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 2007  luglio 29 Domenica calendario

2 ARTICOLI


La Finlandia brinda all’atomo. Il Sole 24 Ore 29 luglio 2007. OLKILUOTO. Il vigneto più a nord del mondo cresce in una piccola baia di una piccola isola finlandese. Centoventi chilometri sopra il 60° parallelo, pochi filari di uva rossa regalano il piacere della vinificazione: un piacere antico, eppure così inedito a queste latitudini. «Certo, non sarà buono come il vino italiano. Ma per il mio palato va benissimo», assicura Jussi Salmela con una grassa risata.
Ad altre latitudini però – per esempio al 43° parallelo, quello che attraversa il Chianti – a nessuno verrebbe da ridere. Perché il vino più nordico del mondo ha un segreto, per così dire, confessabile: la vicinanza di due centrali nucleari. «Il generatore che fa muovere le turbine si avvale di un sistema pressurizzato che ha bisogno di un raffreddamento ad acqua – spiega Salmela, non agricoltore, ma manager della Tvo, una delle due società atomiche finlandesi – che prendiamo dal mare gelato e risputiamo, a una temperatura di 13 gradi più elevata, in questa baia». La quale, innaturalmente riscaldata, non si gela mai e consente al vigneto di crescere. Scusi, ma il vino non sarà un po’ radioattivo? Salmela se la ride ancora. «Quell’acqua non entra in contatto con la radioattività. E il vino è bevibilissimo». Ma non si può assaggiare: le cento bottiglie della vendemmia 2006 son già state scolate da un pezzo.
Nel Chianti inorridirebbero per molto meno. Ma c’è poco da fare: sarà per abitudine, sarà per la fiducia nella tecnologia che ha cambiato l’economia del Paese – passata in 15 anni dall’industria del legname ai telefoni della Nokia – fatto sta che da queste parti non si trova nessuno disposto a spaventarsi. «Macché paura, sono impianti sicuri», taglia corto Eeva Simola, cameriera in un ristorante di Rauma, a una dozzina di chilometri da Olkiluoto, l’isola sul Golfo che separa la Finlandia dalla Svezia, che dalla fine degli anni 70 ospita una centrale nucleare.
«L’unico guaio è che i miei amici mi prendono in giro: dicono che farò il lavoro di Homer Simpson» (il padre della più celebre famiglia americana di cartoons), scherza Ville Mäkinen, un 31enne muscoloso che è già stato assunto per lavorare nella sala-controllo di Olkiluoto 3, la terza centrale che è attualmente in costruzione sull’omonima isoletta nucleare. Una centrale sulla quale sono puntati gli occhi del mondo: un po’ perché è l’unica attualmente in costruzione in Europa, proprio adesso che il Vecchio continente – stretto tra i dubbi della sicurezza energetica e le spine del riscaldamento climatico – sta ripensando alla scelta nucleare. Un po’ perché è il primo modello di reattore ad acqua pressurizzata costruito dalla francese Areva e che, battezzato European Pressurized Reactor o Epr, è un po’ la bandiera continentale nel rinascente mercato del nucleare: secondo le indiscrezioni del Figaro, già nei prossimi giorni Areva potrebbe firmare un contratto da 6 miliardi di euro per fornire due Epr chiavi in mano alla Cina.
Sarà anche per questo se Mäkinen, già assunto da più di un anno per imparare il suo nuovo mestiere, è in grado di rovesciare i luoghi comuni sulla sicurezza nucleare. «L’ho scelto - spiega - perché è un lavoro sicuro. Ho la certezza di un impiego per tutta la vita». Olkiluoto 3, il reattore oggi in costruzione da una squadra di 1.700 uomini di 35 Paesi diversi e che si avvale di 1.600 fornitori, inietterà nella rete elettrica nazionale 1.600 megawatt all’ora, fino al 2070.
Poco importa se andrà in moto nel 2010, con un anno e mezzo di ritardo: pochi mesi fa, si è scoperto che la fornitura di cemento per la centrale non corrispondeva ai requisiti di qualità previsti dal contratto. «Abbiamo solo guadagnato un po’ di tempo – minimizza il collega Jaakko Karvinen, 29 anni – perché c’è veramente un sacco di roba da imparare». Come ad esempio, imparare a non temere il nucleare.
Quando, nei primi anni 80, entrarono in funzione i quattro reattori del Paese (ce ne sono due anche a Loviisa, a est di Helsinki, di proprietà della semipubblica Fortum), il consenso dei finlandesi era scarso: il 24% a favore del nucleare, il 38% aspramente contrario (come si vede nel grafico in basso). Intorno al 2000, quando è stato approvato il progetto della Tvo per costruire Olkiluoto 3, la situazione si era un po’ rovesciata: 40% a favore, 30% contro. «Oggi, secondo l’ultimo sondaggio Gallup – osserva Käthe Sarparanta di Tvo – il 50% dei cittadini è favorevole. E solo il 20% contrario». In altre parole, in quarant’anni di storia del nucleare finlandese, è soltanto nel 2007, che un ipotetico referendum avrebbe avuto qualche possibilità di benedire la scelta atomica del Paese.
Forse, visto che l’anno scorso 22mila turisti hanno visitato queste due centrali, sarà anche una questione d’immagine. Senza la torre di raffreddamento – quasi un’icona nell’immaginario collettivo, non a caso onnipresente nella Springfield dei Simpson – gli impianti di Olkiluoto non sembrano neppure due centrali nucleari. Paiono due normali fabbriche, neppure rumorose, immerse in un mare di betulle in riva al mare vero. Il trucco sta appunto nell’acqua gelida del Golfo di Bothnia che, talvolta anche a zero gradi, scorre in una cascata sotterranea a innescare la potenza delle turbine.
C’è pure una turbina eolica a Olkiluoto, che contribuisce a quest’immagine di serenità. Ma poi viene l’impressione che sia stata messa lì per una specie di dimostrazione muscolare. «In un anno, quella produce l’ettricità che questa – dice Salmela indicando una delle due centrali – produce in un’ora». Alla centrale numero 3, il doppio più potente, basterà mezz’ora.
Fra due ore – dopo il rapido pranzo con un ospite venuto dall’Italia – la giornata lavorativa di Jussi Salmela finisce. Come sempre, prima di andarsene, seguirà le procedure per il controllo della radioattività. Ma a lui viene da ridere. «Ci sono angoli della Terra – assicura – dove la radiazione, per effetto del suolo e del Sole, è maggiore di qui. Abbiamo tecnologie incredibili, per garantire la sicurezza. Chi teme il nucleare lo fa per ignoranza: di solito, non sa neppure che cosa sia l’elettricità». Ma l’ignoranza, si sa, non ha limiti. Ad esempio, il suo commensale non era per nulla affranto, quando ha saputo che il vino rosso di Olkiluoto era andato esaurito.
Marco Magrini


