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 2007  agosto 02 Giovedì calendario

L´umore al Wall Street Journal, il giorno dopo che è stato venduto a Rupert Murdoch, non potrebbe essere più nero

L´umore al Wall Street Journal, il giorno dopo che è stato venduto a Rupert Murdoch, non potrebbe essere più nero. Un giornalista della redazione fa un parallelo con Monaco di Baviera nel 1938, quando Hitler si accontentò di una parte della Cecoslovacchia rinunciando ad occuparne il resto. «C´è chi cerca motivi di ottimismo, un po´ come quelli che tirarono fuori le bandiere tedesche nei Sudeti, sperando bene », ha detto. Il riferimento è ad un accordo firmato da Murdoch in cui il magnate si impegna a rispettare l´integrità editoriale del quotidiano. "La maggioranza di quelli con cui parlo sono molto pessimisti", dice il giornalista. Pensano che l´accordo equivalga al trattato di Monaco, sia un passo verso l´occupazione totale. "Non è un segreto", ha detto il giornalista del Wall Street Journal. "Murdoch è sulla piazza da cinquant´anni, ci si può illudere che non interferirà, ma chi comprerebbe mai un´auto se non ha intenzione di guidarla, specialmente se l´ha pagata cinque miliardi di dollari?". In realtà Murdoch non ha fatto segreto della sua intenzione di aver parte nella gestione. In un´intervista a Time Magazine a giugno, si è fatto beffa dei tentativi da parte della dirigenza della Dow Jones Company (la società proprietaria del Journal) di escluderlo dal processo decisionale. «Prendono cinque miliardi di dollari da me e vogliono mantenere il controllo», ha detto. «Non possono vendere la società e continuare a controllarla, non è così che funziona, mi spiace!». Murdoch firmò un accordo simile quando acquisì il Times di Londra e in breve tempo interferì nelle questioni editoriali al punto che il direttore, Harold Evans, diede le dimissioni, ribadendo che l´appoggio dato a Murdoch per acquisire il Times era stato il peggior errore della sua carriera. «Quando sei un catalizzatore di cambiamento ti crei dei nemici e io sono orgoglioso dei miei», dichiarò Murdoch a Time. «Siamo fierissimi del nostro operato in tutti i nostri giornali». Ma la proprietà che Murdoch ha appena acquisito forse è diversa da tutte le precedenti, in un certo senso la perfetta espressione di uno dei pilastri del giornalismo americano: la separazione tra cronaca e opinione. Sotto la proprietà della famiglia Bancroft il Journal è sempre stato un giornale conservatore. I suoi editoriali sostenevano entusiasti l´amministrazione Reagan e l´economia dell´offerta. Alcuni dei suoi autori sono diventati speechwriter dell´amministrazione Bush. E´ stato uno di loro a scrivere il discorso sull´"asse del male" che preparò la strada all´invasione dell´Iraq. Spesso la testata ha preso posizioni che alcuni giudicherebbero estreme: un editorialista sostenne la causa della completa eliminazione dell´Internal Revenue Service (la tassa sul reddito) e in un´altra occasione il giornale propose di aumentare le tasse ai meno abbienti in modo che anche loro sperimentassero l´antipatia per il governo. Al contempo le pagine del Journal hanno costantemente ospitato esempi del miglior giornalismo mondiale. Il Journal ha vinto qualcosa come trentatrè premi Pulitzer - il massimo riconoscimento del giornalismo americano, per il quale competono ogni anno centinaia di testate. Nel 1996, vinse un Pulitzer per l´aggressivo reportage sull´industria del tabacco che rivelava tra l´altro come le grandi imprese avessero intenzionalmente addizionato ammoniaca alle sigarette per aumentare la dipendenza dei fumatori. Ci voleva coraggio: i produttori di sigarette sono tra i maggiori inserzionisti pubblicitari dei giornali in America da quando è vietata per legge la pubblicità del tabacco in televisione. Nel 2003 vinse un premio Pulitzer per il brillante reportage sulle radici della corruzione delle imprese, non certo un argomento messo in risalto dai suoi editoriali, pro-impresa. Vinse un altro Pulitzer nel 2001 per un reportage sulla brutale eliminazione del culto di Falun Gong in Cina, paese che rappresenta un enorme mercato di immensa importanza per Murdoch. Quando Murdoch venne a sapere che un libro di Chris Patton, negoziatore del pacifico trasferimento di Hong Kong alla Cina, conteneva commenti negativi sul governo cinese, fece eliminare il libro dalla lista della Harper Collins, casa editrice di sua proprietà. Analogamente, nel 1999, eliminò la BBC dalla sua rete satellitare cinese Star TV, dopo che i notiziari dell´emittente britannica riportarono ripetutamente episodi di violazione dei dritti umani. Murdoch sosteneva che la BBC «attaccava gratuitamente il regime». Al di là della sua indipendenza editoriale il Wall Street Journal è anche, forse, il giornale meglio scritto d´America. Accanto alla cronaca finanziaria e politica, schietta e