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 2007  agosto 02 Giovedì calendario

MILANO

Due fondi speculativi di Bear Stearns chiedono protezione dai creditori, un terzo blocca i riscatti. La banca australiana Macquarie annuncia forti passività legate ai titoli garantiti dai mutui americani «subprime», quelli a rischio. E in Germania la banca pubblica KFW coalizza una cordata di privati (fra cui Commerzbank, essa stessa toccata dalle perdite legate ai mutui Usa) per garantire su oltre 8 miliardi di euro le perdite di Ikb, un istituto a sua volta esposto sulle cartolarizzazioni immobiliari americane.
Eventi a senso unico, che ieri hanno generato sulle Borse l’impatto prevedibile: il Mibtel ha perso l’1,92%, Francoforte l’1,45%, Parigi l’1,68% e Londra lascia sul terreno l’1,72%, poco dopo una seduta di crolli ancora peggiori sui mercati asiatici (Shanghai a meno 3,81%), concatenata a sua volta al brutto martedì del Dow Jones: prima della chiusura, un’ennesima messa in guardia sulla solvibilità dei crediti immobiliari era arrivata dalla American Home Mortgage.
La crisi dei mutui alle famiglie povere degli Stati Uniti, per anni reimpacchettati in prodotti di finanza creativa e rivenduti agli investitori, trasmette onde di choc via via che le insolvenze si moltiplicano. E come si senta la Federal Reserve, lo si deduce dalla recente cautela di Ben Bernanke. Dieci giorni fa il presidente della banca centrale di Washington era chiamato dai comitati Servizi finanziari del Congresso a spiegare gli eventi. Forse non è dunque un caso se proprio il giorno prima di quell’audizione, la Fed abbia lanciato un’«iniziativa pilota» a tutela dei consumatori per «valutare con più coerenza le pratiche di credito "subprime" ». Bernanke sa che la Fed rischia di trovarsi al centro delle critiche quando è ormai tardi per rimediare: lui stesso ha detto al Congresso che il boom dei mutui a rischio «è andato di pari passo al deterioramento degli standard o ad abusi e frodi nel credito».
Bernanke parlava degli anni (recenti) in cui la Fed del suo predecessore Alan Greenspan tagliava i tassi all’1%, mentre l’America cresceva al 3%, temendo un’improbabile deflazione. Con gli interessi ai minimi il credito facile è esploso senza sorveglianza, è stato cartolarizzato sui mercati e ora riemerge sotto forma di perdite dalla Germania all’Australia. Per ora, le banche italiane sembrano relativamente immuni. In base ai documenti depositati alla Securities and Exchange Commission, il controllore finanziario Usa, qualche problema si è verificato su uno «small cap value fund» di Pioneer Investments (gruppo Unicredit): il fondo ha investito fra l’altro in una banca danneggiata dai «subprime », la Sterling Bancshares, ma ha egualmente chiuso il semestre con un ritorno del 7,16%. Un’esposizione definita dal numero uno Alessandro Profumo «del tutto marginale ». Meno trascurabili - secondo i mercati e i documenti Sec - le posizioni di Bnp Paribas, Commerzbank, Hsbc, mentre in Europa anche Santander, Barclays e Abn Amro hanno trattato con questa carta a rischio. Molti hanno evitato seri danni. Ma nessuno è riuscito a imitare Deutsche Bank: ha scommesso sul crollo dei mutui, e ha vinto doppio.