari per renderla funzionante, capillare e stabile nel corso degli anni. Nelle imprese dell’età digitale le informazioni, raccolte attraverso costosi software di gestione e sistemi di monitoraggio della performance aziendale, vengono sparpagliate nel pulviscolo di e-mail inviate ogni giorno tra impiegati, dirigenti e manager. Con un rischio concreto anche di far capitare, per errore, piani e progetti nella casella di qualche conoscente indiscreto o di qualche concorrente. Peccato però che i destinatari dell’e-mail siano oramai sommersi da un flusso soverchiante di messaggi. E che questo provochi non pochi problemi. Nel mondo, secondo le stime, ci sono tre volte più indirizzi di posta elettronica che utenti internet. Questo perché moltissimi hanno più indirizzi: uno privato, uno per lavoro, un altro aperto magari anni prima e poi dimenticato. La posta elettronica non costa nulla, dal punto di vista dell’utente. La rivoluzione è stata la nascita di servizi e-mail gratuiti, guidati soprattutto da Hotmail. Nata il 4 luglio 1996 da un’intuizione di due ex dipendenti oggi quasi quarantenni della californiana Apple, l’indiano Sabeer Bhatia e l’americano Jack Smith, Hotmail è stato il primo servizio di posta elettronica gratuito a raccogliere in pochi mesi più di otto milioni di utenti, arrivando ad averne 30 milioni nel 1999. Acquistata per 400 milioni di dollari da Microsoft nel 1998, Hotmail è stata l’equivalente di un passaporto per la rete: insieme a Netscape o a Internet Explorer che consentivano di navigare il web, Hotmail definiva una identità digitale e un indirizzo al quale inviare i messaggi. Erano però i tempi in cui, anche se il messaggio raggiungeva la casella postale in tre decimi di secondo, la risposta poteva arrivare dopo due settimane perché la posta in media si controllava ogni nove giorni. La posta elettronica non è diventata solo parte di chi si è nel tempo appassionato sempre più spesso a internet, come i personaggi del film del 1998 «C’è posta per te» con Tom Hanks e Meg Ryan, che s’innamorano a distanza con uno scambio epistolare in formato elettronico. L’e-mail diventa anche patrimonio degli impiegati, sia pubblici che privati, di tutto il mondo. Con la posta elettronica, in effetti, i sistemi di comunicazione interna e verso le altre società con le quali si collabora vengono semplificati. La mole di informazioni che arrivano nella casella elettronica ruba tempo e induce una nuova abitudine che avrebbe fatto incuriosire Ivan Petrovich Pavlov: il riflesso condizionato di chi guarda la posta ogni cinque minuti. Il 21% dei manager interrompe una riunione per rispondere subito a una e-mail, mentre il 50% delle persone risponde in maniera pressoché istantanea alla posta. Il 62% di chi lavora in ufficio controlla la posta anche in vacanza o alla sera, fuori dall’orario di lavoro. Si spendono 49 minuti al giorno per gestire la propria e-mail e in una carriera di 40 anni, tre anni e mezzo sono passati a leggere e a rispondere a e-mail per lo più inutili. Almeno il 32% dei messaggi di posta ai quali per lavoro si risponde sono infatti considerati inutili o comunque non necessari. Una vecchia regola di mercato dice che là dove c’è frenesia un vero imprenditore vede un’opportunità di business. Mike Lazaridis, nato nel 1961 a Istanbul da una famiglia di origine greca e immigrato ancora da ragazzo in Canada, lasciò due mesi prima della laurea l’università per inseguire questa opportunità. Carattere particolare: a 12 anni vinse il premio della Windsor Public Library per «aver letto almeno una volta ogni singolo libro di scienze della biblioteca». Lazaridis oggi è alla guida di una società miliardaria e ha fondato di tasca sua con cento milioni di dollari l’istituto di ricerche sulla fisica quantistica Perimeter, nella cittadina di Waterloo in Canada. Lì ha sede Research In Motion, l’azienda che ha messo nelle tasche di nove milioni di manager la posta elettronica con i suoi BlackBerry: attimi dopo che il mittente invia il messaggio, l’apparecchio vibra silenziosamente nella tasca del destinatario. la reperibilità totale, che più di una volta ha permesso di salvare la giornata ai suoi possessori e sta premiando Rim con una crescita di 1,2 milioni di nuovi adepti al trimestre. Ma non è un caso se negli Usa il BlackBerry viene chiamato dai manager «CrackBerry», con un gioco di parole sulla droga sintetica che dà dipendenza istantanea. E dire che il confine tra il prima e il dopo avvenne con un gesto appena: 36 anni fa Ray Tomlinson abbassò lo sguardo sulla tastiera per telescriventi "Modello 33" che aveva davanti a sé, per risolvere un problema. Oggi