rigorosa, il Journal vanta un meravigliosa tradizione di articoli di attualità, lunghi, insoliti, spesso spiritosi sulla colonna centrale della prima pagina. Ad esempio recentemente ha pubblicato un articolo divertentissimo su una donna che alleva conigli utilizzati nella produzione di cibo per cani che ha visto fiorire gli affari dopo che è stato scoperto del cibo per animali contaminato proveniente dalla Cina. O un´altra sul divieto di cantare certe canzoni nei campi scout per questioni di diritti d´autore. L´articolo era piacevolissimo da leggere ma evidenziava anche un aspetto importante del dibattito sulla proprietà intellettuale. Se è vero che il New York Times è al primo posto per la sua copertura enciclopedica della più ampia gamma di argomenti, nello sforzo di essere "il giornale dei record" ha adottato uno stile di scrittura piatto, monotono in cui la verve letteraria in genere non è incentivata.. Gli articoli del Journal sono pieni di vita e di brio. «Per molti equivale ad arrivare in vetta», dice un redattore. «Hai un pubblico enorme, autorevole, e l´incarico di cercare la verità. Al contempo puoi scrivere lunghi pezzi di carattere narrativo e raccontare le cose in maniera unica». Stando alle cronache Murdoch ha dichiarato di non gradire molto gli articoli spiritosi pubblicati sulla colonna centrale della prima pagina. Ma forse quello che più spaventa i giornalisti americani è l´operato di Murdoch alla Fox News, l´emittente via cavo che trasmette notiziari 24 ore su 24. Quello che si vede sulla Fox ha dell´incredibile, i servizi più assurdamente di parte sono accompagnati da slogan orwelliani come "Noi riferiamo, tu decidi". Quando Richard Clark, ex consulente del presidente Bush sul terrorismo pubblicò un libro fortemente critico nei confronti dell´amministrazione Bush, la Fox mise in onda un programma in cui in basso sullo schermo si leggeva: «I media tradizionali comprano le bugie di Clark?». Così, invece che aprire un dibattito sulla credibilità o meno delle accuse di Clark veniva detto agli spettatori che non si trattava altro che di bugie. In un altro programma, il proprietario del New York Times veniva definito un nemico pubblico che odiava gli Stati Uniti perché il suo giornale aveva pubblicato una serie di articoli che avevano irritato l´amministrazione Bush e causato un temporaneo calo in borsa. Murdoch ribadisce che i suoi critici non riescono a capire la differenza tra i vari media di sua proprietà ciascuno con una propria identità, dai tabloid popolari al New York Post al Sunday Times di Londra, da Fox News al canale televisivo National Geographic che trasmette seri programmi sulla natura. Ma nessuno dei media di sua proprietà criticò l´invasione dell´Iraq, che Murdoch difese come esempio di coraggio morale. Inoltre Murdoch sostiene che la maggioranza dei servizi giornalistici su Fox News sono imparziali ed equilibrati il che è un po´ come sentir dire a Berlusconi che Canale 5 «è di sinistra». La storia delle testate di proprietà di una famiglia vendute a grandi gruppi imprenditoriali non è incoraggiante. Il Los Angeles Times, sotto la famiglia Chandler, si adoperò e per rientrare assieme al New York Times, il Wall Street Journal e il Washington Post, tra i migliori giornali del paese, fornendo un´eccellente copertura degli affari nazionali e internazionali. Dopo la cessione alla Tribune Company, la dirigenza ha interferito nella politica redazionale, tagliando gli uffici esteri e gli incarichi giornalistici anche se la testata continuava ad essere estremamente proficua. Il risultato è stato la perdita di decine di giornalisti di rilievo, un calo di qualità e di prestigio, e minori profitti. Ora sono rimasti solo due giornali di proprietà di famiglie tra le quattro testate più importanti d´America, il NY Times e il Washington Post. Al loro apogeo i giornali americani spesso registravano un margine di profitto del trenta per cento. I profitti si sono ridotti di circa la metà nell´era di internet, le imprese sono ancora altamente remunerative ma non più come in passato. La domanda di informazione non è mai stata così elevata, oggi i lettori del New York Times su internet sono venti volte superiori a quelli della carta stampata, ma la capacità della testate di guadagnare attraverso la pubblicità è diminuita. Al di là dell´acquisizione del Wall Street Journal da parte di Murdoch, il problema è di stabilire un nuovo modello imprenditoriale per collegare, in maniera proficua il giornalismo di prima classe ad un pubblico di lettori in crescita. In realtà la reazione di una parte del personale del Wall Street Journal è di andarsene e creare una loro testata, magari online, un esodo che potrebbe, potenzialmente, o andare in direzione di qualcosa di nuovo ed entusiasmante o semplicemente accelerare la "murdochizzazione" del Journal. (Traduzione di Emilia Benghi)