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Una variabile in campo: la diffidenza verso Mosca. Il Sole 24 Ore 29 luglio 2007. OLKILUOTO. «L’energia nucleare ci consente di mantenere gli impegni di Kyoto per la riduzione dei gas-serra. Garantisce un prezzo stabile dell’elettricità mentre i consumi crescono. E riduce la dipendenza dalle importazioni di energia dall’estero». Il mantra del nucleare finlandese – sia che parli il Governo, o le due "imprese atomiche" Tvo e Fortum – è regolarmente riassunto in questi tre punti.
I Paesi nordici prendono molto seriamente il Protocollo di Kyoto, come del resto tutti gli impegni internazionali. Con un’industria a così alta intensità di energia come quella della carta, la Finlandia ha bisogno di un prezzo dell’elettricità che sia stabile e prevedibile. Ma resta pur sempre l’impressione che sia stato il terzo punto – l’indipendenza energetica – a spostare l’ago della bilancia a favore dell’atomo.
Se gli italiani vedono il loro Paese come uno stivale, i finlandesi immaginano il loro come una donna con le braccia alzate e i piedi appoggiati sul Mar Baltico. Peccato che una delle due braccia sia stata amputata, a suo tempo, dalla Russia. Nel 1400, Olaf il Grande costruisce fortificazioni per difendersi dagli attacchi da Est. Nel 1809, la Russia annette la Finlandia, che poi ritorna indipendente nel 1917. Durante la Seconda guerra mondiale, i finlandesi affrontano i sovietici due volte. Fa poca meraviglia che, oggi, comprare l’energia elettrica dalla Russia non li appassioni.
In compenso, i legislatori di Helsinki hanno deciso di prendersi la proprie responsabilità. «Nel 1994 – racconta Mikko Niemi, responsabile del nuovo reattore in costruzione a Olkiluoto – il Parlamento ha deciso di non spedire più le scorie di uranio in Russia, ma di tenerle sul suolo finlandese». A Olkiluoto è in costruzione il più moderno sistema al mondo di stoccaggio sotterraneo per i residui dell’industria nucleare.
Marco Magrini