Tomlinson, ingegnere di 56 anni, ci tiene a fare qualche precisazione. Ad esempio, che non è stato lui ad aver inventato la posta elettronica, né tantomeno è merito suo l’invenzione del simbolo della chiocciola, cioè «@». Lui, quel carattere l’ha semplicemente scelto un giorno, guardando la tastiera, sotto la stretta di un bisogno: trovare un simbolo su un tasto della telescrivente che non fosse presente in nessun nome di persona. Oggi è il simbolo universale dell’e-mail. La posta elettronica è nata un po’ per volta a metà degli anni 60, come sistema per scambiare messaggi tra utenti differenti dei primi, grandi calcolatori basati su un sistema operativo oramai scomparso: si chiamava Ctss (Compatible Time-Sharing System) e faceva funzionare il più veloce computer dell’epoca, cioè l’Ibm 7094, la prima generazione di grandi macchine a transistor dopo un ventennio di calcolatori a valvole termoioniche. La potenza dei computer era paragonabile a quella di un telefono cellulare di oggi (e la memoria a quella di una calcolatrice tascabile) ma occupavano un ufficio open-space di alcune centinaia di metri quadri. Al Mit di Boston, ognuno di quei super-computer costava poco meno di tre milioni di dollari dell’epoca – o 63.500 dollari al mese, a volerlo prendere in leasing – e quindi conveniva sfruttarlo al massimo. Collegando una serie di tastiere di telescriventi all’elaboratore più scienziati potevano lavorare in contemporanea con la macchina, mentre il Ctss faceva in modo che a ognuno degli utenti apparisse di lavorare su un singolo computer. Essendo però molto spesso gli esperimenti e le ricerche collegati tra loro, e i turni di lavoro distribuiti nell’arco delle 24 ore, capitava che chi finiva di notte volesse lasciare un messaggio a chi invece arrivava a metà della giornata. Per questo nel dicembre del 1964 Louis Pouzin, Glenda Schroeder e Pat Crisman, tre giovani ricercatori del Mit, realizzarono uno dei primi progetti per un sistema di posta, chiamata semplicemente «mail», che permettesse di lasciare messaggi elettronici indirizzati a specifici utenti dello stesso super-computer. La «mail» iniziò a esser usata per scambiarsi note con un certo successo, visto soprattutto che ancora fino al 1968 Spencer Silver della 3M non avrebbe inventato i piccoli foglietti gialli chiamati Post-It. Tomlinson, che dopo una laurea in ingegneria a New York aveva lavorato al Mit di Boston, aveva quindi già familiarità con il concetto. Nel 1967, dopo aver conseguito il suo master, iniziò a lavorare per la piccola "Bolt Beranek and Newman", quella che oggi chiameremmo una start-up tecnologica. Il colpo di fortuna di "Bolt Beranek and Newman" fu di aggiudicarsi l’appalto dell’agenzia per la ricerca del ministero della Difesa Usa, cioè Darpa, che stava costruendo Arpanet, una rete di super-computer collegati tra loro nel modo più economico possibile per consentire agli scienziati che lavoravano in università con meno fondi di accedere a distanza alle costose risorse di calcolo elettroniche (e non, come erroneamente creduto, una rete militare fatta per resistere ad un attacco atomico). Nel 1971 Tomlinson pensò che aggiungere un sistema di messaggi di posta elettronica tra questi computer che si stavano per collegare tra loro attraverso il continente americano fosse una buona idea. «Chiesi – disse a un collega Tomlinson – che non si facesse troppa pubblicità della cosa, perché in realtà il mio compito come ingegnere era un altro». Tomlinson scelse la chiocciola per due motivi: doveva utilizzare un simbolo per dividere il nome dell’utente dall’indirizzo elettronico del computer verso il quale veniva mandata la posta e poi perché per gli olandesi prima e per gli inglesi poi (ma già nel VI secolo nell’Europa dei Romani) il simbolo «@» è una legatura tipografica di due caratteri che significano «presso», simile al nostro «C/o». Era nata ufficialmente l’e-mail, una metafora elettronica della posta convenzionale. E in 30 anni sarebbe diventata il più importante tra i possibili usi della rete. Più del web, più dei sistemi peer-to-peer che consentono di scaricare in maniera illegale musica e film. Antonio Dini I NUMERI 48,2 miliardi Email Circolano ogni giorno nel mondo (12,9 miliardi solo negli Usa) 49 minuti Al giorno Spesi per gestire le e-mail da parte dei lavoratori dipendenti 13 ore A settimana Il tempo in cui mediamente vengono tenuti accesi i BlackBerry 62% Lavoratori Coloro che controllano la posta di lavoro anche la sera e in vacanza 10 Punti di quoziente di intelligenza Vengono persi a causa della distrazione continua di telefonate, e-mail, sms (secondo University of London)